Sicurezza
Il buffet? Il prefetto di Massa lo fa rincartare e lo dà ai poveri
2 giugno, la Caritas: «Questa è la Repubblica»
C’è nei gesti forma e ritualità. Ma nulla esclude che ci sia anche sostanza. Contenuto e significato. Il grande che si nasconde nel piccolo. La Res Publica in un pasticcino. L’appartenenza a questo Paese in un piatto di lasagne al forno.
Così quel buffet preparato per la cerimonia del 2 Giugno - rituale e formale nella sede della Prefettura - arriva sul tavolo della mensa Caritas. E il gesto si dota di significato. Non ha la forza impositiva di una legge che mina le diseguaglianze sociali, non quella di una più equa redistribuzione delle ricchezze, ma è segno. Di un modo di pensare il Paese, la Repubblica, il 2 Giugno, la dimensione collettiva dell’appartenere. L’Italia.
E quando Don Giuseppe Cipollini, che la mensa Caritas di Massa la gestisce, vede arrivare quei vassoi di cibo, beh non solo ringrazia - perché ringraziare è la prima presa di coscienza dell’altro e della sua importanza - ma vede il significato dietro il gesto: «Con quei vassoi, la Festa del 2 Giugno è arrivata anche alla Caritas. In fondo è questa la Repubblica». Sapere che l’altro c’è, anche quando vive nel silenzio, anche quando non riesce ad emergere. Anche quando non solo subisce le ingiustizie, ma neppure ha la forza per opporvisi. Il buffet diventa simbolo e non di chi usa e lascia agli altri ciò che non vuole - perché così potrebbe essere interpretato - ma di chi si ferma a pensare al valore di un pasticcino. Alle cose viste da una diversa prospettiva. All’altro.
«Sono arrivati due dipendenti della prefettura alla mensa Caritas e avevano tanti vassoi». Tanto dove di solito ci sta il poco. Alla Caritas tutto si utilizza, valorizza. Lo spreco non è ammesso, né è ammissibile: «La cena già c’era e abbiamo tenuto tutto per il pranzo del giorno dopo». E ieri si mangiano crostini, tartine e lasagne al forno. Tanti i vassoi, ma tante le persone sedute al tavolo: «C’erano una cinquantina di ospiti - Don Cipollini li conosce bene - e le cose arrivate dal buffet della prefettura non sarebbero bastate per tutti quanti, ma abbiamo pensato che a tutti avrebbe fatto piacere assaggiarle. Così abbiamo preparato il nostro pranzo e in aggiunta abbiamo distribuito focaccine, tartine. E poi i pasticcini». Perché se c’è qualcosa in più, quel qualcosa è per tutti. E distingue, un giorno come tanti da un giorno speciale: «È stato un grande piacere, per me e per gli ospiti della mensa Caritas ricevere i vassoi. C’erano addirittura - Don Cipollini parla come chi conosce il valore del cibo - le lasagne al forno. Ho ringraziato il prefetto Claudio Ventrice perché con il suo gesto ha reso tutti partecipi della festa. Anche chi ha bisogno. Questa per me è la Repubblica».
È distinguere i giorni, è avere un pasticcino. Importante quel pasticcino perché donato da una istituzione, lo Stato, e preparato da un’altra istituzione, la Scuola. Sì perché quelle cose buone, come solo può essere il cibo della festa, le hanno cucinato i ragazzi dell’istituto alberghiero Minuto di Marina di Massa. Loro le hanno servito al buffet, loro le hanno preparate per consegnarle alla mensa. Il professore di sala Mauro Angelini lo sapeva che una parte di quelle prelibatezze sarebbe andata alla Caritas: «È capitato anche altre volte che i nostri ragazzi e ragazze cucinassero per chi è meno fortunato. Ce lo avevano detto: quello che non viene usato, non deve andare sprecato e deve essere consegnato alla mensa Caritas. I ragazzi hanno preparato tutto e sistemato perché potesse essere trasportato». Da Palazzo Ducale, sede della prefettura alla Mensa.
Con la stessa cura con cui si prepara il vassoio destinato al Prefetto, si allestisce quello destinato alla Caritas. Questa è scuola. Due dipendenti della prefettura quei vassoi li consegnano alla mensa. L’istituzione che va dai cittadini. Da tutti. E cinquanta persone ieri a pranzo mangiano lasagne e tartine. E si concedono il dessert con un pasticcino, un dolcetto, un biscottino. La giornata diversa. Da ricordare.
Perché ci sono luoghi in cui la forma non c’è, non la ritualità, ma c’è la sostanza. Quando il rito però è condiviso, beh allora deve entrare anche lì. Per dire che l’Italia è Res Pubblica, anche di chi non mette su l’acqua a casa per il piatto di minestra veloce con i figli prima del lavoro. Anche di chi non indossa il vestito buono. Ma l’istituzione lì, dove la festa non diventa rito, dove non c’è il cibo speciale, deve esserci. E il 2 Giugno lì entra. Entra con una fetta di lasagne al forno e un pasticcino. Ma entra. Adesso quell’ingresso deve diventare azione, presenza. Perché è questa la Res-pubblica. Il pasticcino nei tavoli delle mensa. E molto di più. --
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