La manifestazione
Il recovery e la tregua Letta-Salvini
Pronti, via! Adesso si parte davvero, il Recovery Plan - tradotto in Pnrr (cacofonico acronimo di una brutta denominazione: Piano nazionale di ripresa e resilienza) - sta per trasformarsi in manna dal cielo. Tanto attesa e ora finalmente reale.
Tutti i Paesi dell’Unione, compresi i sovranisti e pure i fondamentalisti di Vienna e Varsavia, hanno finalmente dato l’ok definitivo che permetterà alla Commissione di Bruxelles di distribuire i fondi stanziati. Entro l’estate, si spera addirittura entro luglio, arriverà la prima tranche dei 191,5 miliardi destinati a Roma: il 13 per cento, cioè 25 miliardi di euro, più della metà dei quali a fondo perduto. È un’ottima notizia. Mario Draghi, intanto, ha definito la governance dell’intera operazione: ci sarà un ufficio di controllo al ministero dell’Economia; una segreteria tecnica di trecento consulenti; e una cabina di regìa a Palazzo Chigi, aperta di volta in volta ai ministri interessati, ma sotto la guida del presidente del Consiglio che avrà su tutto l’ultima parola: per paradosso, è solo per questo che è stata accettata una task force un po’ barocca, simile per numeri e costruzione a quella che era stata invece contestata a Giuseppe Conte.
Anzi, se vogliamo, accanto al passaggio decisivo del Piano, la novità sta proprio qui. Per poter licenziare il "decreto semplificazioni", e soprattutto le norme riguardanti gli appalti (uno dei vincoli posti dalla Commissione), Draghi ha riaperto il dialogo con i sindacati, coinvolgendoli nell’attuazione del piano. Anche per questo, ma non solo, sembra che tra il presidente e i due soci forti della maggioranza, Letta e Salvini, sia scattata una sorta di tregua che consiste nell’accettazione, per ora, del metodo Draghi: decisioni in splendida solitudine, e senza il coinvolgimento della politica, quando si tratta delle leve necessarie all’attuazione del Recovery; disponibilità a mediare su alcuni contenuti sensibili.
E così ecco un compromesso sui subappalti, permessi al 50 per cento fino a ottobre, ma impegni per l’assunzione di donne e giovani e niente "massimo ribasso"; e d’altra parte l’arrivo di un Draghi boy di altissimo profilo, Dario Scannapieco, alla guida della Cassa depositi e prestiti che del Piano nazionale di ripresa e resilienza è destinata a diventare strumento indispensabile, leva fondamentale. Lontana dai partiti.
E così, se Letta rivendica qualche cosa di sinistra, rinnova però fedeltà al governo; e se Salvini critica Draghi, si placa rivendicando come sue alcune scelte del presidente.
Gli esperti dicono che la compagine tornerà a fibrillare quando si parlerà di Rai, campo assai amato dalla politique politicienne; o dopo il voto di ottobre quando la conquista o la perdita di città importanti ricomporrà i rapporti di forza in vista della sfida decisiva del Quirinale. Ma questa è tutta un’altra storia. Intanto godiamoci la tregua, finché dura. E pensiamo a cose serie: i soldi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. --
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