Il Tirreno

Toscana

Stuprata fuori dalla Fortezza da Basso, la Corte europea condanna l'Italia: “Nella sentenza pregiudizi verso le donne”

Ilaria Bonuccelli
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
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La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

Così i giudici dei Diritti umani sull'assoluzione in appello dei sei imputati. Per la donna deciso anche un risarcimento

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L’Italia è arrivata in Europa con questa sentenza. Una ragazza della provincia di Firenze non ha subito uno stupro di gruppo in auto, fuori dalla Fortezza da Basso, perché anche se era ubriaca era ancora abbastanza in sé per dire di no. Perché i presunti stupratori erano ubriachi anche loro, quindi, erano pari. Perché dopo che ha subito violenza sessuale ha pedalato per dieci minuti per arrivare a casa. Perché durante la serata non ha spiegato bene che il consenso dato per il sesso orale consumato nel bagno della Fortezza da basso con un ragazzo era esteso agli altri sei amici. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non è solo rimasta basita di fronte alla decisione dei tribunali italiani (e alla scelta dei pubblici ministeri di non appellarsi contro le sentenze). Ha condannato l’Italia a risarcire la ragazza: 12 mila euro. Una cifra simbolica, forse. Ma pur sempre una condanna. Non esistendo il reato di mentalità retrograda, la Corte Europea condanna l’Italia per “vittimizzazione secondaria” della ragazza, un comportamento censurato da tutte le norme internazionali, a cominciare dalla Convenzione di Istanbul. E anche per il mancato rispetto di una serie di articoli della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. In concreto: l’Italia è stata condannata perché la sentenza impugnata in Europa è infarcita dei pregiudizi contro la violenza sulle donne.

LA STORIA

Il 25 luglio 2008 una studentessa toscana verso mezzanotte raggiunge alla Fortezza da Basso un ragazzo che aveva conosciuto a un corso anni prima. Lo raggiunge perché lui le promette di farle un “regalino”: lei pensa, fra l’altro, che le saldi un lavoro che avevano fatto insieme. Iniziano a bere insieme, anche a suoi amici, e lei presto – riferisce nella denuncia – perde il controllo e ha difficoltà a camminare. Quella sera stessa ha un rapporto orale con un ragazzo della compagnia, con cui aveva già avuto rapporti occasionali alcune settimane prima.

Da lì in avanti la situazione precipita. Iniziano i palpeggiamenti, gli approcci, le avances pesanti. Fino al momento dello stupro (presunto di gruppo) nell’auto di uno di loro. La ragazza si presenta in ospedale: viene attivato il codice rosa (il percorso dedicato alle vittime di violenza). Vengono riscontrate lacerazioni, morsi, lividi ma in tribunale si dirà (in appello) che possono essere compatibili anche con il sesso in auto.

PROCESSI E SENTENZE

In primo grado, il 13 gennaio 2013 6 ragazzi su 7 vengono condannati per «aver indotto una persona in stato di inferiorità fisica e psicologica a compiere o subire atti di natura sessuale». Ma vengono assolti dall’accusa di violenza sessuale perché per il tribunale le versioni «differivano sulla questione del consenso». Quindi i sei imputati fanno appello (ma non il pm). Dicono che la ragazza ha mentito «almeno 29 volte» e che perciò questo «provasse la sua totale mancanza di credibilità». Inoltre sostengono che «lo stato di inferiorità fisica della ragazza non era dimostrato e che comunque non potevano essere colpevoli di alcuna inferiorità dal momento che erano tutti sotto l’influenza dell’alcol». Quindi di fatto hanno ammesso che la ragazza fosse ubriaca. E anche che fossero sei contro uno.

Ma la Corte d’Appello di Firenze li assolve, considerando che le dichiarazioni della ragazza erano frammentarie e possono essere frammentarie solo in «episodi separati di abuso», non in un «unico episodio di abuso».

LE MOTIVAZIONI DELLE ASSOLUZIONI

Alla fine, la Corte di Appello di Firenze crede ai ragazzi che parlano di una condotta discinta della ragazza, che avrebbe ballato in modo provocatorio sul toro meccanico, che avrebbe ballato in modo discinto e avrebbe anche mostrato la lingerie rossa. E che non avrebbe dato la «revoca del consenso» espressa a uno del gruppo al momento del sesso orale. Siccome la ragazza – conclude la Corte – non era stata infastidita dai palpeggiamenti da parte del gruppo sulla pista da ballo «si poteva dire che gli imputati avessero considerato che c’era il consenso a fare sesso».

Così tutti assolti e il pm non fa appello in Cassazione.

LA CENSURA DELLA CORTE EUROPEA

Inflessibile la posizione della Corte Europea: «Non si vede come le relazioni sentimentali della ragazza, la sua scelta di abbigliamento ....possano essere rilevanti per la valutazione della sua credibilità e la responsabilità penale degli imputati». Poi aggiunge: «Il settimo rapporto sull’Italia del comitato delle Nazioni unite per l’eliminazione della discriminazione contro le donne e il rapporto Grevio (Gruppo europeo contro la violenza) hanno sottolineato il basso tasso di procedimenti penali e di condanne in Italia che è sia la causa si una mancanza di fiducia nel sistema di giustizia penale da parte delle vittime sia la ragione del basso tasso di denuncia di tali reati nel Paese». Poi la bordata finale: «La Corte ritiene che il linguaggio e gli argomenti utilizzati dalla Corte d’Appello di Firenze trasmettano i pregiudizi sul ruolo delle donne che esistono nella società italiana e sono suscettibili di impedire l’effettiva protezione dei diritti delle vittime di violenza, nonostante un quadro legislativo soddisfacente».

LA CONDANNA DELL’ITALIA

Se non fosse chiaro, la Corte Europea ribadisce che «è essenziale che le autorità giudiziarie evitino di riprodurre stereotipi di genere nelle decisioni dei tribunali, minimizzando la violenza di genere ed esponendo le donne a una vittimizzazione secondaria, utilizzando un linguaggio colpevolizzante che scoraggia la fiducia delle vittime nel sistema giudiziario». Da qui la conclusione che l’Italia non ha protetto la ragazza dalla «vittimizzazione secondaria» durante il procedimento. E condanna l’Italia a pagare 12mila euro di danni non patrimoniali e riconosce anche 1600 euro per le spese.—

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