Finanza
«Semifinali e finali nella tana del virus sono un azzardo»
Mentre l’Oms dà per certa una quarta ondata il Cts sottolinea il rischio dei match a Wembley
ROMA. Alla fine, la temuta calata dei tifosi inglesi non c’è stata, il filtro dei controlli negli accessi in Italia ha funzionato, se è vero che soltanto cinquanta persone che erano risultate non in regola sono state rispedite oltre Manica.
Raggiunti in hotel e invitati a non recarsi allo stadio, due inglesi avrebbero provato a eludere i controlli dicendo che erano arrivati nella Capitale qualche giorno prima a bordo di un’autovettura. E, in effetti , pare che questo del viaggio in auto preferibilmente dalla Svizzera – paese verso il quale non era in vigore la quarantena – fosse uno degli espedienti scrlti da chi voleva evitare di sottostare alla quarantena. Nel caso specifico i due inglesi sono stati denunciati per false attestazioni. Secondo quanto si apprende da fonti di Questura, altri 50 tifosi sono stati respinti ai cinque check-point allestiti attorno all’Olimpico - in viale Antonino da San Giuliano, su Lungotevere Cadorna, a Lungotevere Thaon Di Revel, in piazza Gentile da Fabriano e a piazza Cardinal Consalvi - per mancanza dei requisiti richiesti per la normativa anti-Covid. Tre i tifosi sottoposti a daspo per 5 anni. Si tratta di due cittadini ucraini e di un tedesco. Due di questi sono stati denunciati per resistenza a pubblico ufficiale. Invero, se il bilancio è comunque positivo per quello che riguarda la gestione del quarto di finale previsto in Italia per questa edizione di Euro 2020, non tutti sono propensi all’ottimismo se si parla degli effetti che questa edizione “nomade” degli Europei potrà avere sull’evoluzione della pandemia.
Non a caso, proprio in queste ore è la stessa Oms a lanciare l’allarme per quella che sarebbe una quarta ondata della pandemia. Una quarta ondata che – al di là dei segnali confortanti arrivati dalla partita dell’Olimpico – l’Oms dà per quasi certa in autunno.
Un allarme quello dell’Oms, rilanciato anche dal Comitato tecnico scienfico in Italia. «In Inghilterra – ha spiegato il membro del Cts Fabio Ciciliano in una intervista – l’ex variante indiana sostiene ormai il 99 per cento delle positività con un importante incremento dei numeri che ha fatto registrare punte di quasi 28 mila nuovi casi. In Spagna la situazione è un pò diversa. In Italia, al momento, è ancora registrata una maggiore prevalenza della variante Alfa (inglese) anche se circa il 22,7 per cento dei casi di positività al Covid sono sostenuti dalla Delta che, a causa della sua più elevata trasmissibilità, si stima sostituisca nel giro di qualche settimana l’Alfa. Il dato positivo è che, anche grazie alle azioni messe in campo per il contenimento del contagio e alla massiccia campagna vaccinale nazionale, la circolazione virale è a oggi molto bassa, con un’incidenza settimanale inferiore a 10 casi per 100mila abitanti». Intanto, nel Regno Unito, si registrano ancora 25mila contagi. E lo spettro, alla vigilia delle tre partite che si disputeranno nel tempio inglese del calcio è quello di un’altra partita che segnò un drammatico spartiacque.
«A Wembley pensare di poter rivivere gli effetti di un’altra Atalanta-Valencia mi preoccupa non poco, non solo per le ripercussioni in Italia», ha detto Ciciliano. Il dibattito non si placa, ma l’Uefa non ha alcuna intenzione di tornare sui suoi passi. Nelle scorse ore Pascal Canfin, presidente della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, ha scritto al presidente David Sassoli affinché si faccia portavoce con la presidente della Commissione, Von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo, Michel, per convincere Uefa e governo inglese a cambiare i propri piani: «Semifinali e finale a Wembley col 75 per cento della capacità rappresenta un azzardo e un rischio non necessario». L’hanno detto tutti ormai. Manca qualcuno che ascolti l’appello. —
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