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Toscana

Quelle consegne in bici per 13 euro a turno: la dura vita dei rider, che ora sperano nella legge toscana

Gianni Tacchi
Quelle consegne in bici per 13 euro a turno: la dura vita dei rider, che ora sperano nella legge toscana

La dura vita dei rider, tra contratti a chiamata e cottimo notturno. La nuova legge? «Speriamo che sia un segnale»

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LIVORNO. Un piccolo passo avanti, una norma che parte dalla sicurezza e dalla rappresentanza sindacale ed è destinata a incidere anche sui turni di lavoro. «Sì, nel mondo dei rider continua a muoversi qualcosa di significativo, anche se il cammino è ancora lungo», dicono i lavoratori e le lavoratrici delle piattaforme digitali che si occupano della distribuzione di pizze, panini, sushi e kebab a domicilio. E il riferimento è alla legge regionale, la prima in Italia, che riguarda i diritti dei fattorini ed è stata appena approvata (il 25 maggio) dal consiglio della Regione Toscana. In particolare si parla di formazione obbligatoria a carico del datore di lavoro con particolare attenzione al Codice della strada e al mezzo di trasporto, fornitura obbligatoria di abbigliamento e dispositivi di sicurezza da parte delle aziende, controlli sulla sicurezza tramite i servizi delle aziende sanitarie e promozione dell’istituzione di un rappresentante sindacale. «Forme di tutela – aggiungono gli stessi rider – che sono destinate a cambiare la nostra situazione. Finalmente si discute di salute, di sicurezza, anche di sindacato. Siamo soddisfatti dell’attenzione a livello regionale, l’approccio è quello giusto». Un approccio che punta anche a cancellare il cottimo, visto che la legge regionale parla di “stress lavorativo connesso ai tempi di consegna” e “distribuzione delle occasioni di lavoro”.

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L’ALTRO MONDO DEI FATTORINI

Oggi sono circa duemila i rider in Toscana, legati alle piattaforme digitali che li mandano a ritirare gli ordini nelle pizzerie o nei ristoranti per poi effettuare le consegne a casa. Ma tanti locali sono organizzati in modo diverso: sono sì disponibili su Just Eat o Deliveroo, giusto per fare un paio di esempi, ma per le consegne lavorano in modo autonomo senza avvalersi dei rider di quelle piattaforme digitali. E così ecco ragazzi e ragazze con contratti a chiamata da 10-15 euro a turno, in qualche caso anche a nero.

La testimonianza di Marco, un contratto a chiamata in una pizzeria di Livorno e circa 600 euro in tasca a fine mese solo se lavora tutte le sere, è significativa: «Chiaramente il lavoro è aumentato in modo esponenziale con il lockdown dello scorso anno, ma ormai il delivery è diventato un’abitudine per tutti e credo che dopo l’estate riprenderà a ritmi elevati. Durante la settimana faccio quattro, cinque consegne a sera, nel weekend arrivo a 10-12. Il compenso? 13 euro a turno, più un euro per ogni consegna. Lo scooter è mio, la benzina la pago io, le mascherine le compro io. Alla fine sono le mance a fare la differenza: il guadagno è quello, mica il contratto a chiamata...». Le cose vanno leggermente meglio a Filippo, che lavora in un altro ristorante di Pisa per 30 euro a turno, a prescindere dal numero di consegne effettuate. «Ma con il mio scooter e nessun rimborso benzina. Dove sono i diritti dei lavoratori? L’approvazione della legge? Speriamo che sia un segno positivo».

TUTELA E SICUREZZA CON LE PIATTAFORME

In realtà un rappresentante sindacale dei rider ci sarebbe già: si tratta di Yiftalem Parigi, 22enne di origine etiope, che a Firenze fa consegne a domicilio dal 2017 e nei mesi scorsi – tramite la Cgil – è stato eletto come primo rappresentante della sicurezza dei lavatori nel settore, l’acronimo rls. «Questa elezione – dice Parigi, attualmente al lavoro con Just Eat – non è stata riconosciuta dalle aziende, ma ora le cose devono cambiare proprio perché la nuova legge regionale parla di rappresentanza sindacale. La norma? Sicuramente positiva. Bisogna però contestualizzarla: le competenze di ogni Regione si fermano alla salute e alla sicurezza, sul resto serve un intervento nazionale». Ma è comunque un passo decisivo nella strada verso il riconoscimento dei diritti dei rider. «Certamente – prosegue Parigi – ne avevamo già parlato con Antonio Mazzeo, il presidente del consiglio regionale, con cui c’è un dialogo costante. L’obiettivo è regolare questo campo in modo diverso: per fortuna non è più solo una questione di dignità, ma anche di tutela e sicurezza. Il punto di vista è cambiato ed è proprio quello che volevamo. C’è un passaggio molto importante nel testo della nuova legge regionale: è quello in cui si chiede un documento sulle condizioni di lavoro, sui rischi e sulle azioni di contrasto. Ed è chiaro che ci saranno risvolti sui turni e sul lavoro a cottimo».

Risvolti che in alcune realtà ci sono già stati: un esempio è Just Eat, una delle principali aziende del settore, che ha sottoscritto un accordo aziendale con i sindacati per inquadrare i lavoratori dipendenti nel contratto nazionale della logistica, con la conseguenza che saranno garantiti per esempio una paga base, il tfr e l’integrazione salariale in caso di malattia, infortunio, maternità/paternità e ferie.—

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