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Berrettini cuore e grinta, ma Re Nole è troppo forte
Il tennista romano perde la finale: avanti nel primo set 7-6, poi il serbo sale in cattedra e piazza 6-4, 6-4, 6-3
WIMBLEDON. Si abbracciano sotto rete a fine partita. Sul prato di Wimbledon. Ed è un abbraccio sincero. Djokovic si complimenta con l'allievo tremendo che ha rischiato di togliergli la corona, Berrettini stringe la mano al maestro e capisce che c'è ancora un po' di strada da fare per diventare il più forte del mondo. La finale mantiene il pronostico: vince Nole, ma Matteo ci mette cuore, ferocia agonistica e colpi da fenomeno. Non basta, però. Perché il serbo non sbaglia mai. Quando conta, catapulta la pallina sulla linea e segna il punto. Succede sempre. Anche nel primo set, quando Berrettini è più forte di tutto e riesce ad aggiudicarsi un 7-6 che scalda i cuori dei tifosi italiani. I tre set successivi sono un concentrato di potenza e carattere da campione: Djokovic comanda, Berrettini prova a stargli dietro. Impresa impossibile. 6-4,6-4 e 6-3. Niente da fare. Il tennista italiano è comunque nella storia. Nessun azzurro prima di lui era arrivato a giocarsi la finale del torneo londinese sull'erba.
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