Il Tirreno

Toscana

I sindacati in piazza per la sicurezza sul lavoro e contro lo sblocco dei licenziamenti: "Già 14 le vittime sul lavoro nel 2021 in Toscana"

La segretaria della Cgil Toscana Dalida Angelini
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La segretaria della Cgil Toscana Dalida Angelini

Cgil, Cisl e Uil si sono mobilitati in tutta la regione per chiedere più sicurezza, poi la riforma degli ammortizzatori sociali e la proroga dello stop ai licenziamenti

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FIRENZE. Sono 14 le vittime sul lavoro da inizio anno in Toscana, e solo da aprile a oggi sono tre gli incidenti mortali, compreso quello costato la vita a Luana D'Orazio: è questo il motivo che oggi ha portato Cgil, Cisl e Uil a scendere in piazza, con un presidio in via Cavour a Firenze davanti alla Prefettura (ma anche a Siena, Pistoia, Grosseto e altre città). Presenti i tre segretari regionali dei sindacati confederali: Dalida Angelini (Cgil), Ciro Recce (Cisl), e Annalisa Nocentini (Uil).

I sindacati chiedono un Patto per la Salute e la Sicurezza che coinvolga le parti sociali; la proroga del blocco dei licenziamenti, senza la quale si rischia la perdita di 100mila posti di lavoro da qui a fine anno; la riforma degli ammortizzatori sociali. Cgil, Cisl e Uil inoltre si dichiarano contrarie a deroghe al Codice degli Appalti. "In un Paese ad alto rischio di infiltrazioni - affermano - come le cronache ci hanno insegnato in questi anni, non possiamo permetterci di fare concessioni alla criminalità".

Ma i sindacati protestano ance perché chiedono al governo un patto nazionale per garantire la sicurezza sul lavoro, una riforma degli ammortizzatori sociali e una proroga del blocco dei licenziamenti. Queste le richieste dei sindacati toscani che sono scesi in piazza oggi a Firenze in occasione della mobilitazione nazionale. Il presidio unitario si è tenuto questa mattina sotto la Prefettura del capoluogo e ha visto presenti i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil per lanciare un segnale e chiedere azioni urgenti per il mondo del lavoro. "Il tema della sicurezza deve essere un investimento e non un costo - commenta Dalida Angelini, segretaria regionale Cgil - nel momento in cui riprendono le attività non si può derogare alla sicurezza degli strumenti di lavoro, come visto purtroppo dai tragici eventi dell'ultimo periodo". Secondo il segretario regionale Cisl, Ciro Recce, "è necessario fermare la strage nelle aziende, c'è stato un incremento percentuale rispetto agli scorsi anni, non possiamo andare avanti così".

Per questo, aggiunge,  "chiederemo al prefetto di mettere insieme dei controlli più stringenti e più formazione, la cultura della sicurezza deve partire già dentro le scuole, per educare i giovani che entrano nel mondo del lavoro". All'origine di ogni incidente, spiega Annalisa Nocentini, segretaria regionale Uil, "C'è carenza di sicurezza, di formazione, di controlli, contratti precari e tutele non rispettate. Tutte queste cose producono 1.300 morti all'anno ed è un bollettino di guerra". I sindacati chiedono al Prefetto di Firenze di farsi parte attiva nella sottoscrizione di un patto della sicurezza che deve consistere in "più controlli, più assunzioni per chi deve vigilare, più formazione sui lavoratori". Per la segretaria regionale Cgil, "in una fase come questa, di ripresa, anche dovuta alle tante risorse dell'Ue, noi dobbiamo mostrarci attenti al tema e migliorare.  Se non ora quando? Questo è il momento di agire" . Al centro della mobilitazione dei sindacati c'è anche il tema caldo della proroga dei licenziamenti. "Chiediamo che venga rinviato a ottobre - ribadisce Recce della Cisl - rischiamo di perdere migliaia di posti di lavoro e non ce lo possiamo permettere. E poi bisogna concentrarsi sulla riconversione dei lavoratori, attiviamoci rapidamente per evitare conseguenze pesantissime sul tessuto sociale". Per questo motivo, sottolinea Angelini, "è necessaria una riforma vera degli ammortizzatori sociali perché nessuno deve essere lasciato a casa". Secondo la segretaria regionale Cgil, "la maggioranza di coloro che verranno espulsi in seguito alla recessione sono lavoratori di piccole aziende.

C'è bisogno di accompagnarli in una fase delicata, bisogna riattivare le politiche attive. A fronte di lavori che spariranno ce ne saranno di nuovi, i lavoratori dovranno essere riqualificati". In tutto, analizza Nocentini della Uil, "si rischia di perdere 500.000 posti di lavoro in Italia, di cui 70.000 in Toscana. Nel territorio regionale ci sono poche grandi aziende e un diffuso tessuto di piccole e medie imprese che adesso sono le prime a pagare il prezzo della pandemia". Le misure di ammortizzatori sociali previste dal Governo, conclude la segretaria regionale, "non toccano la Toscana a cui rimane solo da contare ogni giorno i morti sul lavoro. Bisogna rivedere il piano di sostegno". 

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