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Il nuovo impegno americano per l'Europa

Andrea Manciulli*
Il nuovo impegno americano per l'Europa

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Il vertice della Nato di Bruxelles è stato una delle tappe del viaggio di Joe Biden in Europa, in cui, a pochi mesi dal suo insediamento, si manifesta in maniera evidente la volontà di rilanciare l’asse transatlantico. Ma come dimostrato in questi mesi non si tratta solo di retorica, ma di un segnale che l’Europa e gli alleati devono saper cogliere. Le sfide in campo, per il futuro del mondo, richiedono una strategia forte e una sinergia condivisa da parte dei paesi occidentali e delle grandi democrazie del pianeta. Per questo il passaggio di Biden in Europa è così rilevante e va visto anche alla luce delle numerose questioni che durante questi vertici, dal G7 alla Nato, sono state discusse.

Del resto, rispetto alla precedente amministrazione, non si può non vedere il differente, rinnovato impegno americano per l’Europa e l’Occidente. Emerge chiara la volontà di rilanciare l’asse transatlantico, pragmaticamente, investendo sulle idealità e sui valori comuni, cercando di dare un messaggio positivo di crescita e condivisione agli alleati che oggettivamente negli scorsi anni era mancato. Ricostruendo un clima di fiducia reciproca si potrà anche condividere meglio gli impegni comuni e affrontare insieme tutte le questioni aperte, a partire dal Covid.

La pandemia impone al mondo intero la necessità di dotarsi di nuovi strumenti per rispondere e reagire a questo tipo di emergenze, oltre che di saperle prevenire. Il rilancio dell’Occidente passa attraverso un ruolo propositivo sul tema della salute, della ricerca, delle tecnologie e della sicurezza, e richiede di sviluppare nuove forme di solidarietà. Da ora in poi, di fronte anche all’ipotesi di nuovi scenari simili in futuro, non potremo più permetterci alcuna sottovalutazione, e Biden lo sta dicendo chiaramente anche all’Europa. Ma alla sfida pandemica e al tema della sicurezza sanitaria si aggiunge l’enorme questione del cambiamento climatico: la seconda grande sfida che il mondo intero ha di fronte. Questo tema ha un impatto enorme livello ambientale, economico, sociale e può diventare un moltiplicatore di insicurezza e instabilità, soprattutto nei paesi più poveri e più fragili, come quelli della fascia del Sahel e del Nord Africa. Non possiamo non notare che ci troviamo di fronte a una fase simile a quelle in cui, nel passato, in occasione di grandi epidemie o notevoli mutamenti ambientali, gli equilibri del Pianeta sono mutati. Ecco perché è importante che Stati Uniti ed Europa, anche attraverso la Nato, si occupino rapidamente di questi temi.

Da tempo la Nato ha inserito queste tematiche, giustamente, insieme con tipologie di minaccia più tradizionali, nella sua riflessione interna, anche in preparazione di questo vertice. Sono questioni fondamentali per il nostro futuro, che un soggetto globale come l’Alleanza Atlantica, nel momento in cui definisce le linee strategiche per il futuro, non può non affrontare, perchè, tra le altre cose, interessano direttamente anche i suoi confini a sud e a nord. Gli esempi evidenti sono l’Africa, in particolare proprio il Sahel, e l’Artico, che con il surriscaldamento climatico si apre alla navigazione e a rinnovate tensioni geopolitiche.

Tensioni geopolitiche che nel corso degli ultimi anni sono aumentate anche intorno al tema delle nuove tecnologie. È evidente che la corsa alla leadership globale su questo fronte sarà probabilmente il cuore del confronto strategico dei prossimi anni: le nuove tecnologie stanno letteralmente cambiando i parametri del confronto internazionale. Si tratta di sfide che riguardano anche il futuro della democrazia e possono essere sottovalutate: gli Usa lo sanno benissimo e vogliono l’Europa al loro fianco.

Il mondo in cui viviamo è diventato sempre più complesso e interconnesso, le distanze si sono accorciate, ma i rischi e le minacce non sono diminuite, anzi. Geopolitica e sicurezza sono strettamente collegate e investono anche dimensioni come l’economia e la politica. La complessità che viviamo, il confronto geopolitico e la moltiplicazione di minacce, soprattutto asimmetriche, trovano forse la loro manifestazione più evidente nel Mediterraneo, dove dopo anni in cui è stata prevalente l’influenza europea e occidentale, oggi non è più così e, contemporaneamente, l’instabilità della regione è notevolmente aumentata. Nel Mediterraneo trovano maggiore presenza nuovi attori, come Russia e Turchia, con una diplomazia muscolare che abbiamo visto bene in Siria o in Libia. L’Europa e l’Italia, per gli interessi che hanno in questa area, non possono però rinunciare a confrontarsi con i soggetti che vi sono presenti e a esercitarvi un ruolo. Anche sulle sfide che nel Mediterraneo si concentrano, e che sono esemplari della competizione globale in atto, si gioca un pezzo importante del nostro futuro. Occuparsene è ormai una necessità! Lo deve fare l’Occidente unito, in nome dei valori comuni e sulla base di una strategia precisa. --

*presidente di Europa Atlantica

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