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Caso Ciatti, governo in campo. Il padre: «Vogliamo giustizia»

Matteo Leoni
Caso Ciatti, governo in campo. Il padre: «Vogliamo giustizia»

Niccolò fu ucciso a Lloret de Mar, il principale imputato va verso la scarcerazione perché dopo quattro anni non c’è il processo. Se ne parla al vertice Italia-Spagna

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Il principale indagato per la morte di Niccolò Ciatti, il ventiduenne fiorentino pestato a morte l’11 agosto 2017 sulla pista da ballo di una discoteca di Lloret de Mar in Spagna, potrebbe tornare presto libero per scadenza dei termini delle custodia preventiva. La sua scarcerazione, prevista dai termini fissati dalla legge spagnola, sarebbe imminente. Della questione si parlerà anche al vertice tra Spagna e Italia in corso tra ieri e oggi a Barcellona. «Mi auguro che Draghi e Di Maio facciano le dovute pressioni al ministro spagnolo perché accerti la questione», afferma il padre di Niccolò, Luigi Ciatti. L’incontro tra i ministri degli esteri dei due paesi, spiega Ciatti, dovrebbe avvenire proprio oggi.

«La politica è una cosa e la magistratura un’altra – afferma ancora – ma forse interessando le istituzioni si riuscirà ad avere qualche notizia sul perché siamo arrivati a questo».

Ma il margine di manovra, anche con tutte la buona volontà, sarebbe limitato proprio a causa dei paletti imposti dalla legislazione spagnola: dopo quattro anni di arresti, se ancora non c’è stato il processo, l’imputato deve tornare libero.

«La giustizia spagnola è dalla parte dei ceceni – ha dichiarato sconsolato Luigi Ciatti – in quattro anni non si è riusciti a organizzare il processo».

Della vicenda si è interessato anche il leader di Italia Viva Matteo Renzi. È stato lui, venuto a conoscenza della prossima scarcerazione, a chiedere al presidente del consiglio Mario Draghi e al ministro degli Esteri Luigi Di Maio di parlare i affrontare la questione con Sanchez nel corso del bilaterale. Ma salvo novità dell’ultim’ora Rassoul Bissoultanov, ceceno, uscirà presto di cella. Il giovane è quello che ha sferrato il calcio alla testa del ventiduenne italiano, facendolo sprofondare in un coma dal quale non si è più risvegliato. L’atto ufficiale non c’è ancora, ma la liberazione pare, sulla scorta delle informazioni raccolte dagli avvocati della famiglia Ciatti, un passo obbligato. La giustizia spagnola predisporrà un atto col quale fisserà l’inizio del processo, indicativamente tra la fine di novembre e i primi di dicembre, e contestualmente la scarcerazione del principale imputato per scadenza dei termini di detenzione preventiva. Il rischio per la famiglia è che faccia perdere le tracce.

Sulla morte di Niccolò è stata aperta un’inchiesta anche da parte della procura di Roma. I pm della Capitale avevano chiesto l’arresto dell’altro ceceno indagato, ma la mossa non ha avuto seguito. Dopo l’arresto infatti la Francia, dove si trovava, ha negato l’estradizione e lo ha rimesso in libertà.

Sulla vicenda sono intervenuti anche il sindaco di Scandicci Sandro Fallani, dove Niccolò viveva con la sua famiglia, e quello di Firenze Dario Nardella. «Le comunità di Scandicci e della Città metropolitana di Firenze – ha detto Fallani – sostengono l’azione del Governo italiano nei confronti della Spagna sul caso Ciatti. Le ultime notizie se confermate ci preoccupano, superare i quattro anni da un delitto per partire con la prima udienza non è ammissibile, e soprattutto è ingiusto che una famiglia che ha sempre accettato con dignità e rispetto le decisioni della magistratura spagnola veda scarcerato per decorrenza dei termini il principale imputato».

«Siamo grati al governo per il suo interessamento alla vicenda – ha aggiunto Nardella – e speriamo con tutto il cuore in occasione degli incontri bilaterali in Spagna, ci possano essere le condizioni per affrontare il caso». Il 24 giugno l’associazione dedicata a Niccolò sarà insignita del Fiorino d’oro, massima onorificenza della città di Firenze.


 

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