Sicurezza
Il funzionario dei vigili del fuoco sull'alluvione in Versilia: il primo evento del genere per le forti piogge
che coordinò i soccorsi della protezione civile, piano poi chiamato “modello Versilia”
Giuseppe Romano (nella foto), oggi direttore regionale dei vigili del fuoco della Toscana, fu tra i primi a intervenire dopo l’alluvione. All’epoca era comandante provinciale a Pisa. Vista la gravità e la complessità della situazione all’ingegner Romano venne affidata la conduzione delle operazioni dei vigili del fuoco nell’ambito dell’azione di protezione civile.
«Ricordo bene quel giorno, l’acqua aveva trascinato via le strade. La maggior parte dei primi interventi vennero effettuati con l’aiuto degli elicotteri con cui abbiamo trasportato anche molti materiali per la ricostruzione provvisoria della viabilità. Case e paesi erano rimasti isolati, sotto un’ondata di fango» comincia a raccontare. «Fin dall’inizio, le nostre squadre erano state chiamate per interventi numerosi e su un ampio territorio, abbiamo costituito e coordinato squadre miste, vigili del fuoco, associazione nazionale Alpini e volontari della rete delle associazioni locali. La giornata era cominciata con forti piogge diffuse che avevano provocato molte richieste di soccorso ma le previsioni meteo non indicavano un così forte peggioramento».
La tragedia arrivò all’improvviso. «L’alluvione di Cardoso con i suoi numerosi morti è stata uno dei primi eventi conseguenti alle mutazioni climatiche. Fino a quel momento ne sapevamo poco, tant’è che l’evento coinvolse anche alcuni nostri mezzi. Erano arrivati a Cardoso dopo i primi allagamenti, si trovarono in mezzo all’ondata di fango, furono coinvolti anche i vigili del fuoco. Oggi non sarebbe pensabile, si sono sistemi di previsione più accurati, pianificazioni di allarme, nuove tecniche di intervento La pioggia, caduta in grande quantità e in poco tempo, portò via un pezzo di territorio e l’abitato di Cardoso».
Da allora nella protezione civile e nei piani dei vigili del fuoco ci sono stati molti cambiamenti. « La Versilia, il “modello Versilia” come qualcuno lo definisce, è stato oggetto di studio per i risultati che sono stati conseguiti sia nei soccorsi che nella ricostruzione. Che cosa è cambiato? I modelli delle previsioni meteo si sono affinati e evoluti, sono più precisi. Anche gli strumenti regionali, a cominciare dal sistema radar, sono più precisi. In 25 anni la macchina della protezione civile di strada ne ha fatta tanta. È più difficile arrivare impreparati, 25 anni fa c’erano modelli di intervento diversi. Anche noi come vigili del fuoco siamo cresciuti, le procedure sono più accurate e le squadre sempre più specializzate. Nel 1996 non esistevano le squadre specializzate Saf (speleo, alpinistica e fluviale) pronte a intervenire in ambienti difficili e anche quando ci sono forti correnti. Nei primi giorni dell’alluvione fu necessario attivare gli elicotteri: non c’era altro modo di raggiungere le abitazioni, intanto si continuava a scavare per cercare le persone nel fango. Oggi l’impiego degli elicotteri è più strutturato e l’intervento delle squadre trasportate con elicotteri è pianificata e verificata».
Tanti i ricordi che Romano conserva di quei giorni. «Per primo la piazza del paese. C’era una colonna con un angelo rimasta in piedi in mezzo a tutta quella rovina totale. Sembrava impossibile, invece era lì davanti ai nostri occhi. Una presenza difficile da dimenticare. Ricordo anche quando sono state montate le tende per i cittadini. La loro reazione di paura, di gratitudine, di grande incertezza per il futuro. E poi la messa al campo per le vittime, tra le macerie e con il coro degli alpini, un momento molto forte dal punto di vista emotivo, che mi commuove ancora». Chi ha lavorato nel fango ricorda la dignità della gente in mezzo alla distruzione. «C’è stata una grande dignità e comprensione. Molti avevano perso tutto, si chiedevano quale sarebbe stato il loro futuro. Ho conservato una fotografia che mi avevano regalato. Si vedeva una piazzola realizzata per fare atterrare gli elicotteri, con la lettera H sulla terra e una scritta con un pensiero per i soccorritori: “Pruno ringrazia”. Impossibile dimenticare. Ora più che mai, che sto per andare in pensione, mi capita di pensare a quei giorni».
Eppure la strada per il rispetto del territorio è ancora lunga. «Il territorio è conformato sulla base di ciò che accade, a cominciare dalle piogge che, cadendo in maniera più o meno abbondante, poi determinano altri fenomeni e modificano il territorio. Se le piogge cambiano, se diventano più forti, il territorio cambia. Cambiamenti del territorio significano anche frane e smottamenti. Diciamo che nel nostro Paese non è sufficiente la consapevolezza di quanto sia importante la cura del territorio come forma di prevenzione. Lo dimostra il fatto che oggi nei Piani di ripartenza e resilienza si parla ancora di questi interventi perché finora non è stato fatto in maniera sufficiente». —
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