Sicurezza
Sì al richiamo con Astrazeneca ma con il "consenso informato"
Johnson & Johnson rimane ad appannaggio degli over60
Chi ha meno di 60 anni potrà avere il richiamo di AstraZeneca. A una condizione: che firmi il “consenso informato” su eventuali rischi sanitari. Anche se in Italia – precisa l’Aifa, l’Agenzia per il farmaco – non si sono verificati casi di trombosi dopo la seconda dose di Astrazeneca.
Venerdì sera, il capo del governo Mario Draghi annuncia che ricorrerà alla “vaccinazione eterologa” (seconda dose diversa da AstraZeneca) perché sicura ed efficace. La mattina dopo, il Comitato tecnico scientifico – che fornisce pareri alla struttura del commissario straordinario per il contrasto al Covid – corregge il tiro: non è vietato vaccinarsi con due dosi di Astrazeneca, anche se sarebbe meglio evitare. In più, il ministero della Salute precisa (sempre su indicazione del Cts) che il vaccino Johnson&Johnson dovrebbe essere impiegato preferibilmente in pazienti con più di 60 anni. Ma anche per chi – per vari motivi – si vaccina con una sola dose.
Il richiamo
Nella relazione del Cts, il coordinatore Franco Locatelli, in realtà conferma la raccomandazione dell’11 giugno di utilizzare (per il richiamo di AstraZeneca) i vaccini Pfizer o Moderna «in ottemperanza a un principio di massima cautela ispirato a prevenire l’insorgenza di trombosi in soggetti a rischio basso di sviluppare Covid 19 in forma grave». Tuttavia – riporta Locatelli – secondo quanto riferito dal direttore generale di Aifa «a oggi in Italia non sono stati registrati casi di trombosi dopo la seconda dose di AstraZeneca».
Visto questo dato e visto che la protezione conferita da una singola dose di AstraZeneca è parziale «i rischi connessi alla parziale protezione – dice il Cts – possono assumere ulteriore pericolosità in contesti caratterizzati da elevata circolazione di varianti come la Delta».
Consenso informato
Non c’è solo questo. Il Cts ricorda che in Europa AstraZeneca è autorizzato per i pazienti da 18 a 59 anni. Perciò – conclude – se un paziente «rifiuti senza possibilità di convincimento» il richiamo con un altro vaccino «dopo acquisizione di adeguato consenso informato» al paziente deve essere «garantita l’autonomia nelle scelte che riguardano la salute».
Ecco, quindi, il modulo per il consenso informato che chiede al paziente di affermare di essere a conoscenza della determina di Aifa del 14 giugno 2021 «che inserisce la vaccinazione eterologa nella legge sull’erogazione dei farmaci; che il richiamo raccomandato per chi ha meno di 60 anni è Pfizer o Moderna anche per chi ha già ricevuto la prima dose di AstraZeneca; che il paziente ha potuto porre domande in merito al vaccino e al mio stato di salute, ottenendo risposte esaurienti; ha compreso benefici e rischi della vaccinazione, nonché le conseguenze di un eventuale rifiuto o di una rinuncia al completamento con la seconda dose». Infine, nel modulo, deve dichiarare «di essere consapevole che qualora su verificasse qualsiasi effetto collaterale sarà mia responsabilità informare immediatamente il medico curante e seguirne le indicazioni».
Inoltre il Cts preferisce la doppia dose AstraZeneca al rischio che i pazienti non effettuino il richiamo.
Johnson & Johnson
Il direttore generale del ministero della Salute, Giovanni Rezza, precisa che il Cts raccomanda questo vaccino per chi ha più di 60 anni.
In realtà questo vaccino, in quanto monodose, viene consigliato anche per specifiche campagne, soprattutto per proteggere soggetti che sono di difficile “reperibilità” anche se hanno meno di 60 anni. Si tratta di persone per le quali è complicato effettuare il richiamo. «In particolare questo vaccino potrebbe essere somministrato nel caso di campagne vaccinali specifiche per popolazioni non stanziali o caratterizzate da elevata mobilità lavorativa e, più in generale, per i gruppi di popolazione “difficili da raggiungere”, come migranti o i senzatetto. Meglio vaccinarli con una sola dose – è il parere del Cts – che non vaccinarli affatto. —
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