Sicurezza
Il sindaco dell'alluvione del 1996: «Ricostruzione veloce, ma ferita ancora aperta»
Quando ci fu il disastro, Michele Giannini, di Fornovolasco ora sindaco di Fabbriche di Vergemoli, aveva 22 anni
Una telefonata. Un racconto concitato di quello che stava succedendo. La paura. Per il paese in cui è cresciuto e per gli affetti più cari. Rivivere quel pomeriggio è ancora un’emozione forte per Michele Giannini, sindaco del comune di Fabbriche di Vergemoli. Lui, che quel 19 giugno 1996 aveva 22 anni, è proprio originario di Fornovolasco, il paese che assieme a Cardoso pagò il prezzo peggiore dell’alluvione di 25 anni fa.
«Nonostante una ricostruzione veloce e funzionale – dice Giannini – la ferita è ancora viva nel paese. Per il ricordo di quel giorno, di immagini catastrofiche e perché la nuova Fornovolasco ha cambiato il suo volto. La casa di mia nonna non c’è più, ma nemmeno quel muretto dove sedevo da ragazzo».
Fornovolasco fu devastato dalla furia degli eventi pagando anche un tributo di sangue: oltre alla distruzione dei due ponti, della piazza, e al danneggiamento di alcune case, Isola Frati perse la vita in questo inferno di acqua e detriti. Venticinque anni dopo il ricordo è dunque ancora vivo. Quell’incredibile pioggia con il pluviometro che arrivò a registrare 408 millimetri di acqua prima di cessare di funzionare alle 14,45 (orario simbolo dell’alluvione), il torrente Turrite di Petrosciana che investì Fornovolasco terminando la sua corsa nella diga di Trombacco.
Il sindaco Giannini mette in fila i suoi ricordi. «Chi ha vissuto quei giorni, non può dimenticarli – afferma – lavoravo in Valle d’Aosta in quegli anni, ma quel 19 giugno mi trovavo nella nostra casa a Porcari perché mi stavo preparando al concorso per diventare maresciallo della guardia di finanza. Fu mia cugina a telefonarci per raccontarci quello che stava succedendo. In un’epoca ancora con pochissimi cellulari e zero social, non potevamo certo immaginarci quello che avremmo visto e la paura era tutta per nonna Eugenia che abitava in una casa proprio lungo il torrente. Non potevamo chiamarla, non potevamo avere nessuno che ci informasse sulle sue condizioni».
L’unica soluzione era provare a recarsi sul posto, raggiungere Fornovolasco in qualche modo. «Con papà Silvano si decise di partire immediatamente – racconta ancora il sindaco – avevamo il cuore in gola. Non sapevamo fin dove saremmo potuti arrivare con l’auto e, infatti, ci fermammo poco dopo il bivio per Vergemoli. Per arrivare in paese mancavano ancora circa tre chilometri. Li facemmo a piedi, partimmo sulla strada, poi proseguimmo tra i boschi fino a raggiungere il paese. Solo quando arrivammo lì, i primi soccorritori ci dissero che gli abitanti erano stati portati via. Questo ci rincuorò sulle sorti di nonna e fu un bene perché la visione della casa, o meglio di quello che restava, era davvero terrificante. Immagini che vediamo solitamente in territori di guerra. La casa di nonna era un vecchio mulino, era come fosse esplosa: su tre lati non c’era più nulla. Si era salvata chiudendosi in bagno».
La tranquillità di sapere che le persone care, la nonna ma anche lo zio, stavano bene contrastava con le immagini davanti agli occhi. «Era davvero difficile vedere il mio paese in quell’ammasso di macerie e fango. Con papà decidemmo di passare la notte a Fornovolasco. Andammo a dormire nella nostra casa che era stata risparmiata dalla furia delle acque, ma comunque passammo la notte ai piani alti e non so quanto riuscimmo a dormire veramente. Il giorno dopo – prosegue Giannini – tornammo a Porcari. Ogni ritorno a Fornovolasco, apre la ferita di quel giorno. Il paese è cambiato, stravolto rispetto a quello dove sono cresciuto. Certo, è migliorato in termini di sicurezza, ma tanti riferimenti della nostra gioventù non ci sono più».
Giannini ha vissuto anche la fase di ricostruzione da amministratore del territorio. «La mia avventura politica è partita dal ruolo di consigliere nel 1999 quando diverse opere erano ancora in corso, anche se la ricostruzione è stata davvero veloce tanto da essere presa a modello – continua l’attuale sindaco – Poi nel 2004 diventai sindaco e mi trovai a portare a compimento alcuni lavori, oltre a vivere le varie cerimonie di ricordo nel decennale e nel ventennale».
Da sindaco Giannini ha anche ricordato Isola Frati, l’unica vittima garfagnina, e il tecnico Marco Fornaciari, 41enne che morì nel sopralluogo dei paesi colpiti. «A Isola abbiamo dedicato una via e sono a stretto contatto con i suoi familiari, a Fornaciari una piazza per ricordare il suo sacrificio – conclude Giannini – Proprio le celebrazioni fatte a dieci e vent’anni dall’alluvione avevano come scopo principale ricordare tutte le associazioni, i militari, i volontari, le istituzioni e chiunque abbia dato una mano in quei momenti drammatici». –
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