Sicurezza
Ma la politica non può essere gratis
Esiste una qualche connessione tra la scelta del presidente del Consiglio, Mario Draghi, di rinunciare alla propria indennità e lo scandalo delle concerie toscane? Direi di sì, e riguarda i "costi della politica". La quale, come ogni attività umana, ha dei costi: esattamente come l’industria, l’agricoltura, la sanità, la cultura, l’arte, l’informazione e così via. Persino le attività "senza fine di lucro" hanno dei costi. Chi sostiene il contrario mente (spesso, sapendo di mentire). Il problema è: chi paga questi costi? Per le attività diverse dalla politica possiamo distinguere alcune ipotesi: gli utenti (come avviene prevalentemente nel caso di industria o agricoltura), lo Stato (genericamente inteso), altri. Tra questi "altri" ci possono essere finanziatori, sponsor, filantropi e altro ancora. Tra i filantropi possiamo inscrivere anche i volontari, che donano le proprie capacità e il proprio tempo senza retribuzione.
E i "costi della politica" chi li paga? Fino all’avvento della Costituzione repubblicana servivano filantropi, e tra questi i parlamentari, che non avevano diritto a nessuna indennità. Risultato? Che il parlamentare lo faceva soltanto chi se lo poteva permettere. Un operaio, o un insegnante o un musicista non potevano lasciare il proprio lavoro per andare a Roma (pagandosi magari anche le spese). Per questo la Costituzione repubblicana ha introdotto l’art. 69: «I membri del Parlamento ricevono un’indennità stabilita dalla legge». Ma i costi della politica non sono soltanto lo stipendio dei parlamentari (o dei consiglieri regionali, comunali, ecc.): sono anche altro, e in particolare i costi dei partiti. E per questi valeva la regola degli sponsor/benefattori: fino a quando ci siamo accorti che i benefattori non sempre lo facevano per il bene dell’umanità, ma spesso pretendono (o confidano in) qualcosa in cambio. Ragione per cui fu introdotto il finanziamento pubblico dei partiti: a pagare i costi della politica avrebbe pensato lo Stato (anche se i finanziamenti privati non furono vietati e continuarono). Tutto sistemato dunque? Neppure lontanamente. Perché da un’idea giusta (chi fa politica deve essere pagato, e la politica deve essere pagata con fondi pubblici) si è passati a un’applicazione inaccettabile: ai parlamentari e ai partiti si sono attribuite somme eccessive o senza collegamento rispetto alle funzioni, di cui gli stessi partiti non avevano più consapevolezza (ricordate lo scandalo della Margherita, quando i vertici non sapevano neppure quanti soldi avevano in cassa?).
Da qui "la Casta" e tutto ciò che ne è seguito: per le indennità a farne le spese sono stati soprattutto i sindaci e i presidenti di Provincia (questi ultimi, fino a due anni fa, erano a costo zero) e meno i parlamentari e i consiglieri regionali; mentre il finanziamento ai partiti è stato progressivamente cancellato. Con la conseguenza di riportare in auge gli sponsor/benefattori (che peraltro, come detto, non erano mai venuti meno). E ora, dunque? Che Draghi rinunci alla propria indennità e decida di fare il presidente del Consiglio come volontario va benissimo: è persona che per la sua condizione personale e anche per il suo prestigio non rischia di essere condizionato dai soldi. Ma va ribadito che chi fa il presidente del Consiglio deve essere pagato, e bene: sia perché ogni "lavoro" richiede la giusta retribuzione, sia perché un domani il premier lo possa fare anche chi non vive di rendita, sia infine per evitare il rischio che chi ha quell’incarico possa cercare altre vie di retribuzione.
Che poi i partiti (che sono costituzionalmente previsti) abbiano a disposizione fondi pubblici per svolgere la loro attività mi pare altrettanto necessario, per evitare che li debbano chiedere a sponsor mai troppo disinteressati. Purché sia un finanziamento trasparente, limitato all’essenziale e controllato nell’utilizzo. --
*costituzionalista - scuola super. S. Anna Pisa
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