Il dolore
Ma il Tevere non è poi così tanto largo
A centosessant’anni dal capolavoro politico di Cavour, ecco risuonare ancora una volta nelle aule del Parlamento l’aulica formula di "Libera Chiesa in libero Stato". Addirittura un secolo e mezzo dopo quell’orma laica impressa nell’atto di nascita dell’Italia unita. Evidentemente il Tevere non è poi così largo come si auguravano i nonni e i padri costituenti.
L’altro problema, poi, è come si affronta la questione caldissima della legge Zan contro l’omotransfobia, raramente preoccupandosi dei principi di fondo, più spesso dell’eterna guerra di posizione che tanto affascina i protagonisti di questa storia: la destra, la sinistra, perfino Chiesa. Già, la Chiesa: non poteva fare altro, si dice. Anche se Bergoglio è il papa che esclamò «Chi sono io per giudicare un gay?», evidentemente sui principi irrinunciabili di dottrina non può transigere. È vero anche che è stata scelta la strada più morbida, la nota verbale, arma comune in diplomazia tenuta generalmente riservata; ma è anche vero che una manina oltranzista l’ha fatta uscire dai sacri palazzi, e alla vigilia del voto (martedì 6 luglio) con il quale si deciderà se e quando discutere la legge Zan nell’aula del Senato. Ora, calati i toni, gli uomini di Francesco corrono ai ripari esponendosi per il dialogo, non per affossare ma per modificare, rassicurano, ma ben sapendo che se il testo dovesse essere emendato tornerebbe alla Camera e i tempi si farebbero talmente lunghi da rischiare il rinvio al prossimo Parlamento. La destra sembra compatta sul no, ma la presenza nel governo - la fedeltà sincera o strumentale a Draghi, la voglia di muoversi come azionista di riferimento del gabinetto del Piano nazionale di ripresa e resilienza - rende tutto più ambiguo. Soprattutto per Matteo Salvini. Eccolo allora fare il viso dell’arme, ma allo stesso tempo voler apparire disponibile a trattare, mentre sotto sotto si prepara all’ostruzionismo.
Meno dirompente, ma altrettanto serio, il nervosismo che percorre l’ala laica del centrodestra, dentro Forza Italia e non solo: rivendicare le proprie radici liberali o schierarsi con l’estremismo di Salvini? Stare con l’Europa dei diritti, o con Orban e contro Zan? Contraddizioni profonde. Simili a quelle che condizionano il Pd. Enrico Letta è stato netto nel rivendicare che il provvedimento sia approvato così com’ è, senza modifiche. Per questioni di coerenza (ha sempre sostenuto Zan), e per i timori che con la discussione e il voto segreto salti tutto. Ma anche lui ha un mare di problemi. A cominciare dall’eterno conflitto tra laici e cattolici del Pd, reso ancora più inestricabile per le divisioni interne alla stessa area cattolica, tra i fedeli alla linea liberale che da De Gasperi arriva fino a Draghi, e i conservatori che stanno senza se e senza ma con la Chiesa che frena.
Alla fine le chiacchiere saranno spazzate via dal voto in Parlamento dove a contare saranno solo i numeri. E lì ne vedremo delle belle, tra cambi di casacca, franchi tiratori, dissensi nel segreto dell’urna, soccorsi in extremis.
E il rischio sempre incombente che di mezzo ci finisca pure il governo Draghi. --
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