Sicurezza
A Wembley e in Italia con il cuore in gola: poi esplode il boato
L’illusione al gol di Chiesa, lo schiaffo di Morata. Supplementari da incubo e la gioia pazzesca ai rigori
LONDRA. Uno stadio pieno, roboante e rumoroso come non lo si vedeva da tempo. Sono 54 mila gli spettatori sugli spalti di Wembley, monumento del calcio mondiale e tempio di quello inglese, per Italia-Spagna, il match che inaugura la Final Four di Euro 2020. Imponente la rappresentanza italiana con circa undicimila tifosi azzurri a spingere la squadra di Mancini. Che cantano e ballano sulle note di “A far l’amore comincia tu” di Raffaella Carrà coinvolgendo anche Chiellini e compagni durante il riscaldamento. Che si ripetono al momento dell’Inno di Mameli unendosi al canto della squadra. Di fronte 9 mila sostenitori spagnoli che non restano a guardare e “sparano” in termini di decibel tutta la loro passione per la Roja e le Furie Rosse di Luis Enrique. Le regole anti Covid, però, sono largamente ignorate. Abbracci, baci e pochissimo distanziamento sociale sugli spalti. Anche le mascherine sono quasi totalmente assenti di fronte al grande entusiasmo di chi torna a vivere un match di calcio così importante.
La passione azzurra non è solo a Wembley, perché anche in Italia tutta l’attenzione è rivolta agli azzurri di Mancini. Strade deserte dalle ore 20 in tutte le città italiane, ma pronte a riempirsi dopo la partita. I tifosi azzurri rimasti a casa vogliono rivivere le “notti magiche”, sognano di vedere in finale i loro eroi che, a differenza della partita con il Belgio, non si inginocchiano al pari degli spagnoli in favore del Black Lives Matter.
A Wembley l’onda dell’emozione azzurra accompagna ogni momento della squadra di Mancini, soffre per l’inizio veemente della Spagna e si scatena ad ogni segno di risveglio delle Furie Azzurre. Quando segna Chiesa l’esplosione è pazzesca: a Wembley e in Italia. Il pareggio di Morata è un pugno nello stomaco al popolo azzurro. Supplementari da vivere con il cuore in gola, nulla al confronto con la tensione dei rigori che si trasforma in un boato pazzesco al centro decisivo di Jorginho. —
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