Attenzione
Piegava male le camicie, pestata e umiliata
Grosseto, marito rinviato a giudizio per maltrattamenti. Oltre alle botte impediva alla moglie di usare uno dei bagni di casa
GROSSETO. Ci sono i litigi, le botte, le offese. Ma nei casi di maltrattamenti in famiglia possono intervenire anche comportamenti più celati, più subdoli, apparentemente estranei, eppure tali da poter essere identificati come facenti parte di un complesso di vessazioni.
Ad esempio, l’aver preteso in modo maniacale che la moglie piegasse le camicie in un unico modo. Non solo: il pretendere che lei le riponesse nell’armadio secondo la scala dei colori. E ancora: pure gli asciugamani sarebbero dovuti essere allineati in un certo modo ed esclusivamente in quel modo. Se anche ciò configuri l’ipotesi di maltrattamento formulata dalla Procura e se sarà punibile, lo dovrà stabilire un processo pubblico, che inizierà a luglio. Lo ha deciso il giudice dell’udienza preliminare Sergio Compagnucci che ha valutato gli elementi (e naturalmente non solo le camicie e gli asciugamani) meritevoli di una discussione per accertare le responsabilità dell’uomo, grossetano, poco meno che sessantenne. Era stato denunciato dalla moglie di qualche anno più giovane di lui nel 2016, ma nel capo di imputazione ci sono contestazioni che risalgono al momento dell’integrazione della denuncia (2017) come anche di anni precedenti (2013) e seguenti (2019). Inoltre, la Procura segnala che alcuni episodi sarebbero avvenuti anche in presenza della figlia minorenne.
I maltrattamenti sarebbero stati ripetuti e spesso avrebbero avuto motivazioni futili; la donna sarebbe stata presa per il collo, schiaffeggiata, gettata a terra, il marito le avrebbe stretto i polsi minacciandola di non raccontare a nessuno di quanto stava accadendo tra le mura di casa. Le percosse sarebbero avvenute anche quando la donna si sarebbe ribellata al marito, che le avrebbe guardato all’interno della borsa. Addirittura, avrebbe colpito la moglie con uno schiaffo nel corso di una cena con amici, nel 2013. Un episodio più grave (7 giorni di guarigione) sarebbe avvenuto sempre nel 2013, quando l’uomo avrebbe colpito la moglie facendola cadere dalle scale. «Devi morire perché sei un rifiuto umano» sarebbe una della frasi pronunciate, insieme ad altre parole particolarmente offensive. L’imputato avrebbe anche impedito alla moglie di usare uno dei bagni della casa, perché sarebbe dovuto rimanere di suo uso esclusivo.
Un litigio particolarmente violento, sempre secondo l’imputazione, sarebbe avvenuto nell’ottobre 2016. L’imputato avrebbe offeso la donna e, quando lei le aveva mostrato il telefono cellulare dicendo che stava registrando la conversazione, lui le avrebbe strappato di mano l’apparecchio, l’avrebbe sbattuto sul cruscotto dell’auto e avrebbe presa a calci la donna (un giorno di guarigione, con referto dal pronto soccorso). Altre minacce, sempre in quell’ottobre, sarebbero state attuate in una conversazione telefonica.
All’udienza preliminare la donna si è costituita parte civile con l’avvocata Elena Pellegrini, l’imputato è assistito dall’avvocato Carlo Valle. Delle indagini (comprese le testimonianze raccolte tra i conoscenti) si erano occupati i carabinieri. — © RIPRODUZIONE RISERVATA
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