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Quei rapporti fra politica e imprenditori

Tommaso Fattori*
Quei rapporti fra politica e imprenditori

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Dopo un mese e mezzo di sostanziale silenzio dall’avvio delle indagini su fanghi velenosi, concerie, politica e ’ndrangheta, l’ex presidente della Regione, Enrico Rossi, ha deciso all’improvviso di sparare ad alzo zero contro l’attuale presidente Eugenio Giani, da lui peraltro sostenuto alle scorse elezioni regionali. E in campagna elettorale Rossi non ignorava di certo né chi fosse Giani né quanto si fosse adoperato per far approvare l’emendamento incriminato. Ma di punto in bianco, dopo sei settimane, Rossi dichiara: «Giani è complice o irresponsabile».

Nel corso di questo lungo periodo di silenzio in realtà Rossi, sul suo profilo Facebook, ha scritto su tutto, ma veramente su tutto. La sua pagina social era un vero e proprio "spettacolo di arte varia", per dirla con Paolo Conte: ha scritto post sulla baia dei porci e Fidel Castro, sulle api e sul povero Berlinguer (pace all’anima sua), su Napoleone e su Filippo di Edimburgo. Però non ha mai speso una sola parola sullo scandalo che ha travolto la Toscana nel periodo della sua presidenza, uno scandalo che oltre ai risvolti penali ne ha uno squisitamente politico: il legame sistemico fra potentati economico-finanziari e politica toscana.

Questo improvviso e tardivo cambio di strategia da parte dell’ex presidente Rossi significa certamente qualcosa. Forse significa che la faccenda si sta mettendo piuttosto male per Giani & C o forse significa che Rossi sceglie l’attacco come miglior tattica difensiva davanti all’opinione pubblica, peraltro piuttosto sonnolenta. Chissà.

Quel che è certo è che l’ex presidente Rossi non è al momento indagato dalla magistratura e tuttavia, dal punto di vista politico e non giudiziario, è dentro questa vicenda fino al collo. Prendiamo un episodio a caso, che emerge dalla carte dell’indagine, ma che è piuttosto indicativo del "groviglio armonioso" che connette gruppi economici e potere politico regionale.

Nell’ottobre del 2020 i conciatori coinvolti nell’inchiesta, secondo le carte degli inquirenti, avrebbero organizzato un incontro proprio con l’ex presidente della Regione Rossi e con l’intramontabile capo di gabinetto Ledo Gori, da sempre suo braccio destro, per parlare delle attività del consorzio e lamentarsi dei controlli dell’Agenzia regionale di protezione dell’Ambiente (Arpat). Durante il pranzo, intercettato dai carabinieri, Rossi avrebbe esposto i suoi progetti, raccontando di un affitto mensile di circa 20mila euro che doveva pagare e chiedendo contributi all’associazione conciatori. Proprio durante il pranzo uno degli imprenditori si sarebbe lamentato con l’ex presidente della richiesta ricevuta dalla Regione riguardo al monitoraggio del canale Usciana, spiegando che la cosa «li metteva in difficoltà».

Al termine del pranzo sarebbe emerso anche che il "contributo" all’attività di Rossi da parte dei conciatori sarebbe stato di circa 6-7.000 euro all’anno. Sempre secondo gli investigatori, nel corso del pranzo Ledo Gori avrebbe lasciato intendere ai conciatori di «essere a disposizione per le loro esigenze» riguardo ai rapporti con Arpat e la Regione, tra l’altro ringraziandoli per essersi attivati per il rinnovo della sua carica a capo di gabinetto, facendone richiesta a Giani già durante la campagna elettorale.

Cosa significa secondo voi tutto questo, non penalmente ma politicamente? Quale lunga consuetudine e forte riconoscenza spinge un gruppo di imprenditori, oggi sotto inchiesta, a promettere d’elargire, senza batter ciglio, sei, settemila euro l’anno a un ex presidente di Regione? Funziona così la politica del nuovo millennio? Qual è l’indipendenza di questa classe di amministratori dagli interessi dei gruppi economici che li finanziano, pur legittimamente? Come si può essere in grado di far prevalere l’interesse della collettività e dell’ambiente sull’interesse e il profitto di pochi quando sono proprio i soldi di quei pochi che ti fanno sopravvivere politicamente? E le campagne elettorali nelle quali si riversano queste montagne di soldi non sono forse falsate, alterate, strutturalmente "dopate"?

Mi viene spontaneo aggiungere un’ultima domanda: è un caso se il progetto politico "eretico" di cui sono stato il candidato presidente alle scorse elezioni, che non ha mai preso un euro da questi soggetti e che ha sempre denunciato i pericoli di simili connessioni e interessenze (le quali coinvolgono pienamente anche la destra), è oggi fuori dal Consiglio regionale? Chi non riusciva a comprendere la nostra fermezza nel voler restare "altro" da tutto questo, adesso sta aprendo gli occhi? Eravamo intransigenti o solo lucidi nell’analizzare e denunciare per tempo un simile stato di cose, provando a proporre un’alternativa?

Dal mio punto di vista, la Regione del presidente Rossi è stata una Regione prona e fortemente dipendente dagli imprenditori di settori chiave e da altri grandi gruppi di interesse. Con Giani il menù è identico, con l’aggiunta di una buona dose di incompetenza. Per molti cittadini, spesso in buona fede, tutto va bene e sotto i post rivoluzionari di Rossi sulla baia dei porci molti continueranno a scrivere "grazie Presidente!". Così va il mondo. --

*Toscana a sinistra

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