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Il caso Eriksen, così favoriamo la prevenzione
Ciò che è successo a Christian Eriksen ha emozionato l’opinione pubblica, come accaduto in passato per le morti premature di Astori, Curi e Morosini. Il medico della nazionale danese Boesen ha dichiarato che la causa del malore di Eriksen resta un mistero: «Non sappiamo ancora cosa sia successo».
Poche condizioni mediche sono più traumatiche della morte improvvisa, non anticipata da nessun sintomo, di una persona giovane. È un evento raro, in genere legato a una aritmia fatale (quando non legata a una malformazione cerebrovascolare), ma la sua presentazione drammatica e l’impatto sulla famiglia e sulla comunità tutta trova un rilievo amplificato nei casi degli atleti che esemplificano la metafora di una vulnerabilità nascosta in una persona in apparenza perfettamente sana.
Nella popolazione generale c’è una grande preoccupazione per il rischio di morte cardiaca improvvisa in soggetti giovani, maggiore rispetto a condizioni mortali anche più frequenti, come incidenti, suicidi, violenze o esito dell’abuso di sostanze.
La morte improvvisa nei giovani è rara (incidenza stimata fra uno e dieci casi su 100.000 persone ogni anno), con circa il 25% dei casi durante attività sportiva, ma ha un impatto notevole in termini di anni di vita persi. È pertanto giustificato considerare la morte cardiaca improvvisa del giovane come una condizione sanitaria di assoluta rilevanza. Fra le condizioni predisponenti identificate ci sono le cardiomiopatie (ipertrofica, aritmogena del ventricolo destro, dilatativa), le sindromi del QT lungo e del QT corto e quella di Brugada, ma anche i difetti cardiaci congeniti, le miocarditi, i traumi toracici, l’assunzione di farmaci o sostanze d’abuso: una di queste può avere provocato il problema a Eriksen, che quindi richiederà esami approfonditi. In questi casi, come si è verificato sul campo di calcio di Copenhagen, la rianimazione cardiopolmonare e la disponibilità diffusa di defibrillatori esterni semiautomatici può prevenire le morti improvvise pediatriche e giovanili (come avviene in un quarto circa dei casi).
Merita segnalare che in Toscana sono state attivati due progetti che mirano a una migliore conoscenza del fenomeno: a Firenze il Progetto Torsade (coordinato dai professori Elisabetta Cerbai e Iacopo Olivotto) e a Pisa il Progetto Just ("Morte cardiaca improvvisa giovanile: conoscerla per prevenirla") promosso da chi scrive insieme con il collega Marco Di Paolo e che riunisce, con il supporto della Fondazione Pisa, cardiologi, genetisti, medico-legali, anatomopatologi della Scuola Sant’Anna, l’Università, la Fondazione Monasterio, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria e l’Usl Nordovest.
Quest’ultimo progetto, che ha lo scopo di definire strategie di prevenzione e di elevare gli standard di diagnosi, prevenzione e terapia, prevede la creazione di un Registro retrospettivo e prospettico dei casi di morte improvvisa (dato che attualmente non esiste un’informazione controllata in quest’ambito), la standardizzazione delle procedure autoptiche, la messa a punto di una strategia di intervento ai fini di prevenzione primaria mediante sensibilizzazione dei medici e della popolazione generale al problema, screening mirati, la programmazione della diffusione delle tecniche di basic life support (rianimazione cardiopolmonare) per tutti, la messa a punto di campagne educazionali e di screening nelle scuole attraverso i social network; la definizione di flow-chart per i soggetti a rischio (familiari di pazienti andati incontro a morte improvvisa o di soggetti con condizioni predisponenti), sino alla analisi istopatologica di reperti bioptici ed autoptici.
Nel contesto della campagna informativa è da enfatizzare l’importanza dell’autopsia nei casi di morte cardiaca improvvisa giovanile, con la sensibilizzazione a tal proposito dell’Autorità giudiziaria e dell’Autorità sanitaria, nonché del legislatore perché sia resa obbligatoria. --
*cardiologo - scuola sup. Sant’Anna Pisa
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