La manifestazione
Lo scandalo Autostrade
La scadenza ormai è prossima: il 31 maggio si riunisce l’assemblea di Atlantia, la holding di cui sono maggiori azionisti (30,2%) i Benetton con l’indicazione, di fatto condivisa anche dagli altri soci (fondi esteri), di chiudere l’accordo per la vendita di Aspi-Autostrade per l’Italia SpA al consorzio capeggiato da Cdp, Cassa depositi e prestiti. Ovvero la finanziaria pubblica che custodisce tanta parte del risparmio degli italiani, quello postale soprattutto. Detta in soldoni, perché di questo si tratta, oltre 19 miliardi di euro (10 per ripianare i debiti e il resto nelle tasche dei soci proprietari). Lo Stato - attingendo alle risorse di tutti noi, compresi quelli che dallo stesso Stato hanno durato fatica ad avere persino gli spiccioli dei "ristori" o "sostegni" qual dir si voglia legati al disastro economico provocato dalla pandemia - sta per consegnare il più impressionante "pacco dono", dei tanti già fatti nel corso degli anni, a chi è in attesa di essere giudicato per una delle più gravi stragi civili dal dopoguerra a oggi: il crollo del Ponte Morandi a Genova del 14 agosto 2018 costato la vita a 43 persone.
Anche il processo, istruito dalla Procura di Genova, è alle porte, si ipotizza l’autunno prossimo. E i Benetton per primi, insieme con il fedele e ben remunerato ex management guidato da Giovanni Castellucci, quello che al telefono rideva anche con le salme del Polcevera ancora da ricomporre, sanno, in virtù dei tanti elementi investigativi già emersi, a cominciare dalle agghiaccianti intercettazioni che narrano di un gigantesco accordo corruttivo tra controllori pubblici e controllati privati per evitare di «sprecare in manutenzione» i soldi, tanti soldi, da destinare ai loro già lucrosi guadagni, che è altamente improbabile uscire indenni dall’aula del Tribunale. La firma dell’accordo infatti dovrebbe arrivare entro l’estate con la vendita definitiva programmata tra fine anno e marzo 2022. Per i Benetton significano 2,7 miliardi di euro in saccoccia.
Rien ne va plus, il gioco è fatto? Parrebbe proprio di sì, complice anche torpore della politica. Nel frattempo le cronache raccontano di nuovi allarmi sullo stato di salute di viadotti, sempre in Liguria e sempre gestiti da "Autostrade". Ma raccontano, soprattutto, di enormi novità per un Paese corrotto nel midollo come il nostro: la cosa che salta agli occhi è la ferma, inamovibile, risolutezza dell’ispettore del ministero dei Trasporti - ironia della sorte si chiama Migliorino e soprattutto Placido di nome - nella decisione di imporre al gestore autostradale per evidenti ragioni di sicurezza lo stop al transito dei Tir di peso superiore a 3,5 tonnellate. Quella risolutezza decisionale mancata per anni e anni nell’abbraccio, corrotto e assassino, che ha portato alla strage del Morandi.
Eppoi c’è la lettera di un signore che fa l’economista, ma che preferisce firmarsi un cittadino come tutti noi, Raffaele Scippa, che ha pubblicato a proprie spese su un quotidiano. Ha investito i suoi soldi in voglia di verità e di dignità. Il testo di Scippa è il miglior editoriale sulla tragedia e sullo scandalo che anch’io ritengo essere una delle pagine più abiette del marciume, nel cemento e nelle coscienze, della storia italiana. Scippa, in sintonia anche con Egle Possetti, la presidente del comitato che riunisce i familiari delle 43 vittime del Morandi, pone tre domande sostanziali, solo apparentemente retoriche. Eccole, testuali.
1) Il Governo e i parlamentari italiani sono a conoscenza delle accuse della Procura di Genova nei confronti, tra gli altri di Aspi, in relazione al crollo del ponte Morandi che, se confermate, renderebbero tale società inadempiente rispetto agli obblighi prescritti dal contratto di concessione?
2) Il governo e i parlamentari italiani sono a conoscenza che per i fatti di cui sopra Aspi è passibile di risoluzione del contratto di concessione da parte del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti in applicazione delle norme vigenti in materia? In tal caso il prezzo massimo da offrire non avrebbe motivo di superare il valore del capitale netto della Società che è di 2,5 miliardi?
3) Di fronte a una prospettiva così incerta e così rischiosa, perché non seguire la strada maestra del diritto da parte di uno Stato che ne dovrebbe essere l’assoluto garante e custode per i propri cittadini? Al contrario il nostro governo con Cdp segue incomprensibilmente una strada opposta: senza conoscere le risultanze dell’inchiesta della Procura di Genova (che si riveleranno di estrema gravità), anzi ben prima di queste e con un Parlamento non informato, si precipita a presentare ad Atlantia-Benetton un’offerta vincolante di 9,3 miliardi per le azioni di Aspi, come se questa fosse uscita trionfalmente assolta con formula piena da tutte le sue accuse!
Ho una sola eccezione da fare, quando Scippa scrive «segue incomprensibilmente una strada opposta». La notizia di queste ore è che i nuovi manager di Autostrade-Benetton, l’amministratore delegato Roberto Tomasi e gli altri due grandi protagonisti di questa fase, Amedeo Gagliardi, responsabile degli affari legali e Alberto Milvio, responsabile finanza, sono talmente incerti dell’esito che hanno già chiesto e ottenuto, con l’avallo degli stessi futuri padroni, l’aumento dei loro stipendi da 635 a 750mila euro annui. Non è la cifra che impressiona a questi livelli di vertici aziendali, ma la certezza che tutto andrà come è già stato deciso. Il che rende quella «strada opposta» citata da Scippa, molto meno «incomprensibile». --
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