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Barella carica gli Azzurri in vista della Spagna: «La vinciamo per Spinazzola»

dall’inviato Alessandro Bernini
Barella carica gli Azzurri in vista della Spagna: «La vinciamo per Spinazzola»

Il centrocampista autore del gol con il Blegio: «Mancini ci ha dato la mentalità giusta. Spagna forte ma io ho accanto due fenomeni, Jorginho e Verratti»

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COVERCIANO (Firenze). Il piccolo grande uomo si è preso anche l’Italia.

Nicolò Barella, ha scoperto anche lei le Notti Magiche.

«Eh sì, spettacolare».

Facendo due calcoli, lei nel 1990 aveva... No, niente, le mancavano ancora sette anni prima di nascere.

«Secondo me si possono sentire delle emozioni anche senza averle vissute, coi racconti. È stato bello, quel 1990, speriamo di farlo rivivere alla gente in un momento non facile come questo».

Intanto col Belgio avete scritto una bella pagina.

«Bellissima».

Ha battuto il suo amico Lukaku.

«Ero dispiaciuto per lui, abbiamo creato qualcosa di speciale ma avrà tante altre occasioni per festeggiare».

Che cosa vi ha detto Mancini in quel cerchio a fine partita?

«Mi stavo scambiando la maglia con Lukaku quando stava parlando il mister. Mi son fatto raccontare dagli altri, però son cose di spogliatoio e non le faccio girare. Sono cose nostre, lo diremo alla fine».

Alle fine, intende dopo la finale?

«Speriamo. Come ho detto da quando sono qui in Nazionale, il mister ci ha dato una mentalità vincente. Giochiamo tutte le gare per vincere, sempre, fino alla fine».

Iniziamo con la Spagna.

«È una gara difficile, siamo due squadre simili, vogliamo entrambe il pallino del gioco, cercheremo di tenerlo noi e di metterli fuori tempo. Spero sia una bella partita, ce la godremo in un grande stadio che è un ambiente fantastico».

Lei ha un precedente con l’under 21.

«Andammo sotto, poi siamo riusciti a recuperare. Avevamo la squadra migliore di quella competizione, purtroppo ci furono degli errori che non ci hanno permesso di vincere e son stati bravi loro ad arrivare alla finale e vincerla».

La Spagna è patria di grandi centrocampisti.

«Sì, hanno avuto grandi campioni che hanno ispirato tutti, come Xavi e Iniesta».

Si rivede in loro?

«No, ho caratteristiche diverse, rivedermi in loro è difficile».

E la Spagna di oggi?

«Busquets è da tanti anni uno dei migliori al mondo, c’è solo da fargli i complimenti, poi ci sono Pedri, Koke e tanti altri grandi giocatori».

Anche noi a centrocampo non siamo messi male.

«È bello ricevere tanti complimenti. Il centrocampo è il reparto dove passa il gioco, Jorginho e Verratti sono due fenomeni e cercano di far girare la squadra. Io cerco di pensare all’inserimento».

Parliamo di Jorginho.

«Aspetti, posso dire prima una cosa?».

Prego.

«Siamo tutti titolari. Non è che ci sono io e poi Locatelli è solo l’alternativa. Ci sono Pessina, Castrovilli, chi è rimasto a casa per infortunio o scelte. Parlare solo di noi tre sarebbe irrispettoso».

Un grande centrocampo deve avere anche grandi alternative.

«Appunto. Insieme con quello dell’Inter, questo è uno dei centrocampi più forti in cui abbia giocato».

Torniamo a Jorginho.

«Non sbaglia mai, in ogni azione è sempre difficile dire che poteva fare meglio o in un altro modo. Nel calcio si può sempre far meglio o peggio ma Jorginho è diverso: lui raramente poteva far meglio».

Cosa ne pensa dei paragoni con la finale del 2012 Spagna-Italia?

«In quella Spagna c’erano grandissimi campioni, qui ci sono grandi giocatori».

Ci mancherà tanto Spinazzola.

«Non poter festeggiare perché è successo qualcosa al tuo compagno, un protagonista, è stato difficile. Non ho esultato a fine partita. Il calcio dà tanto e ci toglie tanto, purtroppo è il nostro lavoro, la nostra passione. Non possiamo far altro che renderlo orgoglioso in altri modi e festeggiare per lui».

Ora tocca a Emerson Palmieri.

«Hanno caratteristiche diverse, anche se sono tutti e due propensi alla fase offensiva. Eme è un grandissimo giocatore come Spina. Ha vinto la Champions, ci aiuterà come sempre fatto. Ha già giocato tantissime partite con noi, c’è grandissima fiducia».

Meglio con Berardi o con Chiesa?

«Sono diversi: Mimmo viene dentro al campo, Fede sta largo, io mi adatto ai loro movimenti ma non cambia niente per me».

Ci fa un paragone tra la sua Inter e questa nazionale?

«La parola che le accomuna la tengo dentro di me e la dico alla fine (vincenti? ndr...). C’è sicuramente una grandissima unità d’intenti, l’obiettivo era lo scudetto e ce l’abbiamo fatta. Qui l’obiettivo è arrivare più lontano possibile e ce la stiamo facendo alla grande. E poi il gruppo: ha fatto la differenza all’Inter e lo sta facendo qui. Dico di più: qui è anche più facile, siamo tutti italiani, abbiamo una cultura simile che ci avvicina».

A proposito, lei oltre all’Italia rappresenta anche una regione intera: la Sardegna.

«Noi sardi abbiamo Gigi Riva, un mito, irraggiungibile. Spero di avvicinarmi e di rendere orgogliosa la Sardegna, quel che farò nella mia carriera sarà comunque bellissimo».

Lei ha appena 24 anni eppure è già sposato con tre figlie. Atipico per un calciatore.

«Mi sono sempre piaciute le responsabilità. Spero di renderle orgogliose: mi mancano e mando loro un bacio, sperando di festeggiare con loro alla fine». —

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