Sicurezza
Storia di una stella Berardi, dal castigo all’apoteosi azzurra
Punito da Sacchi per un’”assenza” nella Under 19 l’attaccante del Sassuolo ora è leader della ManciItalia
Genio e sregolatezza. Timido, ombroso, immaturo, incostante e dal carattere difficile. Tante, troppe le etichette che in questi anni sono state appiccicate addosso a Domenico Berardi. Ma chi lo conosce bene sa che dietro quel ragazzo timido non c’è un bad boy, bensì un calciatore che a 27 anni sta dimostrando anche in Nazionale di non essere un’eterna promessa, ma quel potenziale campione scoperto per caso dal Sassuolo durante un calcetto tra amici quando aveva 15 anni. Da allora il ragazzo di Calabria ne ha fatta di strada, diventando una bandiera e il miglior cannoniere della storia del Sassuolo. Nel mezzo un clamoroso “no, grazie” alla Juventus che ha fatto storia, non per superbia ma semplicemente per il timore di fare la fine dell’ex compagno di squadra Zaza, da protagonista in neroverde e comprimario in bianconero. Per evitare imbarazzi ad un certo punto - assicurano suoi ex compagni dell’epoca - Berardi smise di rispondere alle telefonate di Marotta, mandando a monte un trasferimento che sembrava cosa fatta.
Piuttosto tribolato l’approccio del “Bera” alla Nazionale. Nel 2013 non si presenta a un raduno dell’Under 19 per un disguido: l’allora responsabile delle giovanili azzurre Arrigo Sacchi si arrabbia moltissimo e Berardi paga con una squalifica, “consolandosi” coi festeggiamenti per la promozione in Serie A del suo Sassuolo. L’anno dopo lo chiama l’Under 21, ma la convocazione viene ritirata per colpa di una gomitata rifilata a Molinaro in campionato. A giugno 2018 fa il debutto nella Nazionale maggiore contro la Francia ma, dopo aver collezionato cinque presenze, Berardi scompare dai radar azzurri anche a causa di una serie i infortuni. Sembra una maledizione. L’attaccante neroverde cambia radicalmente la sua personale storia con la Nazionale azzurra a partire dall’ottobre 2020: a 26 anni il ritorno contro la Moldavia a Firenze e primo gol con la maglia dell’Italia che dà il via a un crescendo rossiniano per la soddisfazione di Mancini, che vede ripagata la fiducia nell’ex bad boy.
Cinque gol in sei partite, convocazione per l’Europeo e debutto da titolare con annessa prestazione da applausi per convincere i (tanti) scettici e togliersi di dosso un po’ di quelle etichette che si porta dietro da anni. Nel frattempo Berardi, dopo aver superato i 100 gol nel Sassuolo, per la prima volta ha aperto alla possibilità di un addio al club neroverde: «In quest'ultimo anno sono maturato moltissimo - ammette - mi prendo più responsabilità. E finalmente credo di essere pronto per una big». A contribuire alla sua maturazione anche il fatto di essere diventato papà, a fine dicembre, del primogenito Nicolò. Ora cosa riserverà il futuro a Berardi?
Il Sassuolo, che confida di trattenerlo “a vita” come voleva Squinzi, lo valuta 35-40 milioni. —
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