Il Tirreno

Toscana

Stagionali, gli albergatori confermano le difficoltà a trovare personale: «Lo Stato ci aiuti»

Martina Trivigno
Paolo Corchia vicepresidente  Federalberghi Toscana. Stabilimenti balneari sul tratto di costa tra Tirrenia e Marina di Pisa
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Paolo Corchia vicepresidente Federalberghi Toscana. Stabilimenti balneari sul tratto di costa tra Tirrenia e Marina di Pisa

Parla Paolo Corchia, vicepresidente di Federalberghi: «Il governo agisca sulla decontribuzione. Così si aiutano le imprese, non col reddito di cittadinanza»

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FORTE DEI MARMI. Sì, è vero, i lavoratori stagionali non si trovano. È il tema dell’inchiesta che Il Tirreno sta sviluppando (siamo oggi alla quinta puntata) attraverso le testimonianze di imprenditori, lavoratori e sindacati. Per Paolo Corchia, vicepresidente di Federalberghi Toscana, uno dei motivi è da ricercare proprio nel reddito di cittadinanza. Però, qualunque sia il vero motivo, una soluzione ci sarebbe: «Basterebbe che lo Stato agisse sulla decontribuzione. In questo modo, le imprese sarebbero più incentivate ad assumere. Anche perché arriviamo da un momento catastrofico per il settore alberghiero».

La posizione di Federalberghi Toscana, che rappresenta, in tutta la regione, 2.400 strutture ricettive, è chiara: sgravi sui contributi previdenziali dei lavoratori per assumere di più. E, ovviamente, con tutti i diritti.

Corchia, perché il settore alberghiero e della ristorazione non riesce a trovare personale stagionale?

«Il problema esiste ed è legato a più fattori. In parte è dovuto ai sussidi che lo Stato riconosce: il reddito di cittadinanza può risultare “più comodo” per alcuni anziché lavorare in sala o in cucina. Con la paralisi del settore causa pandemia, poi, in molti si sono organizzati trovando altri impieghi».

E come si può uscire da questa situazione?

«Lo Stato potrebbe venirci incontro con incentivi sulle assunzioni. Così le persone sarebbero pagate, ma per lavorare».

Qual è la situazione sul fronte prenotazioni estive?

«Abbiamo riaperto con coraggio e ottimismo. Ma soprattutto in sicurezza. Siamo ancora lontani, in ogni caso, dal tutto esaurito. Ci sono molte prenotazioni ad agosto, significative a luglio. A giugno, per il momento, sono concentrate nel fine settimana».

In Toscana ci sono hotel che non riapriranno?

«Nella nostra regione sono circa tremila le strutture ricettive, di cui circa 1.300 sulla costa e 500 solo in Versilia. Stimiamo che il 10% potrebbe chiudere. Per sempre».

Colpa della pandemia.

«Sì. L’ultimo anno è stato difficile. Il fatturato delle strutture ricettive delle città d’arte hanno subito un calo dell’80%. Leggermente migliore la situazione sulla costa: qui ne abbiamo risentito, ma ci siamo fermati a un meno 30%».

Come pensate di recuperare?

«Innanzitutto lasciando i prezzi invariati rispetto al 2019. Anzi, qualcuno li ha pure diminuiti. E poi attraverso promozioni: un giorno di spiaggia gratis per tutta la famiglia, escursioni omaggio, sconti per chi abbia bambini fino ai 12 anni d’età».

E il passaporto vaccinale servirà a dare la giusta spinta al turismo?

«Siamo convinti di sì. In questo modo si è allargata la platea dei turisti, anche dall’estero. L’ideale sarebbe se si potessero vaccinare anche i turisti in vacanza. Noi su questo tema insisteremo».

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