La manifestazione
La sorpresa per Francesco: torna a casa dopo otto mesi e gli regalano il Natale
Castelfiorentino, il 28enne è stato a lungo ospite di una struttura per diversamente abili senza che potesse incontrare i parenti a causa delle misure anti-Covid. La mamma: "Durante le feste chiedeva l'albero, mi è sembrato giusto farlo anche se in ritardo"
Francesco è tornato a casa il 29 maggio e ha trovato l’albero di Natale. Non si tratta di un caso: è rimasto otto mesi dentro la struttura residenziale per diversamente abili “La Ginestra” di Castelfiorentino senza la possibilità di vedere i suoi familiari se non da un tablet, per essere preservato dall’infezione da coronavirus ma allo stesso tempo privato dei suoi affetti più cari dall’organizzazione sanitaria. A niente è valso il doppio vaccino a gennaio, vane purtroppo sono state le ripetute richieste dei familiari dei 34 ragazzi che nell’Empolese Valdelsa sono ospiti, oltre che a “La Ginestra”, anche a Villa Fucini a Empoli. Sua mamma, Laura Corsi, aveva diffuso su Il Tirreno anche una toccante lettera aperta un mese fa per rimarcare una situazione straziante, in cui un genitore avrebbe fatto di tutto pur di poter riabbracciare suo figlio.
Ora che i contagi sono finalmente ridotti, c’è stata la possibilità per le famiglie di riportarli a casa a trascorrere un po’di tempo fuori dalle strutture come erano soliti fare prima della pandemia. In un mondo normale, Francesco, che ha 28 anni ed è uno dei più giovani ragazzi de “La Ginestra” ha sempre amato il Natale e i suoi simboli, principalmente l’albero e il presepe. Per questo mamma Laura e la sorella Chiara si sono adoperate affinché lui potesse recuperare il piacere di una festa che il Covid-19 gli ha negato. «Nelle video chiamate Francesco chiedeva da ottobre di poter tornare a casa a dormire – spiega la mamma – e nelle festività chiedeva di fare l’albero natalizio e ho ritenuto giusto farlo seppure in ritardo. Tradizionalmente acquisto sempre un abete vero e poi, dopo l’Epifania, lo metto a disposizione per ripiantarlo. Stavolta l’ho tenuto con cura, concimato, annaffiato e fatto arrivare alle porte dell’estate solo per farlo vedere a mio figlio».
Sotto l’albero di Natale c’erano anche i regali che non aveva potuto ricevere. «Ha avuto la reazione che mi aspettavo – prosegue Laura Corsi – come tutti i giorni di Natale ha modificato il presepe come voleva spostando le statuine, ha fatto anche la battuta giusta dicendo che in questi mesi Gesù Bambino ormai era cresciuto. Ha dato quindi la percezione di aver capito del tempo passato, ma non è uguale alla nostra. Per lui infatti tornare a casa è stato come se fosse stato lontano un solo giorno non otto mesi. Il cane è tornato a leccarlo in continuazione, come sempre, e Francesco ha ripreso tutte le sue abitudini. Fisicamente l’ho trovato più ingrassato e ricurvo, ma umanamente era lo stesso. È stato peggio per noi, il tempo è passato senza fine e soprattutto, sabato scorso avevo paura di come stesse mio figlio dopo così tanto tempo».
Francesco è tornato dalla sua famiglia per due notti, poi ieri ha fatto il suo rientro a “La Ginestra” che ha aperto adesso anche a quelle visite familiari fino a oggi negate. «Le potremo fare negli spazi del giardino di pertinenza della struttura – fa sapere la mamma – tempo permettendo e tutti indossando la mascherina. Le regole regionali prevedono comunque ogni volta che andiamo l’avere i risultati del tampone veloce. È una cosa che ha un costo alla fine del mese, la speranza è quella per cui la sanità pubblica ne possa passare gratuitamente almeno qualcuno».
Per mesi le famiglie hanno chiesto di poter essere vaccinati come assistenti di persone fragili: «Non lo hanno permesso perché non vivono con noi – spiega Corsi – la verità e che alla fine o per età o per prosecuzione della campagna vaccinale alla fine i genitori dei ragazzi lo hanno avuto quasi tutti. Io per esempio ho 56 anni e l’ho ricevuto. Le cose si sono risolte lasciando scorrere il tempo». Resta il fatto che otto mesi senza vedere un figlio restano addosso come una cicatrice. «Un inverno così non sarebbe sostenibile da trascorrere di nuovo – conclude la madre di Francesco – e la responsabilità è stata ai piani alti, no tra gli operatori della struttura. Il personale de “La Ginestra” è stato bravissimo, anche i nuovi ingressi, non abbiamo da lamentarci con chi ha fatto tutto il possibile, lavorato più del normale, ha creato attività per i nostri figli in modo da passare il tempo, festeggiare il Natale e i compleanni. Posso solo ringraziare, anche per aver ascoltato sempre le nostre richieste e le continue telefonate fatte nel corso di questi mesi». —
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