Trasporti
Il lavoro e la sicurezza dimenticata
Quasi tre vittime ogni giorno, persone che la mattina si svegliano, lasciano le mura domestiche, corrono sul posto di lavoro e l’ultima cosa che vedono prima di lasciare questo mondo è un macchinario che li risucchia, una ruspa che li schiaccia, una nube tossica che li soffoca.
La corsa alla competizione anche tra i lavoratori e l’aumento della precarietà (esasperata da bassi salari, ricatto occupazionale abitualmente usato per diminuire i costi, aumento dei ritmi di lavoro e della conseguente alienazione, progressivo invecchiamento di lavoratrici e lavoratori che non possono andare in pensione ...) hanno determinato le situazioni di insicurezza e incuria per le quali ogni giorno si muore. Non possiamo più tollerare tutto questo. Occorre un nuovo paradigma, dobbiamo lavorare per vivere non vivere per lavorare.
La sicurezza sui luoghi di lavoro è data da moltissimi fattori, in primis dal rispetto delle normative e dei protocolli ma è strettamente legata anche ai ritmi della produzione, allo stress psicofisico al quale sono sottoposti i lavoratori, alla competizione crescente figlia di un neoliberismo che pone al centro del suo sistema esclusivamente il profitto.
La vita umana, il benessere dei lavoratori sono esclusivamente funzionali all’ incremento della produttività. Ci hanno reso tutti schiavi di un sistema basato sul successo individuale, sul becero consumismo di beni e servizi, del concetto egoistico che tutto ha un prezzo.
La vita è un qualcosa di sacro, il diritto delle persone di viverla dignitosamente ed in sicurezza non può essere messo in discussione in alcun modo.
Lavorare meno, lavorare tutti. Garantire un salario minimo universale, migliorare le condizioni di vita nei luoghi di lavoro, comprendere che la competizione non è altro che uno stratagemma creato dai soggetti economici per accrescere i propri profitti sulle spalle dei lavoratori.
Adesso con la semplificazione degli appalti sarà una corsa al risparmio con inevitabili tagli da parte delle aziende ai costi in materia di sicurezza.
Non se ne vede l’uscita, solo un cambiamento di paradigma che porti a ripensare la cultura del lavoro inteso come emancipazione e giustizia sociale e non più come accessorio per incrementare produttività e profitti può cambiare il verso delle cose.
Le istituzioni, la politica, hanno il dovere di ribaltare tutto questo, rovesciando stereotipi figli di un sistema economico completamente sbagliato che ha fallito miserabilmente tutte le sfide alle quali è stato chiamato rispondere.
La vita non ha prezzo, così come l’ambiente in cui viviamo: se saremo capaci di comprenderlo potremmo ancora salvarci. --
*coord. reg. Progressisti in cammino
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