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Toscana

Sfratti, 24mila a rischio in Toscana

Martina Trivigno
Sfratti, 24mila a rischio in Toscana

Le misure saranno messe in atto entro la fine del 2021 in due scaglioni. Grandi (Sunia): «Molti di questi sono lavoratori sfruttati del turismo»

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FIRENZE. Molti di loro hanno già perso il lavoro. E, d’ora in poi, non avranno più neppure un tetto sulla testa. I numeri fanno paura e riguardano soprattutto i “nuovi poveri”. Non persone già seguite dai servizi sociali, ma “volti nuovi”. Chi, in sostanza, prima del Covid, aveva una vita normale. Poi, all’improvviso, la crisi. E, con lei, tutto è precipitato. In Toscana, 80mila famiglie vivono una condizione di emergenza abitativa. E circa 24mila di queste rischiano di essere sfrattate per morosità entro la fine dell’anno; 56mila, invece, sono vittime della pandemia – dicono i sindacati – che ha fatto emergere la povertà là dove prima dell’emergenza sanitaria non esisteva.

Laura Grandi, segretaria generale del Sunia (Sindacato nazionale unitario inquilini e assegnatari), spiega che lo sblocco degli sfratti – al via da ieri in tutta Italia – avrà delle conseguenze devastanti. «Su persone che, già in prima persona, stanno vivendo le conseguenze della pandemia», dice. «Si tratta soprattutto di lavoratori del settore turistico – sottolinea la sindacalista –, con la pandemia che ha stravolto le loro vite. E, a un certo punto, non ce l’hanno fatta più a pagare l’affitto. Molte di loro si sono ritrovate a fare una scelta drammatica: rispettare la rata o, in alternativa, dare da mangiare ai loro figli. Sono arrivati a questo, purtroppo».

La speranza, dunque, era che il governo prorogasse (al pari dei licenziamenti) anche il blocco degli sfratti. Ma così non è stato. «La situazione è paradossale – sottolinea Grandi – perché si fa intervenire la forza pubblica per mandare via da casa quegli stessi lavoratori per cui, durante l’emergenza sanitaria, sono stati previsti dei ristori. Ora, oltre al lavoro, perderanno anche la casa. Una situazione inaccettabile, su cui è necessario intervenire. La Regione e i Comuni dovranno fare la loro parte: c’è bisogno di case popolari. E la speranza è che siano rimesse nel circolo virtuoso delle assegnazioni i circa 3.500 alloggi di edilizia residenziale pubblici al momento sfitti».

Per il resto, c’è poco da fare. Gli sfratti – per chi non ha rispettato il pagamento delle rate mensili – saranno eseguiti dalla forza pubblica in due scaglioni: dal 30 settembre prossimo per chi è stato messo sotto sfratto nella prima fase dell’emergenza sanitaria,mentre dal 31 dicembre per i più recenti. Ma– dicono i sindacati – in ogni caso sarà un dramma che colpirà moltissime famiglie.

«Soprattutto delle province di Livorno, Lucca, Firenze e Pisa, le più colpite dalla crisi – conclude Grandi –. Anche perché c’è un aspetto fondamentale di cui tenere conto. Nel settore del turismo, molti lavoratori erano assicurati solo per alcune ore, mentre per il resto lavoravano a nero. Con una conseguenza su tutte: gli ammortizzatori sociali sono stati riconosciuti solo per le ore effettivamente lavorate. Non è difficile da capire che i soldi che i lavoratori hanno ricevuto sono pochi, pochissimi. E così i più hanno perso la casa. Gli enti pubblici aiutino queste famiglie a riappropriarsi di quella dignità che la pandemia e i diritti non riconosciuti hanno strappato loro». –

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