Italia
Evitiamo di comprimere i diritti
Il governo Draghi è sorretto da una maggioranza larga e composita ed è normale che il presidente del Consiglio cerchi sempre di trovare una sintesi tra le diverse sensibilità. Non è un caso che Draghi stesso abbia voluto sottolineare come si debba sempre evitare che le istanze particolari facciano aggio su quello che si presume rappresenti l’interesse collettivo. E tuttavia io penso che questa aurea regola di buonsenso dovrebbe prevalere sempre e non solo quando in qualche modo si vengono a penalizzare le esigenze più legate alla difesa dei ceti popolari.
Enrico Letta ad esempio ha avuto l’ardire di proporre una tassa sulle successioni relativa a patrimoni superiori a cinque milioni di euro. Un prelievo minimo da redistribuire in dote ai giovani e comunque perfettamente in linea con quanto accade nel resto dei Paesi europei. Apriti cielo! La Destra ha subito gridato all’"esproprio proletario". Poco importa se persino un campione del liberalismo come Einaudi sostenesse che «non aveva senso che il nipote imbecille di un nonno intelligente vivesse di rendita».
Il presidente del Consiglio ha elegantemente accantonato l’argomento sottolineando che questi temi saranno affrontati nel quadro di una più organica riforma del fisco. Intanto preoccupa inoltre che nella bozza del "Decreto semplificazioni" circolino proposte che, in nome della velocizzazione delle procedure, ripropongano i subappalti o, addirittura, il ritorno alle gare con il massimo ribasso. Se queste norme non venissero prontamente cassate ci troveremo di fronte a un salto indietro inaccettabile sia sul versante dei diritti dei lavoratori sia su quello della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Anche per quanto riguarda il blocco dei licenziamenti sembra proprio ce la levata di scudi della Confindustria abbia fatto saltare la mediazione del ministro Orlando che aveva proposto una proroga selettiva del blocco stesso almeno fino ad agosto. Il risultato probabilmente sarà quello di avere nuove migliaia di disoccupati nel bel mezzo di una fase di profonda recessione dell’economia.
Mettendo in fila tutte queste cose viene da chiedere ai partiti che sostennero il governo Conte e che hanno ancora la golden share della coalizione di alzare la propria voce. Essere responsabili va bene ma non fino a digerire anche cose francamente indigeste. Questo anche al fine di scongiurare il rischio che si finisca per utilizzare in modo sbagliato e malsano le ingenti risorse del Recovery Fund, continuando a perpetuare un modello di sviluppo fondato sulla precarietà del lavoro e sulla compressione dei diritti. --
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