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Grazie a Biden anche l'occidente ora è più che unito

di Piero Fassino
Grazie a Biden anche l'occidente ora è più che unito

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Difficile trovare nella storia una successione così concentrata e simbolica di fatti di politica estera come quelli che hanno visto protagonista il presidente americano Joe Biden: prima il G7 in Cornovaglia, poi a Bruxelles il vertice Nato e l’incontro con i presidenti della commissione europea e del Consiglio europeo e infine l’incontro con Vladimir Putin a Ginevra.

“America is back”, “l’America è tornata” è stato il sottotitolo che ha accompagnato gli otto giorni europei del presidente degli Usa. Un viaggio, quasi un pellegrinaggio, nel segno dell'umiltà. Gli Stati Uniti riconoscono che da soli non ce la fanno a reggere le sorti del mondo, a dimostrazione che America First di Donald Trump si è trasformato in America alone, un’America sola, confinando gli Stati Uniti in un isolamento da cui oggi Biden vuole uscire ricucendo con l’Europa rapporti che sono stati per quattro anni biasimati e derisi.
Biden è un uomo di fede e conosce bene il passaggio di San Paolo: «Quando sono debole è allora che sono forte». È convinto che la legittimità di una leadership non è data dall’esempio della forza, ma dalla forza dell’esempio. Di qui la proposta formulata agli Alleati: cercare insieme forme e modi per essere ancora una volta esempio per il mondo, esempio di progresso tecnologico, di sviluppo sostenibile, di libertà e prosperità, di tutela dei diritti umani.

Ma è possibile solo se lo si fa insieme, non se ciascuno agisce da solo. Da qui il rilancio della Nato e di un saldo rapporto tra Stati Uniti e Unione Europea fondato sulla reciproca complementarietà. Non significa che tra le due sponde dell’Atlantico su ogni dossier vi sia una automatica identificazione, ma che è necessario individuare, condividere e perseguire obiettivi comuni.

Nel rilanciare il rapporto transatlantico e la coesione dell’occidente Biden non vuole suscitare una nuova guerra fredda, ma delineare una possibile strategia occidentale per le relazioni con la Russia e la crescente potenza cinese. E in questo modo tessere la tela di un nuovo sistema multilaterale di governance del mondo.
Mentre Trump aveva perseguito nei confronti della Cina un’assertività aggressiva, solitaria e esclusivamente sui temi commerciali, Biden propone un approccio nuovo e globale. Riconosciuta la Cina come “rivale sistemico” ecco delinearsi finalmente i profili di una strategia sistemica: non solo per difendersi da minacce e attacchi non convenzionali – come quelli informatici e digitali alla sicurezza interna – ma per costruire insieme agli alleati nuovi standard tecnologici, recuperando così il ritardo accumulato nei confronti dell’impetuoso sviluppo orientale, e contemporaneamente ricondurre la penetrazione commerciale cinese al rispetto delle regole e degli standard dei mercati aperti. E – last, but not least – la richiesta severa e incalzante di rispettare i diritti umani.

È parte di questa strategia la ricerca di un nuovo rapporto con la Russia avviato nell’incontro a Ginevra con Vladimir Putin, preceduto da gesti distensivi americani, come la cancellazione di alcune sanzioni legate alla costruzione del gasdotto North Stream 2 e la dichiarata disponibilità a riprendere il cammino della riduzione degli arsenali nucleari. Gesti per cui Biden ha subito anche contestazioni da parte di autorevoli esponenti della sua stessa parte politica. Ma la Russia c’è, agisce su molti scacchieri e vuole essere riconosciuta come grande potenza. Ne’ è interesse dell’occidente isolare la Russia spingendola nelle braccia della Cina.

A Ginevra c’è stato proprio quel riconoscimento che, sebbene non comporti una immediata consonanza di interessi e visioni – e rimanga aperta la questione dei diritti umani e civili, evocata dal caso Navalny – tuttavia rappresenta la premessa per costruire una qualsiasi relazione e collaborazione. Peraltro Biden è ben consapevole della presenza russa in scacchieri strategici per l’Europa – dall’Artico al Mediterraneo, dai Balcani all’Eurasia – e delle intense relazioni economiche che l’Unione Europea e i Paesi europei intrattengono con la Russia. Da cui la necessità di una strategia che non si esaurisca nel brandire sanzioni, ma costruisca iniziative che sollecitino e inducano Mosca a liberarsi della diffidenza antioccidentale per concorrere invece a relazioni fondate su cooperazione, rispetto delle regole e tutela dei diritti umani.

Di fronte al nuovo dinamismo di Washington, Pechino ha reagito ricordando che i destini del mondo non possono essere decisi soltanto dal club dei Paesi occidentali. Il che è certamente vero. Il mondo globale pone sfide – il cambiamento climatico, le migrazioni, la lotta alla povertà, la criminalità internazionale la riduzione degli armamenti – che richiedono un impegno condiviso con tutte le nazioni del pianeta. E non a caso si è istituito il G20 – in cui siedono tutti i principali protagonisti dell’economia globale – che si riunirà il 28 giugno sotto presidenza italiana. Ma proprio la necessità di strategie globali richiede all’occidente di agire con visione comune e di promuovere così un nuovo multilateralismo capace di assicurare sicurezza, libero commercio, sviluppo sostenibile, libertà e diritti. —

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