Finanza
Ridevano di noi, ora ci temono
Solo tre anni dal flop di Ventura, con Mancini riscriviamo la storia. Insigne: «Mai mi sono divertito così tanto a giocare, merito del Ct»
COVERCIANO (Firenze). Ricchi, ricchissimi, praticamente in mutande. Eravamo noi i Pozzetto della situazione, illusi dalla storia ma ridotti in miseria, fuori addirittura dalle 32 finaliste del Mondiale in Russia e con un ammasso di macerie dentro lo spogliatoio. Non parliamo di un’era geologica fa, ma di tre anni: nel calcio sono un battito di ciglia, niente che possa far pensare a un clamoroso ricambio generazionale.
Eravamo in mutande, sì. Ora andiamo a Wembley, al Gran Galà del calcio europeo, con il vestito a festa, cucito a mano da Roberto Mancini, sarto che ama stoffe leggere, di classe: e ci aspettano con timore e riverenza, mentre fino a poco tempo fa ci avrebbero preso a calci nel sedere come fanno i bodyguard coi ragazzini in jeans strappati che si vogliono imbucare alle feste dei vip.
È questa la più grande vittoria del Ct e dei suoi ragazzi: aver donato di nuovo credibilità alla nazionale. Perché se arrivi al punto in cui pure i giornali francesi ti elogiano, beh, allora vuol dire che stai facendo qualcosa di grande.
IL PIACERE DI GIOCARE
Ciò che ti coinvolge e travolge, è il piacere di veder giocare l’Italia. È un dato oggettivo, non dettato da tifo o simpatie: ormai le squadre di questo Europeo le abbiamo viste e riviste tutte e, al di là di come andranno le ultime due partite, nessuna ha espresso un gioco migliore del nostro.
A tratti sembriamo la Spagna del ciclo d’oro con una differenza: loro avevano uno stuolo di campioni e qua non ce n’è neanche uno. Non prendetela come una diminutio, ma anzi deve essere motivo d’orgoglio.
Quando Insigne dice «non mi sono mai divertito così tanto a giocare a calcio», lancia un messaggio forte, che frantuma le regole di uno sport sempre più imbrigliato in schemi fin dalla Scuola Calcio. «Sembra di giocare con gli amici durante le gare infrasettimanali. Mi sto divertendo ed è merito del mister, ci mette in condizione di esprimerci al meglio e vale per tutti, non solo per me. Dobbiamo continuare così, manca l’ultimo sforzo».
Insigne è l’inno alla gioia di questa Italia. «È il momento più bello della mia carriera. E di questo devo ringraziare la squadra perché mi mettono nelle condizioni di esprimermi al meglio».
E non è il solo. In questa Italia sono tornati alfieri inattaccabili Bonucci e Chiellini, sono diventati leader Donnarumma e Jorginho, si sono esaltati Locatelli e Pessina, hanno trovato alternanza benefica Berardi e Chiesa, era esploso Spinazzola. È la squadra che è riuscita a dare un senso alla parola “gruppo” di cui si abusa troppo spesso.
SPAGNA E RIVINCITE
E dunque ora sotto con la Spagna. Senza quella sensazione di essere vittime predestinate che un po’ ci attanagliava prima della finale di Euro 2016 a Kiev. Sensazione giusta, perché in campo ci presero a pallonate e il 4-0 finale chiuse anche i rubinetti dei “se” e dei “ma”.
«Sì, siamo ottimisti, siamo sempre stati ottimisti» confida Marco Verratti. «Abbiamo questo tipo di gioco grazie al mister e andiamo ad affrontare la Spagna sicuri che tutti qui dentro daranno il massimo». Non ci sono sbruffoni in questa nazionale, ma giocatori che hanno acquisito sicurezza. E che adesso vogliono conquistare la finale.
Al di là del fatto che fino a oggi la Spagna non ha mai riempito gli occhi, nel conto dobbiamo anche mettere che loro vengono da due partite massacranti contro Croazia e Spagna durante 120 minuti e dal lungo viaggio a San Pietroburgo. Particolari che possono lasciare il segno, anche se noi avremo il pesantissimo handicap dell’assenza del miglior terzino visto in questo Europeo.
L’ITALIA SENZA SPINAZZOLA
Il tempo di godersi la notte di Monaco di Baviera è sfuggente, tra due giorni siamo di nuovo in campo a Wembley. Ma va bene così. Ieri Mancini ha concesso mezza giornata di riposo ai suoi, con qualche controllo per gli acciaccati Bonucci e Verratti che però figuriamoci se pensano di saltare la semifinale. Poi allenamento alle 18.45 a Coverciano, ma più intenso solo per chi non ha giocato in Germania.
Adesso per il Ct il pensiero più impellente è come sostituire Spinazzola sulla corsia di sinistra. Soluzione più semplice: far giocare Emerson Palmieri, mancino naturale, uno che qualche mese fa aveva pure la maglia da titolare. Alternative: mettere Toloi a destra e spostare Di Lorenzo a sinistra (a Napoli qualche volta ci ha giocato). Sulle fasce purtroppo siamo contati: ci sarebbe anche Florenzi ma non sembra ancora pronto e comunque in carriera ha sempre giocatolo solo a destra.
RIGENERARE IMMOBILE
In queste ore Mancini, Evani e Vialli dovranno anche fare gli psicologi e cercare di recuperare in fretta Ciro Immobile. Con l’Austria non era andato bene, con il Belgio ha fatto anche peggio. Ma lui è oggi è il nostro numero 9 (anche perché pure Belotti non è che abbia convinto granché fino a oggi) e con lui bisogna andare in battaglia.
Oggi forse all’Italia manca solo un finalizzatore. Immobile i gol in carriera li ha sempre fatti, non si discute come giocatore. Ma se vogliamo andare in finale, serve molto di più da lui. E questo Ciro lo sa bene. —
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