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Il distretto del cuoio e la ripresa

Alessandra Nardini
Il distretto del cuoio e la ripresa

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Il distretto del cuoio e della calzatura vive un momento doppiamente critico per il comparto: la crisi legata alla pandemia e gli effetti dell’inchiesta sullo smaltimento degli inquinanti. C’è smarrimento, perché la concia ha dato al territorio lavoro e identità sulla base di un patto fondativo per unire sviluppo, salute, ambiente. Dobbiamo salvaguardare il distretto e guidarlo verso una nuova transizione ecologica che è alla base del Piano nazionale di ripresa e resilienza, mettendoci in discussione, con un rinnovato impegno comune sulla lotta all’illegalità e sul principio che gli interessi economici non possano prevaricare salute pubblica e tutela dell’ambiente.

Sull’accertamento delle singole responsabilità non possiamo che attendere il lavoro della magistratura, ma il quadro indiziario impone una reazione civile e una strategia che non possono attendere. La Toscana non è una terra pervasa dal malaffare ma non è immune dai tentativi di infiltrazione mafiosa e sappiamo che la criminalità considera ovunque lo smaltimento illecito dei rifiuti una delle attività più remunerative, per cui punta ad aprirsi varchi nei territori. Per rafforzare gli anticorpi della legalità serve una riflessione coraggiosa e collettiva che individui criticità e correttivi insieme alle comunità. Alcuni punti-chiave: ripensare il confronto tra soggetti pubblici e privati indirizzandolo sempre più verso trasparenza e pubblicità; rendere accessibili i dati dei monitoraggi di acque e terreni ai cittadini anche costituendo un osservatorio di comunità; potenziare gli organismi pubblici di controllo, come Arpat, e il ruolo del pubblico nella governance del sistema di depurazione; dopo più situazioni che mostrano potenziali criticità su gestione e smaltimento dei rifiuti speciali, rivedere questo specifico aspetto nelle politiche in materia. A imprese e associazioni del comparto, poi, va chiesto un rinnovato impegno di legalità, isolando e denunciando chi devia, per tutelare la reputazione etica del comparto.

Per portare il Distretto fuori dalla pandemia e verso la transizione ecologica, va salvato il patrimonio di conoscenze e competenze di imprese e lavoratori. Nel primo trimestre 2021 il settore pelli e calzature ha assorbito il 49.6% delle ore di cassa integrazione del manifatturiero in provincia di Pisa e, nel 2020, l’export di conciario e calzaturiero in provincia ha segnato rispettivamente un -30.9% e un -38.3% sul 2019, con le assunzioni nel settore delle pelli che sono più che dimezzate.

Le preoccupazioni sulla tenuta occupazionale e sociale sono fondate e penso che almeno sui settori più colpiti dalla crisi, come quello della moda, vada prorogato il blocco dei licenziamenti: per la ripresa degli ordini, per preparare imprese, lavoratrici e lavoratori alle sfide del Recovery Plan, per potenziare i servizi per l’impiego e le politiche attive su lavoro e formazione serve tempo. Come Regione saremo presenti anche in un eventuale confronto col governo per individuare strumenti che servano a formare competenze, migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e sostenere le imprese e i lavoratori. Questa riunione con la delegazione del Tavolo è stato un primo passo per verificare tecnicamente se gli strumenti esistenti, come il Fondo Nuove competenze, possono adattarsi alle esigenze del Distretto. Accanto a questo, dal Tavolo alle istituzioni elettive, serve un dibattito pubblico che segni una nuova tappa nel processo di sviluppo del Distretto, guardando al futuro con fiducia e senza temere i cambiamenti necessari: solo migliorando e rinnovandosi di può ripartire, insieme. --

*assessora regionale all’Istruzione

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