Attenzione
Biologici e biodinamici: è scontro totale sull’equiparazione
Il disegno di legge si occupa del sostegno all’agricoltura biologica e biodinamica. È stato approvato alla Camera, al Senato con modifiche ed è tornato alla Camera per un nuovo esame. Lo scontro è stato rinfocolato soprattutto dalla senatrice-scienziata Elena Cattaneo che ha presentato due emendamenti, respinti, per escludere l’equiparazione. Secondo i suoi eminenti detrattori l’agricoltura biodinamica è una pseudoscienza. L’Accademia dei Lincei definisce le pratiche biodinamiche «senza base scientifica, grottesche e ripugnanti». Ovviamente i sostenitori di questo tipo di agricoltura sostengono la validità delle sue procedure. Ne parlano per noi Rossano Massai, professore ordinario di Arboricoltura all’università di Pisa; e Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica. Le loro posizioni non potrebbero essere più distanti.
Rossano Massai (professore di Arboricoltura): Stregonerie e soldi alle lobby
Nella discussione sulla modifica al disegno di legge 988 c’è qualcosa che non va. Il metodo biodinamico e il metodo biologico non possono essere messi sullo stesso piano, come questa norma si propone di fare. Il metodo biodinamico, come evidenzia tutta la comunità scientifica, si basa su pratiche esoteriche che non hanno nulla a che fare con la scienza, rappresenta un arretramento culturale e un asservimento alle lobby che devono rimanere fuori dal contesto europeo. Il metodo biologico è già salvaguardato nella presunzione di una maggiore qualità dei prodotti agricoli, anche se a costi elevati "al banco" per il consumatore e per i contribuenti tutti, e di una maggiore conservazione della biodiversità ambientale. Dunque, se ci deve essere un disegno di legge 988, questo deve rivolgersi solo al metodo biologico mentre non può esserci spazio per il metodo biodinamico. Ma andiamo per gradi.
Nel dibattito sull’equiparazione tra metodo biologico e metodo biodinamico si riscontrano molte analogie con quanto avvenne, 30 anni fa, per l’approvazione del Regolamento (Cee) numero 2092/91 sul biologico. A quell’epoca la critica principale alla necessità di dare dignità formale al metodo biologico nasceva dalla carenza di riscontri scientifici e sperimentali che giustificasse l’inquadramento della produzione agricola in metodi rigidamente codificati, ad uno dei quali (quello biologico) veniva arbitrariamente assegnato un significato di maggiore qualità rispetto all’altro. Non si tenne conto che la nascita del biologico era in larga parte conseguente all’adozione di una serie di buone pratiche secolari legate agli studi sull’agroecologia e che avevano dato origine negli anni ’80 ai disciplinari di produzione integrata. Eccellenti furono e sono i risultati ottenuti dai disciplinari di produzione integrata da cui proviene la produzione biologica.
È innegabile però che il metodo biologico determina perdite produttive mediamente stimate nell’ordine del 20%. Ecco quindi la proposta di una legge che vuole introdurre ulteriori protezioni economiche per le aziende biologiche e garantirne la sopravvivenza. Non dobbiamo però dimenticare che le nostre produzioni "convenzionali" sono riconosciute a livello mondiale per i loro altissimi standard qualitativi e il rigoroso rispetto dei limiti di legge sui residui chimici (il 99% è ritenuto sicuro). Insomma una situazione in cui l’alta qualità dei prodotti è garantita dal metodo integrato e in cui difficilmente il metodo biologico apporta un miglioramento significativo della qualità, anche se non si devono dimenticare i positivi effetti sul suolo e sulla conservazione della biodiversità.
Ma al momento le modifiche al disegno di legge 988 che si profilano all’orizzonte non vanno nella direzione giusta per due motivi. Il primo: perché rischiano di fare danni pesanti al biologico stesso, già normato a livello comunitario con regole abbastanza ben definite. Il secondo motivo: perché si dà voce al tentativo di legittimazione di un metodo - quello biodinamico - che non ha nulla di scientifico e si basa su concetti e pratiche esoteriche che riportano il mondo agricolo indietro di mille anni al solo scopo di: a) partecipare al consistente finanziamento a supporto delle produzioni biologiche; b) posizionarsi sul mercato in maniera distinta dal biologico per poter attribuire a queste produzioni prezzi ancora più alti senza un vantaggio per l’ambiente e il consumatore.
Lascia estremamente perplessi il fatto che la politica abbia ignorato le prese di posizione di tutto il mondo scientifico, chiaramente sintetizzate negli emendamenti della senatrice Elena Cattaneo. Rilievi ignorati dalla politica ma ripresi da tutte le massime assemblee rappresentative del mondo della ricerca, tra cui la Conferenza dei rettori universitari (Crui) con la mozione del 24 giugno. Un arretramento culturale e un asservimento alle lobby del biodinamico che pone il nostro Paese fuori del contesto europeo e che denuncia uno spirito antiscientifico e negazionista che ha già causato danni incalcolabili.
La cosiddetta "agricoltura biodinamica", pur rappresentando una realtà economica per target di consumatori di elevate capacità di spesa, non essendo basata su criteri comprovati dalla scienza e dalla sperimentazione, deve sostenersi autonomamente senza avvalersi dei soldi dei contribuenti.
Carlo Triarico (ass. agricoltura biodinamica): Ci ostacolano perché siamo seri e rigorosi
L’agricoltura biodinamica è studiata e insegnata nei paesi più avanzati e in Italia in diverse università da eminenti scienziati. Scienziati che hanno fondato la Società italiana di Scienze biodinamiche. La loro azione non deve essere fermata per favorire solo chi, legittimamente, preferisce studiare l’agricoltura industriale detenuta dalle multinazionali. L’agricoltura biodinamica è all’origine dell’agricoltura biologica. Quindi usa solo sostanze naturali senza pesticidi e concimi sintetici ed è inclusa nel regolamento europeo del biologico. Nella legge approvata da Camera e Senato (ora di nuovo alla Camera) è presente fin dalla sua prima presentazione nel 2008. Eliminarla oggi sarebbe un grave danno per l’intera agricoltura italiana, che vede nella biodinamica una delle sue serie espressioni con 4.500 imprese.
Come ricercatori, membri di facoltà ed educatori che lavorano per i sistemi agricoli e alimentari in tutte le discipline, sosteniamo le istituzioni che promuovono la ricerca e la formazione, anche universitaria, dell’agricoltura biodinamica, come già avviene negli atenei d’Europa. Siamo preoccupati dei toni e dei contenuti con cui un gruppo minoritario di politici e accademici ha colpito le istituzioni che hanno approvato la legge e con essa gli scienziati che compiono ricerche in agricoltura biodinamica, tacciando quest’ultima di stregoneria e diffondendo descrizioni fantasiose, non rispondenti al vero.
Noi rispettiamo il loro modello industriale e tutte le diverse forme di produzione agroalimentare del nostro Paese e favoriamo il confronto razionale fra colleghi sui dati. Sappiamo che le principali organizzazioni agricole e le forze politiche condividono la nostra posizione e si adopereranno per sostenere la legge e la ricerca senza far prevalere fazioni e disinformazione, ma riportando il confronto civile in sede scientifica. Tutte le attività biodinamiche sono serie e ammesse dall’agricoltura biologica. L’accusa di stregoneria è inaccettabile. La biodinamica non ha a che fare con religioni, riti, dottrine e visioni del mondo e le tante sciocchezze di vacche vergini e topi che sono state raccontate.
Nasce da una corrente di pensiero ecologica e come tale è praticata liberamente ormai da contadini di diverse religioni e culture, atei e agnostici in tutti i continenti. Ha un approccio scientifico rigoroso e propone nell’ecologia l’ampliamento e non l’alternativa delle scienze empiriche. Tutte le sue indicazioni possono essere sottoposte a dimostrazione e revisione. Per questo i disciplinari biodinamici prescrivono solo le intuizioni già testate nella loro efficacia. Sono revisionati e variano in base all’avanzare della ricerca e della tecnica, con l’aiuto dei più rigorosi processi sperimentali. Il Green deal europeo prescrive tra gli obiettivi più avanzati in agricoltura proprio le pratiche a base del modello biodinamico quali l’obbligo del riciclo delle sostanze di scarto, la concimazione animale, la drastica riduzione dei pesticidi, l’obbligo di destinare alla biodiversità almeno il 10% del suolo. La biodinamica riesce a seguire queste indicazioni assicurando produzione e reddito, per questo è di esempio alla transizione ecologica dell’intera agricoltura italiana e dà fastidio ad alcuni. I preparati biodinamici, così chiamati perché usati per la prima volta in agricoltura biodinamica, non sono stregonerie, ma mezzi tecnici innovativi indicati come "appropriati" dall’Ue per l’agricoltura biologica e usati da più aziende biologiche e biodinamiche. La normativa italiana li riconosce dal 2009 e come altri concimi li assoggetta a verifica e vigilanza di una commissione interministeriale. Sono biostimolanti, a basso costo e purtroppo fanno concorrenza a quelli brevettati dall’industria biotech. Diffamarli come stregonerie serve a limitarne l’uso e a concentrare guadagni milionari in mani di pochi.
È importante la biodinamica nella legge. Secondo il prestigioso rapporto Green Italy della Fondazione Symbola e Unioncamere la biodinamica è «il fiore all’occhiello della sostenibilità in agricoltura». Come parte originaria e peculiare del biologico ha sempre avuto il compito di indicare le sfide più coerenti e avanzate del settore. Potrà aiutare tante aziende italiane a liberarsi dalla dipendenza delle multinazionali e vivere dignitosamente. --
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