La manifestazione
Il convitato di pietra della Cornovaglia
Nella sperduta Carbis Bay, in Cornovaglia, dove i Grandi del G7 si sono dati appuntamento finalmente in carne e ossa, c’è anche un ingombrante convitato di pietra: Xi Jinping; e spicca un argomento centrale, la Cina, che finirà per prevalere su tutto, anche sul contenzioso anglo-irlandese, e che ci riguarda molto da vicino.
Se Trump inaugurò la sua presidenza gridando "America first", Biden ha scelto «America is back». Se dunque Donald pensava all’Europa e alla Nato come a un’anticaglia di cui disfarsi, Joe invece punta sul rilancio dell’alleanza atlantica in termini di economia, difesa, geopolitica. E in funzione anti Cina. Tanto che ai sette grandi si sono aggiunti, invitati dal padrone di casa Boris Johnson, India, Australia e Corea del sud, il Sud Africa e i paesi alleati del sud est asiatico rappresentati dal Brunei: un asse democratico che lascia intravedere nuovi equilibri, ma soprattutto un club di agguerriti competitor (concorrenti) del gigante cinese.Fin dalla vigilia sono stati lanciati segnali inequivocabili: l’annuncio di un’inchiesta approfondita sui laboratori cinesi dai quali, dicono alcuni dossier americani, sarebbe sfuggito il virus Covid; l’impegno a vincolare alla salvaguardia ambientale gli investimenti e le ricerche a venire; la promessa di denunciare ogni violazione dei più elementari diritti dei lavoratori: tutte questioni assai spinose per i cinesi. E va bene, ma dobbiamo essere soddisfatti o no della svolta?
È ovvio che in cambio di questa nuova alleanza - inaugurata non a caso nella Gran Bretagna della Brexit, e con tanto di grande festa finale con il fior fiore della casa reale inglese - sarà inevitabile pagare un prezzo. Quanto alto? La prima condizione sarà naturalmente quella di schierarsi dalla parte di Biden e non di Xi. Che tradotto in vantaggi significa piena condivisione da parte degli Usa di una politica economica espansiva della Unione Europea dopo due anni di gelo da pandemia, e rinnovato impegno americano e della Nato a garantire la sicurezza in Europa.
Gli obblighi da assolvere in cambio, e che probabilmente peseranno sugli scambi commerciali, riguarderanno il no al 5g cinese, una maggiore attenzione sugli investimenti, da sempre utilizzati come cavallo di Troia dal grande impero capital-comunista, ed un’estrema sorveglianza sulla cyber sicurezza, l’altro fronte sul quale si misura la spregiudicatezza cinese.
Rispetto alla stagione del governo gialloverde che cavalcava allegramente sulla via della seta, siamo a una rivoluzione copernicana. Probabilmente, e nonostante i mal di pancia, altra strada non c’era.
Nonostante promesse, progetti e spese ingentissime, l’obiettivo di una difesa comune europea è ben lontano, almeno quanto quello di una comune politica di bilancio. Anche per via dello scetticismo tedesco, della tradizione atlantista dell’Italia e dell’eterna presunzione francese di fare da soli. Dunque, America is back, e pure un G7 rispolverato e rinfrescato.
Poi però verrà la politica, e con essa i rapporti con i grandi assenti: non solo Xi, ma anche Putin ed Erdogan. E allora si capirà che cosa ha davvero in mente Joe Biden. --
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
