Italia
Virus e paure: una questione di linguaggio
Cos’è il linguaggio a "doppio legame", con indicazioni diversificate e discordanti. Il potere della medicina e della politica. I virus ci sono sempre stati e non ce l’hanno con noi. La scienza non ha sbagliato. Gli "errori" sono stati nei messaggi di comunicazione, diversificati e discordanti, in una parola il "linguaggio". Ricorderemo probabilmente così il primo anno della pandemia, dove hanno predominato confusione e paura. Eppure segnali ce ne erano stati.
Il linguaggio è una forma di comunicazione fra le specie viventi e s’organizza a vari livelli nel rapporto fra soggetto e ambiente esterno. Le piante comunicano con forma e colore delle foglie per attirare o meno insetti utili o predatori. Comunicano tutti gli animali in cui è prevalente la comunicazione dei segnali del corpo. Gli umani, per fortuita evoluzione di specie, hanno anche una comunicazione verbale primaria lineare o non lineare secondo competenze simili o diverse. Nel primo caso, tutti possono condividerle, nel secondo assume il potere chi ne possiede di più. Un potere che hanno medicina e scienza e poi la politica.
La medicina usa spesso un linguaggio criptato con termini tecnici e legato a conoscenze specifiche. È divulgativo, ma non condiviso e la pandemia ha evidenziato un fenomeno comunicativo non lineare (è la teoria dell’antropologo Gregory Bateson del 1956). Definita "doppio legame comunicativo", si riferisce ai fenomeni comunicativi in cui nello stesso momento e stesse persone, lanciano messaggi fra loro diversi e discordanti.
Ciò avviene in famiglia e nella relazione fra padre e figlio. Per estensione, i media diventano unico potere di comunicazione sul fenomeno e la massa accetta in maniera acritica la comunicazione. In quegli anni, nasceva la televisione e Bateson parlò appunto di "doppio legame televisivo". Il "doppio" viene recepito dal nostro cervello come un dilemma comunicativo fra due messaggi in contraddizione. Così, non importa cosa viene fatto, perché ogni scelta rappresenta un errore, con uno stato di sofferenza e creazione di meccanismi difensivi.
Lo scorso anno si parlava di sconfitta dei virus, di cure vaccinali e gestione di sostegno come competenze della scienza, ma le modalità appartengono alla politica, sulla base però di indicazioni mediche. C’è stata invece mescolanza di competenze e nessuno ha saputo delineare a chi affidare il lavoro per risolvere il problema. Ed ecco il doppio legame. S’è osservato un accavallarsi di martellante presenza di medici che si disconfermavano reciprocamente, anche su quanto espresso da loro stessi in precedenza.
Si può parlare di linguaggio di potere circolare, quindi uguale, nei congressi scientifici, ma non allargabile a chi non abbia le stesse competenze, perché disorienta. Da qui, la ricerca d’ una difesa.
Un meccanismo di difesa è quello della "negazione". Il nostro "io" diventa incapace di elaborare un problema che si ritiene non affrontabile. Tende a dire che non esiste e dunque a non doverlo affrontare: pericolosa scelta in tema di pandemia, rifiutando le certezze degli studi virali.
Un "errore" iniziale è stato il linguaggio "bellico", il personale sanitario è formato "da eroi", gli ospedali, sono "trincee", il virus "nemico da sconfiggere". Paragonare la malattia a guerra è già stato usato con il cancro ("battaglia", con mille casi al giorno in Italia), il malati "guerrieri" e i decessi "sconfitte".
Siamo tutti consapevoli come, in ogni malattia, non si stia facendo uno scontro armato, al contrario parole proprie di guerra avrebbero risvolti psicologi negativi sulla nostra mente. Sì, perché gli ospedali vengono considerati come luoghi di pericolo con attacchi inaspettati. Medici e infermieri sono invece persone competenti che mettono in atto percorso di studio e pratica clinica, non soldati in prima linea che tentano di fermare un evento inesorabile. Ci metteremo in una posizione di disfatta. Molte azioni divengono inutili per l’imprevedibilità del nemico ed allora diventiamo succubi di regole come il coprifuoco, il cui valore non comprendiamo perché non siamo in guerra.
I virus sono sempre esistiti, prima ancora dell’umanità, non ce l’hanno con noi, ma non sanno vivere se non trovassero un organismo in cui moltiplicarsi. Lo sapevamo e l’abbiamo sottovalutato. Prendiamone dunque atto, con umiltà. --
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