Sicurezza
Discriminazione di genere c'è ancora tanto da fare
È appena passato il 2 giugno, data della nascita della nostra Repubblica, e inizierei la mia riflessione, in modo apparentemente anomalo, da un elenco di date: 10 marzo 1946, 2 giugno 1946, 15 febbraio 1966, 5 settembre 1981, Pasqua 1999, 26 luglio 2008, 7 maggio 2019, 1° maggio 2021, 27 maggio 2021.
Queste sono date significative per iniziare la mia riflessione partendo dalla condanna dell’Italia del 27 maggio scorso da parte della Corte Europea dei Diritti dell’uomo che, in relazione alla sentenza ribaltata al processo d’appello su uno stupro di gruppo di cui fu vittima la sera del 26 luglio 2008 alla Fortezza da Basso di Firenze, una ragazza poco più che ventenne, ha sentenziato che «Il linguaggio e gli argomenti utilizzati dalla Corte d’Appello trasmettono pregiudizi sul ruolo delle donne che esistono nella società italiana e che possono costituire un ostacolo alla tutela effettiva dei diritti delle vittime di violenza di genere", a fronte del fatto che c’è chi ancora sostiene che sia una forzatura parlare di violenza di genere in questo Paese.
La sentenza oggetto della condanna della Corte Europea aveva ribaltato la condanna di primo grado del Tribunale di Firenze del 2013 ed assolto tutti e sei gli abusatori che avevano avuto rapporto sessuale di gruppo non consenziente con la vittima, che era in uno stato di minore difesa e coscienza dovuta all’alcol, poiché la stessa Corte di Appello ha definito la vittima «un soggetto femminile disinibito, creativo, in grado di gestire la propria (bi)sessualità e di avere rapporti occasionali di cui nel contempo non era convinta" e aveva "mostrato gli slip rossi mentre cavalcava un toro meccanico".
Per avere giustizia la vittima si è dovuta rivolgere a Bruxelles che ha condannato l’Italia a risarcirla per danno morale patito. La corte europea ha motivato la condanna perché «Il linguaggio e gli argomenti utilizzati dalla Corte d’Appello trasmettono pregiudizi sul ruolo delle donne che esistono nella società italiana e che possono costituire un ostacolo alla tutela effettiva dei diritti delle vittime di violenza di genere", puntando il dito sulla vittimizzazione secondaria di cui è pregna la società italiana tanto da finire sui media e perfino nelle aule di tribunale. In pratica i giudici della Corte di Appello di Firenze avrebbero violato l’articolo 8 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo, "il diritto al rispetto della vita privata e dell’integrità personale".
L’Italia il 2021 è stata condannata a risarcire la vittima di 12 mila euro, e a pagare 1.600 euro di spese. L’avvocata della vittima Titti Carrano ha dichiarato che si tratta di «una sentenza che rende giustizia a tutte le donne», io aggiungo che rimane tuttavia un segnale importante di quanto sia ancora radicata la cultura che passa dalla violenza sessuale che solo di recente è stata considerata nel nostro ordinamento non più un offesa alla morale ma un danno alla persona, dal delitto di onore e dal matrimonio riparatore, leggi abrogate solo nel 1981, e che arriva ai nostri giorni in cui ancora una donna vittima di stupro è considerata in parte causa essa stessa dello stupro subito, vuoi per la propria "condotta" di vita, vuoi per la propria fisicità, avvenenza. Basta per tutti ricordare la reazione di un intero paese nella provincia di Reggio Calabria, San Martino di Taurianova, un paesino nella piana di gioia tauro, alla denuncia di uno stupro di gruppo della pasqua del 1999 e poi reiterato per quattro anni, di una ragazzina all’epoca dei fatti 13 enne, che venne definita poi "puttana" dall’intero paesino. Perfino il parroco del paese venne condannato per falsa testimonianza, avendo tentato di non far esporre denuncia alla ragazzina, per evitare uno scandalo.
Il 2 giugno abbiamo festeggiato la Festa della Repubblica, la sua nascita anche grazie al voto attivo delle donne, che fino al 1946 non avevano diritto di voto in Italia, questo per ricordarci quanto sia ancora attuale l’argomento culturale della parità di genere di diritti e doveri anche sul piano formale, poiché dal 1946 sono passati solo 75 anni, prima dei quali il diritto di voto per le donne non era previsto.
E quei 75 anni sembrano ancora più vicini se andiamo a vedere la recente notizia dell’omicidio maturato in famiglia nella notte del 1° maggio in provincia di Reggio Emilia per questioni di "onore" una ragazzina appena 18enne di origine pakistane, perché si è ribellata alla sciagurata tradizione dei matrimoni combinati. Sembra che la comunità islamica abbia dichiarato che verrà emessa una "fatwa" contro i matrimoni combinati , ma le fatwe vengono comunque emesse da uomini, quindi ancora una volta la decisione se una donna debba o meno sposarsi con qualcuno è in mano alla decisione di uomini che dispongono della proprietà della sua libertà individuale. E questa triste storia che sembra ai nostri occhi provenire dal Medioevo e alcuni reputano lontana anni luce dalla nostra realtà socioculturale ci riporta invece in una Italia di soltanto quarantanni fa, al 5 settembre del 1981 in cui venne abrogato il nostro delitto d’onore previsto dal Codice Rocco.
Questo filo che sembra intrecciare queste date e questi accadimenti, che dal medioevo in poi hanno visto la donna come una proprietà , come priva di potere decisionale nella res pubblica, nelle decisioni familiari, fa parte integrante di un tessuto che vede le proprie radici nella società italiana fortemente patriarcale fino all’epoca del dopo guerra, passando per la "rape culture" definita negli anni settanta, ed è anche per queste profonde radici culturali che l’uomo vittima di violenza, non denuncia. Il numero oscuro, cioè quel numero di violenze subite da un uomo e non denunciate, come lo stupro, lo stalking o la violenza domestica, è infatti nel nostro Paese molto alto. L’uomo nel caso di stupro non denuncia perché, sempre a causa della cultura che vede lo stupro della donna come una violenza storicamente "normalizzata" dal Ratto delle Sabine in poi, viene considerato "sesso forte", e quindi la sua "natura" poco conciliabile con quella della vittima di una violenza sessuale, come a perdita di ogni potere sociale di virilità.
Stesso concetto per quanto riguarda altri tipo di violenza interpersonale, come lo stalking o la violenza domestica soprattutto se messa in atto da una donna, considerata l’elemento debole, considerata il "sesso debole", poco pericolosa per la sua natura.
Il numero oscuro è quindi costituito da tutti quei casi di vittimizzazione maschile non denunciati per vergogna, per il timore di essere ridicolizzati da una società ancora profondamente maschilista.
Purtroppo questa cultura lambisce talora anche le forze preposte ad accogliere le denunce degli uomini, sminuendo i pericoli, facendo sentire gli uomini che denunciano deboli agli occhi del mondo, poco credibili e poco "virili". Questo è successo al 38enne di Legnano che, dopo vari tentativi di denuncia perché vittima di una stalker , il 7 maggio 2019 è stato gravemente sfregiato con l’acido al volto.
La lotta alla parità di diritti civili, che in Italia potrei dire è iniziata circa 75 anni fa, deve partire da una constante modifica culturale, e che la lotta alla parità di genere, o recentemente transgenere, purtroppo non è ancora storia di altri tempi. --
*specialista in Neurologia - Università di Pisa
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