La manifestazione
La sinistra e il riformismo sociale
In una recente riunione dei parlamentari di Base Riformista,la corrente del Pd che raggruppa la componente degli ex renziani, si è palesata una polemica nei confronti del segretario nazionale Enrico Letta tanto diplomatica nei toni quanto piuttosto dura nei contenuti. In quella sede è statoda molti sottolineato l’inopportunità che il Pd a trazione lettiana agiti temi giudicati troppo "identitari" facendo puntualmente riferimento allo ius soli, alla tassa di successione e alle altre questioni sulle quali il segretario ha voluto da subito caratterizzare la sua leadership.
Questa polemica si sposa ad alcune sortite di esponenti della medesima area come il sindaco fiorentino Dario Nardella con le quali si è inteso lanciare l’idea di una federazione che, superando l’attuale forma-partito del Pd, si dovrebbe allargare ad altre componenti dell’area liberaldemocratica, da Renzi fino a Della Vedova e,udite udite, persino a Forza Italia.
Naturalmente al fondo di tutti questi ragionamenti fa da corollario il rifiuto di prendere in considerazione l’idea di un’alleanza organica con il Movimento Cinque Stelle considerato come l’espressione di un populismo in declino da tenere a debita distanza.
Personalmente resto convinto che questa complessiva weltaschauung attraverso la quale questi amici vorrebbero rilanciare le ambizioni del Centrosinistra ci porterebbe pari pari a consegnare l’Italia nelle mani della Destra senza colpo ferire. È un’identità incerta e debole che, in tutti questi anni, ha penalizzato le forze progressiste, non il contrario.
Non servano nuovi contenitori anodini per riconquistare il consenso perduto o disperso soprattutto nei ceti popolari e nelle periferie dell’Italia profonda ma occorre che le "Parole" della Sinistra di oggi diano corpo, voce e rappresentanza a chi in questo momento soffre di un lavoro precario o malpagato, a coloro che sono vittima delle crescenti disuguaglianze sociali che allargano la forbice tra chi è in qualche modo garantito e chi è perennemente emarginato. Tutti siamo consapevoli della forza e del consenso che oggi sembra avere la Destra. E tuttavia questa forza non è frutto del caso o di una particolare contingenza ma è conseguenza delle risposte deboli e incerte attraverso le quali la Sinistra ha "letto" la fase storica della globalizzazione.
Se allora si continua a pensare che parlare di giustizia sociale,di progressività del fisco, di difesa della stabilità e della qualità del lavoro sia sbagliato perché troppo "identitario", allora sarà davvero difficile colmare il gap con il consenso di Salvini e soci.
Non serviranno ipotetici rassemblement lib-lab per tornare a vincere, se le forze progressiste non saranno capaci di proporre una tavola programmatica e di valori che abbia al centro l’equità sociale, la qualità e la valorizzazione del lavoro, la sostenibilità dello sviluppo.
L’"agenda Draghi" vale sicuramente per fronteggiare qui e ora una situazione resa emergenziale dalla pandemia ma non può essere il manifesto della nuova Sinistra. Sarebbe invece utile aprire una fase costituente per definire un grande, più largo e inclusivo soggetto della Sinistra, più grande e aperto dell’attuale Partito democratico ma certo l’esatto contrario di un moderato e incolore Fronte repubblicano.
E serve dare all’alleanza con i Cinque Stelle un respiro più alto e strategico di una semplice coalizione di difesa contro i "barbari". C’è da augurarsi che Giuseppe Conte riesca a vincere resistenze e ambiguità di coloro che, all’interno del Movimento, cercano di frenare la postiva evoluzione di quel mondo.
L’area liberaldemocratica può sicuramente rappresentare la utile terza gamba di un Centrosinistra più largo, fermo restando l’imprevedibilità di Matteo Renzi. Una cosa comunque è sicura: la Sinistra potrà tornare a vincere quando sarà chiaro a quale modello di Paese e di società vorrà guardare. Quando cioè apparirà evidente che quel lo schieramento non si configurerà come la stantia riproposizione di un moderatismo senz’anima, bensì l’interprete di un moderno e coraggioso riformismo sociale. --
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