La manifestazione
Verso la finale con l'anima italiana
Non solo Chiesa, Gigio e Jorginho: abbiamo anche un cuore. E intanto Mancini regala una giornata con piscina, grigliata e tv
COVERCIANO (FIRENZE). Poco spagnoli e molto italiani. L’abbiamo vinta così, con la memoria storica a fare da torcia d’emergenza per indicarci la strada verso la finale. Di solito Europei e Mondiali sono grandi distributori di emozioni usa e getta, sopratutto per chi passa il turno, perché la partita più importante diventa sempre quella successiva. Ma stavolta bisogna guardarsi indietro per andare avanti.
VERSO LA FINALE
L’abbiamo vinta anche con le prodezze dei singoli. Col gran gol di Chiesa, con la parata di Donnarumma, con quel rigore di Jorginho. Anche. Ma non solo.
L’abbiamo vinta tirando fuori l’anima italiana, lo spirito di chi stringe i denti e combatte, di chi si esalta nelle difficoltà. Non era affatto scontato. Perché fino a oggi avevamo dimostrato di avere un gioco, di attaccare con tanti uomini, di saperci difendere, di avere fantasia, di saper resistere ai momenti difficili. Ma contro la Spagna il “momento difficile” è durato 60-70 minuti, un tempo infinito nel quale non siamo mai riusciti a prendere il pallino del gioco per gridare “ora tocca a noi”. Eppure abbiamo resistito. Abbiamo trasformato la Grande Bellezza in Grande Orgoglio. Senza vergognarci di difendere con undici uomini, perché tatticamente la partita ci era sfuggita di mano dopo i primi minuti e non l’abbiamo più ripresa.
Diciamocelo: dopo l’1-1 di Morata in tanti hanno pensato al peggio, perché l’inerzia della partita ce l’avevano loro. Invece la formichina ha difeso la tana mostrando appunto cuore e un’anima italiana.
LA DOPPIA ARMA
Adesso sappiamo di poter andare a giocarci la finale di Wembley con una doppia arma. Non abbiamo alcun dubbio su cosa chiederà Mancini ai suoi: possesso palla, personalità, nessun timore nel tentare la giocata, baricentro alto e aggressione quando perdiamo palla per recuperarla alta. Tutto ciò che ci è sempre riuscito nelle prime cinque partite dell’Europeo (tranne a tratti con l’Austria) e tutto ciò che non ci è riuscito neanche per cinque minuti contro la Spagna.
Perché l’Italia sa giocare a pallone e lo ha dimostrato come nessun altro. Ma se qualcosa dovesse andare storto, se finisse di nuovo sabbia negli ingranaggi, abbiamo anche la garra e la tuta blu.
Lo hanno dimostrato Chiellini e Bonucci tenuti a lungo sottopressione, ma anche Jorginho che (asfissiato da Pedri) si è dedicato a un lavoro sfiancante di cuciture. È chiaro che l’assenza dei due titolari sulle fasce (Spinazzola e Florenzi) ci toglie qualcosa nell’armonia del gioco ma non è il momento dei rimpianti. Abbiamo dimostrato di essere più forti anche della sfortuna.
MA CHE MUSICA MAESTRO
Il Professore de La Casa de Papel ce l’abbiamo noi: niente barba ma ciuffo bianco, nessuna banca da svaligiare ma una Coppa da vincere, nessuna Tokio o Lisbona da gestire ma un paese da Trieste a Messina da far sognare. Roberto Mancini ci ha messo tanto del suo in questo miracolo italiano.
Nella notte di Wembley, di ritorno a Coverciano, ha twittato i complimenti alla squadra citando Raffaella Carrà e la Canzonissima 1970 ovvero «Ma che musica maestro». Oltre al titolo della popolare canzone, il Ct ha messo anche la foto degli azzurri esultanti dopo i rigori con la Spagna, e la maglia di Spinazzola indossata come dedica al compagno infortunato.
LA NAZIONALE CHE UNISCE
Il grande merito di questa Nazionale è aver dato un senso di unità. E questa è già una vittoria. «Questa Nazionale è un simbolo di unità dell’Italia. È il risultato – ha detto ieri il presidente Figc Gabriele Gravina – di un’equazione semplice e straordinaria allo stesso tempo: è cuore, più anima e coraggio. Il concetto di bellezza di cui parlavo è il risultato di quest’equazione».
Se consideriamo che questi tre anni di successi arrivano dopo l’accoppiata Tavecchio-Ventura, beh, è davvero un miracolo aver ricostruito qualcosa dalla cenere. «Tutto il Club Italia – ha aggiunto il numero uno della Federazione – ha lavorato su un progetto straordinario, il risultato più bello non è la finale ma tutto ciò che quel risultato sta portando al Paese. C’è un concetto di unità che emerge: tutti gli italiani avevano bisogno di un collante che oggi è dato da questi ragazzi che stanno tracciando e disegnando dall’11 giugno».
PISCINA, GRIGLIATA E TV
Ce la vogliamo godere o no? Magari per un giorno, su. Mancini è uno che a questa nazionale ha instillato, giorno dopo giorno, il piacere di giocare e di vivere insieme questa avventura. Il Ct sa bene quando è il momento di forzare e quando bisogna allentare la morsa, ha il gruppo in pugno.
Così ieri ha deciso di regalare una giornata di simil-vacanza alla sua truppa. Dopo qualche ora di riposo, gli azzurri si sono spostati all’interno del vicino centro sportivo della Fiorentina per recuperare all’interno delle piscine del club viola. Alle 18.30 tutti in campo a Coverciano per una seduta leggera per chi è ha giocato martedì sera, un po’ più intensa per gli altri, compresi Bernardeschi, Pessina, Locatelli. Programma originale anche per la serata: lo staff ha organizzato una grigliata per guardare tutti insieme la partita Inghilterra-Danimarca alla tv. Ma tranquilli, le salsicce hanno lasciato posto ai petti di pollo e ai galletti. Non quelli francesi. Quelli se li erano già divorati i belgi agli ottavi. —
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