Il dolore
L’inflazione e il rischio che risalga
Il fatto che pochi giorni addietro sia stato reso noto che in Germania si sia registrato un aumento del 5,2% su base annua dei prezzi dei prodotti industriali, aggiungendosi a simili segnali di altri Paesi avanzati, ha accresciuto il numero degli osservatori che temono la fine della crisi dovuta alla pandemia sia accompagnata da una notevole inflazione.
Al contrario il capo economista della Banca Centrale Europea (Bce) Philip Lane ha dichiarato che non si tratta di vera e propria inflazione, ma del fatto che vi è carenza di alcuni beni, ad esempio di semiconduttori. Per giunta la Cina che, con le sue esportazioni, conteneva i prezzi, manca di container.
Inoltre il fattore principale di una possibile inflazione, il mercato del lavoro, non soffre certo di eccessiva domanda. La Bce prevede che, pur essendo i prezzi europei aumentati dell’1,6% in aprile, nel 2023 torneranno all’ 1,4%. La politica monetaria dovrebbe, quindi, continuare a essere espansiva se ci si vuole avvicinare a quel 2% che è l’obiettivo su cui tutti concordano.
Non è certamente facile dire chi abbia ragione, ma vanno posti in rilievo alcuni fenomeni. Il primo è che mai nella storia si sono verificate in tutti i Paesi contemporaneamente una politica monetaria lassista e politiche di bilancio molto espansive. Il secondo è che la gente durante la crisi pandemica ha speso meno del normale e ha accumulato risparmi che spenderà rapidamente quando la stessa sarà superata.
Terzo fenomeno da considerare è il quadro politico. Occorre avere 60 o più anni per aver vissuto periodi di alta inflazione e le conseguenze negative della stessa per larga parte della popolazione, soprattutto per i meno abbienti. Ne consegue che il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, non è il solo a preoccuparsi del fatto che, a ripresa in corso, l’occupazione è ridotta di ben 10 milioni di posti di lavoro e, di conseguenza, occorrono politiche aggressive sia in ambito monetario sia nella spesa pubblica.
Anche il presidente della Federal Reserve Jeromek Powel ritiene che il 2% di aumento dei prezzi annuo sia un obiettivo di lungo periodo. Analogamente il nostro presidente del Consiglio Mario Draghi ha dichiarato in una conferenza stampa che l’inflazione registrata è dovuta dalla scarsità di alcune materie prime e di alcune rotture nelle catene del valore e, di conseguenza, la politica monetaria dovrà continuare a essere espansiva.
In sostanza sarebbe logico pensare che politiche del genere negli Usa come nell’Unione Europea dovrebbero portare a livelli di inflazione difficili da precisare, ma non trascurabili. Tuttavia il mondo, dopo la crisi Covid- 19, sta radicalmente cambiando. Cresce il numero delle imprese che non fanno del profitto lo scopo principale e lo sostituiscono con considerazioni ambientali e umane.
Far comprendere a loro e a tutti che l’inflazione è un male, è un dovere per la politica come per gli economisti. --© RIPRODUZIONE RISERVATA
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