Il Tirreno

Toscana

Stefano Mugnai verso l'addio a Forza Italia

Mario Neri
Stefano Mugnai verso l'addio a Forza Italia

L'ex coordinatore regionale azzurro sarebbe pronto ad aderire a Coraggio Italia, il partito del sindaco di Venezia Brugnaro. In partenza anche l'aretino D'Ettore

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C’è chi si aspetta pure la mossa riparatrice del Cav, un gesto di riconciliazione del fondatore, una telefonata nella notte (ché le decisioni decisive avvengono sempre col buio). In fondo, a lui nessuno saprebbe dire di no. Ma se Silvio Berlusconi rimanesse silente, confinato e adontato ad Arcore, allora sarebbe fatta: anche Stefano Mugnai, deputato ed ex coordinatore regionale di Forza Italia, aderirebbe a “Coraggio Italia”. Un partito? Per ora un gruppo parlamentare, poi chissà, forse sì, una nuova forza politica di centrodestra. Gli ispiratori sono Giovanni Toti e un pezzo di Forza Italia capitanato dal sindaco veneziano Luigi Brugnaro, un plotoncino ormai in rotta non tanto con il capo ma con chi «si è impossessato del partito rendendolo asfittico», mormorano i quasi-fuoriusciti.

L’idea sarebbe quella di presentare il nuovo gruppo parlamentare domani, mercoledì 26 maggio. Ne farebbero parte otto dei 10 parlamentari di Cambiamo, il movimento del presidente della Liguria Toti, e dodici forzisti pronti ad uscire. Fra i nomi che circolano, e non hanno smentito, ci sono quelli di Michaela Bincofiore, Marco Marin, Cosimo Sibilia, Maria Teresa Baldini. Ma fra di essi ci sarebbero pure Mugnai e Maurizio D’Ettore, napoletano da anni trapiantato nell’aretino, professore di economia all’università di Firenze, anche lui eletto in Toscana. Per le truppe del Cav in regione sarebbe un mezzo terremoto. Intanto perché sono già due i deputati persi dagli azzurri in Toscana, il pistoiese Maurizio Carrara, passato alla Lega, e il pratese Giorgio Silli, entrato in Cambiamo, appunto. Ma anche perché lo strappo di Mugnai segnerebbe una rottura definitiva con una galassia moderata che sembra vivere Forza Italia come una gabbia.

Non c’è ancora nulla di certo. Lui non smentisce, ma neppure conferma. Ma la sua uscita potrebbe spingere molti azzurri fra Firenze e l’aretino a seguirlo. In fondo il deputato si dimise dall’incarico di coordinatore regionale sbattendo la porta, in rotta di collisione con i vertici per le scelte sulle candidature alle regionali piombate sulla Toscana. Mentre il partito toscano aveva indicato come capolista a Firenze Jacopo Cellai, storico consigliere comunale, da Antonio Tajani arrivò un diktat per schierare Marco Stella, che addirittura fino a pochi giorni prima dalla presentazione delle liste sembrava flirtare con i sovranisti di Salvini. Una decisione «calata dall’alto» che convinse alle dimissioni anche colonnelli di Forza Italia a Firenze come Mario Tenerani e Claudio De Santi. E portò alla guida del partito in regione il senatore versiliese Massimo Mallegni.

Non solo. Se l’uscita di Mugnai fosse confermata, a Montecitorio rimarrebbero tre forziste: la versiliese Deborah Bergamini, da sempre una fedelissima del Cav, la pratese Erica Mazzetti e la grossetana Elisabetta Ripani. L’idea di chi anima Coraggio Italia sarebbe quella di impiantare in parlamento l’atomo di un partito che – racconta chi ne sta curando la genesi – punterebbe ad occupare un’area di centro che i sondaggi potrebbero spingere fino al 10 per cento. Insomma, la vecchia storia del vuoto al centro da riempire. Del placido ceto medio che aspetta di essere rappresentato anche se di placido e medio nella società italiana non sembra esserci più nulla. Per verifica, citofonare a Matteo Renzi. 

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