Finanza
Tasse: la lotta all'evasione è il vero tema
Ah, le tasse! Maledette e benedette, amate e odiate, invocate e dannate, di destra e di sinistra, comunque sempre divisive. Perché alla fine, stringi stringi, è quando si parla di aliquote e progressività - cercando di evitare quell’urticante parola: "patrimoniale" - che arrivano i guai per ogni partito, governo, presidente del Consiglio. E non poteva fare eccezione nemmeno Mario Draghi, che guida il gabinetto della pandemia, del recovery plan e del Grande Debito.
Oddio, fosse stato per lui, non ne avrebbe nemmeno parlato ora. Ma il fatto è che appena è cominciata la discesa del famigerato indice di positività, si è accorciato il "coprifuoco" (parola che rimanda a ben altre tragedie) e s’intravede la luce in fondo al tunnel, i partiti hanno rialzato la testa, dimenticato l’emergenza e ripreso a piantare le loro "bandierine" (copyright Sergio Mattarella). E, sarà la coincidenza della vicina dichiarazione dei redditi, o magari l’incalzare della campagna elettorale per la conquista di grandi città, ma tutti - guarda un po’ - hanno deciso di dire la loro proprio sulle tasse.
Matteo Salvini ha rilanciato la sua idea di flat tax (che secondo Joe Biden, che se ne intende, finisce per favorire i redditi più alti); Pierluigi Bersani vorrebbe invece più progressività e minore franchigia sulle patrimoniali che già ci sono (come l’Imu e i bolli sulle operazioni finanziarie); Enrico Letta ha proposto tasse più alte sulle successioni e le eredità destinando il ricavato ai più giovani.
E gli altri, dimentichi che il primo a difendere questa tassa fu Luigi Einaudi, liberale, non hanno perso occasione per rispolverare l’antica etichetta del "partito delle tasse" che in campagna elettorale funziona un sacco bene.
Ora, i primi a chiederci di mettere mano al sistema fiscale sono gli ufficiali pagatori di Bruxelles, che anzi condizionano i 191,5 miliardi del Recovery Plan innanzitutto a questa riforma e a quella della giustizia. E dunque i partiti lanciano i loro segnali pur sapendo che la faccenda sarà lunga e complicata, e soprattutto che Draghi non ha nessuna intenzione di arrivare all’appuntamento con una valanga di piccoli e grandi provvedimenti, ma con una riforma organica e bilanciata, cercando di restare fedele al principio, pubblicamente espresso, che «è il momento di dare e non di prendere».
Va bene, gli crediamo sulla parola, ma qualche dubbio lo coltiviamo se non altro perché verrà il momento in cui da qualche parte bisognerà pur "prendere", visto che a conti fatti, crescita o no, nei prossimi anni dovremo fare i conti con un debito monstre e con un aumento della spesa pubblica spinto proprio dal Recovery.
Tanto tempo fa, dopo le grandi riforme fiscali dei primi anni Settanta, le uniche organiche seguite a quella firmata da Ezio Vanoni nel 1951, un bravissimo economista e tributarista, Antonio Pedone, volle fare il punto della situazione: scrisse un saggio e lo intitolò "Evasori e tartassati". Era il 1978 e da allora, ahimé, non è cambiato molto. Ecco, vorremmo riascoltare quelle quattro parole dimenticate: lotta all’evasione fiscale. --
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
