Attenzione
Con lo sblocco dei licenziamenti in Toscana 117mila posti a rischio
Orlando: «Massima attenzione sul comparto tessile e sul calzaturiero»
GROSSETO. Con il 30 giugno termina il divieto generalizzato di licenziamenti individuali e collettivi, misura tampone azionata a suo tempo dal governo con il decreto Cura Italia (Decreto legge 18/2020), poi prorogata, con l’intento di contenere gli effetti della pandemia da coronavirus sull’occupazione: e in Toscana, da nord a sud, «sono a rischio 117mila posti di lavoro».
A mettere nero su bianco la cifra è l’assessore alle attività produttive della Regione Toscana Leonardo Marras: lo fa intervenendo a una tavola rotonda organizzata da Legacoop Toscana, venerdì sera alla Cava di Roselle a Grosseto, con ospite il ministro del lavoro e delle politiche sociali Andrea Orlando, intervistato dalla direttrice del quotidiano La Nazione Agnese Pini. Del totale dei posti in bilico, dettaglia Marras, 23mila sono contratti che potrebbero non essere rinnovati mentre 94mila sono connessi al ricorso alla cosiddetta cassa-Covid.
E il pensiero va al sistema dei distretti manifatturieri toscani, la culla della produzione del valore aggiunto regionale, la casa dove capitale e lavoro hanno storicamente preso residenza insieme, e dove la piccola e media impresa hanno (davvero) “fatto sistema”. È lì che il pensiero diventa cruccio perché «in Toscana – riconosce l’assessore – sono andate in crisi proprio le aree di maggior successo».
Se il termometro è l’utilizzo della cassa integrazione Covid e la preoccupazione deve essere direttamente proporzionale al tasso di ricorso a essa, allora la maggior attenzione dovrà essere impiegata «per il comparto moda, per quello tessile e per calzaturiero toscani – nota il ministro Orlando – meno per il lapideo e l’oro», i cui distretti, rispettivamente quello apuo-versiliese e quello aretino, hanno impiegato meno pesantemente l’ammortizzatore sociale anti-effetto Covid.
Ben vengano i vacanzieri (italiani e stranieri) per il turismo della Versilia, della Costa d’Argento e di tutta la costa toscana, delle città d’arte, da Firenze a Pisa a Siena, e per la loro benefica spinta alle reti del commercio ma se ripresa (vera) ci sarà – anche occupazionale – non potrà che partire dal manifatturiero, settore-traino dell’export: «La Toscana – puntualizza Marras – deve riappropriarsi del suo spazio internazionale, altrimenti non c’è futuro». Non c’è ancora nulla di perduto, però. Il modello del distretto manifatturiero toscano «ha ancora ragion d’essere – valuta Orlando – anche se occorrerà una maggior integrazione di filiera, un incremento del welfare e un più alto tasso di digitalizzazione».
Come nel resto d’Italia, gli imprenditori e i lavoratori toscani rimangono alla finestra perché resta aperta – conferma Orlando – la questione del dopo-sblocco dei licenziamenti e dei paracadute da aprire.
Se l’ipotesi di una proroga generalizzata sale ormai in soffitta nonostante il pressing dei sindacati, si fa strada – almeno nelle intenzioni del ministro – quella di un blocco selettivo: «Se non si “scarica” tutto insieme è meglio – dice Orlando che resta convinto della necessità di procedere per gradi – dobbiamo evitare di distruggere intere filiere».
Il ministro auspica che ci siano le condizioni politiche per aprire «a interventi e a strumenti integrativi che consentano di contenere gli effetti dello sblocco»; intanto le imprese che utilizzeranno la cassa integrazione non pagheranno le addizionali fino al 31 dicembre; restano i contratti di solidarietà e di espansione.
Oltre all’impellenza sul fronte del blocco/sblocco licenziamenti, resta il tema della qualità del lavoro. Orlando è giunto in Maremma annunciando di aver firmato un decreto – che riguarderà il settore edile e delle costruzioni – che fa sì che il Durc, il Documento unico di regolarità contributiva di un’impresa, verifichi anche la cosiddetta congruità, ovvero l’incidenza della manodopera in funzione di un’opera da realizzare, misura che – nelle intenzioni – dovrebbe arginare l’accaparramento degli appalti da parte di chi non ha un numero sufficiente di addetti (regolari) a cui farlo eseguire e, di conseguenza, il lavoro “nero”. –
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
