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La legge Zan e il boomerang del Vaticano

Emanuele Rossi*
La legge Zan e il boomerang del Vaticano

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Nella vicenda Vaticano-disegno di legge Zan i sottintesi, le allusioni, il dire una cosa per intenderne un’altra sono veramente molti, e mettono alla prova chi cerchi di capire come stanno effettivamente le cose. Proviamo a dipanare la matassa.

Diamo per scontato cosa stabilisce il disegno di legge Zan: un testo che tutti conoscono di nome, ma che forse quasi nessuno ha letto. E che chi lo legge senza pregiudizi di parte trova confuso, contraddittorio, forse anche inutile: il penalista Tullio Padovani ha osservato che il testo è cosparso di mine (giuridiche), auspicando che il Senato «lo riscriva dalle fondamenta». Giudizio che, per quanto mi riguarda, condivido pienamente.

Ma il punto, nella vicenda che si è aperta su di esso, è altro. Come si sa, infatti, la Santa Sede (e non la Conferenza episcopale italiana, cosa già singolare) ha consegnato una "nota verbale" (sebbene scritta: ma lasciamo perdere anche questo aspetto) in cui si dice "che alcuni contenuti dell’iniziativa legislativa - particolarmente nella parte in cui si stabilisce la criminalizzazione delle condotte discriminatorie per motivi "fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere" - avrebbero l’effetto di incidere negativamente sulle libertà assicurate alla Chiesa cattolica e ai suoi fedeli dal vigente regime concordatario».

Parole, queste, che potrebbero riguardare quasi ogni legge dello Stato (per fare un esempio, anche le norme edilizie potrebbero riguardare le Chiese e gli edifici ecclesiastici, e quindi incidere negativamente sulle libertà assicurate alla Chiesa), e il cui vero scopo non è in realtà di garantire la libertà della Chiesa, ma di ostacolare un’ideologia che si ritiene contraria ai contenuti della fede cattolica (se non addirittura di evitare che le scuole cattoliche debbano celebrare la giornata contro la transfobia e la bifobia). E siamo alla prima allusione.

A questa posizione ha fatto riscontro una risposta da parte di una carica istituzionale dello Stato: il presidente della Camera ha affermato che «il Parlamento è sovrano» (detto, oltretutto, dall’esponente di un movimento che esalta i referendum!), e che «i parlamentari decidono in modo indipendente quello che vogliono votare o che non vogliono votare». Qui l’allusione è anche una mezza falsità. Nel senso che è evidente che i parlamentari votano ciò che vogliono, ma se votano una legge incostituzionale (e tale sarebbe anche una legge che violasse la sovranità della Chiesa) questa non sarebbe giustificata dal fatto che il Parlamento "è sovrano". Il Parlamento è "sovrano" nei termini in cui la Costituzione, fin dall’articolo 1, stabilisce come la sovranità debba essere esercitata dal popolo: «nelle forme e nei limiti della Costituzione».

Terzo passaggio. Il presidente del Consiglio, intervenuto in Parlamento, è entrato nel dibattito affermando che l’Italia è «uno Stato laico e non confessionale». Perbacco, verrebbe da osservare: chi potrebbe negare questo? Ma cosa c’entra la laicità con il disegno di legge Zan? E qui l’allusione diventa esplicita: Draghi vuole intendere che sul disegno di legge Zan le preoccupazioni del Vaticano sono infondate e che il Parlamento può decidere come vuole. Per arrivare a questo, è bastato scegliere quale principio richiamare: se Draghi ne avesse invece ricordato un altro, altrettanto indiscutibile, ovvero che lo Stato deve rispettare la sovranità della Chiesa cattolica, l’effetto sarebbe stato opposto. Eppure tutti e due i principi sono egualmente veri.

Non so quale sarà la conclusione di questa vicenda tra tutte queste allusioni: ma l’impressione che l’intervento vaticano (al netto di ogni altra valutazione) produca un clamoroso effetto boomerang mi pare assai forte. --

*costituzionalista - scuola sup. Sant’Anna

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