Gioco
Il registro elettronico che agita le famiglie: una conquista o no?
Ne abbiamo parlato con due docenti che rappresentano le opposte opinioni
Sono quasi dieci anni che il registro elettronico cadenza la vita delle famiglie che hanno figli in età scolare. Salutato come una conquista, con il passar del tempo ha mostrato anche limiti. E sebbene non attuale, il tema è sempre presente nelle discussioni familiari. Voti, assenze, giudizi comunicati in tempo quasi reale consentono alle famiglie di controllare e volendo indirizzare il percorso scolastico dei figli, ma tolgono ai ragazzi la possibilità di sbagliare (una bugia? un’omissione? un racconto non proprio veritiero?) e dunque anche di migliorarsi. Ne abbiamo parlato con due docenti che rappresentano le opposte opinioni: Francesca Bini, preside del liceo classico Carducci di Viareggio, e Lamberto Giannini, insegnante al liceo scientifico Enriques di Livorno. Buona lettura.
Francesca Bini (Preside Liceo Classico): Migliorano la didattica e il risultato
L’utilizzo delle nuove tecnologie può essere un prezioso aiuto alla scuola. Per questo sono favorevole al registro elettronico. Ovviamente, come ogni strumento, va utilizzato con consapevolezza e instaurando un percorso formativo che coinvolga docenti, famiglie e studenti: così facendo diventa un aiuto importante in primo luogo agli alunni stessi che si ritrovano ad avere un contatto diretto con il loro percorso didattico e con le valutazioni cui vengono sottoposti. Possono così comprendere meglio i loro punti di debolezza e il modo in cui poter migliorare e recuperare eventuali carenze dell’apprendimento.
Il mio percorso a sostegno dell’utilizzo del registro elettronico è iniziato già nei primi anni Duemila: in particolare nel 2008-2009, nell’istituto comprensivo Piaggia di Capannori dove insegnavo prima del mio attuale trasferimento come preside del liceo classico "Carducci" di Viareggio, avviammo una sperimentazione ampliando il suo uso anche per i docenti di sostegno e nella scuola dell’infanzia e suggerendo al programmatore alcune modifiche al sistema, come ad esempio la possibilità di includere i lavori di gruppo o laboratoriali. Negli ultimi anni questo strumento si è affinato rispondendo proprio a queste esigenze: io stessa mi sono trovata ad implementarlo qui a Viareggio dove era poco utilizzato e dove oggi invece è diventato un importante sostegno al lavoro dei docenti. Pur con ancora qualche limite da migliorare, il registro elettronico garantisce alla scuola molte più possibilità. Il controllo totale della situazione scolastica ad esempio è un elemento molto positivo, per diversi aspetti. Il primo, e più importate, è la possibilità di avere in brevissimo tempo i dati relativi alle presenze e all’andamento scolastico complessivo: si tratta di dati statistici che così giungono con immediatezza e che permettono ad esempio al dirigente scolastico o agli stessi docenti di migliorare la propria offerta didattica, di calibrarla meglio rispondendo anche alle esigenze stesse degli studenti. Inoltre, in caso di criticità, si può intervenire con tempestività e iniziare un percorso insieme ai genitori per portare lo studente in difficoltà a migliorare o a rimediare particolari situazioni: mi viene in mente il caso di un alunno che ha registrato troppe assenze e che corre il rischio di perdere l’anno o che in determinate materie presenta un debito formativo. Con il registro elettronico è possibile non solo informare subito la famiglia, entrare in contatto con loro e capire cosa non va e come la scuola può aiutare lo studente a recuperare, ma anche mostrare all’alunno in che cosa nello specifico ha mostrato delle carenze in modo da indirizzare i suoi sforzi in maniera mirata. Questo velocizza il lavoro e migliora la qualità della didattica, ottimizzando gli sforzi dei ragazzi e concretizzando, attraverso l’estrema trasparenza delle valutazioni e dei percorsi didattici, il patto di corresponsabilità che si instaura tra scuola e famiglia. Un aspetto, quest’ultimo, che a sua volta permette anche di procedere verso la personalizzazione dei percorsi didattici: un obiettivo spesso inseguito, senza grande successo, dalla scuola in passato e che ora è reso possibile proprio grazie a questo supporto tecnologico.
In questi due anni di pandemia segnati dalla didattica a distanza poi il registro elettronico si è dimostrato fondamentale. All’inizio, quando le piattaforme per la Dad non era ancora funzionali, i miei docenti hanno proseguito le attività didattiche proprio utilizzando il registro elettronico: è diventato per studenti, docenti e genitori un punto di incontro, dove venivano trasmessi lezioni, compiti a casa ed era possibile ritrovare il materiale e gli argomenti trattati nelle settimane precedenti, ad esempio, ad un’interrogazione. Sono stati addirittura gli stessi studenti a chiederci di implementarne l’utilizzo e, per il prossimo anno scolastico, cercheremo di farlo. Tra le possibilità fornite dal registro di cui già abbiamo approfittato, c’è la piattaforma "Collabora" che permette di caricare e svolgere i compiti in classe attraverso il registro elettronico con un proprio dispositivo (dallo smartphone al portatile), abolendo anche l’impatto ambientale delle fotocopie.
Lamberto Giannini (Insegnante Liceo Scientifico): Ma perdiamo la relazione con i ragazzi
Il registro elettronico è un mezzo inadeguato dal punto di vista della didattica e io sono sempre stato contrario al suo utilizzo perché spinge ad un sistema totalitario di controllo dove il soggetto è meno importante della dimensione tecnica. Nel registro elettronico gli insegnanti inseriscono entrata e uscita del ragazzo da scuola e i voti che prende. All’apparenza sono solo dati. Niente di più. In realtà l’inserimento di questi dati allontana il contatto reale tra le persone, fa perdere quel contatto di presenza con la scuola come le telefonate che il professore fa al genitore per raccontargli come vede il ragazzo, toglie poesia alla "brucia" (il marinare la scuola). E il rischio è di trattare i ragazzi come numeri, come elementi che vengono spersonalizzati, con la dimensione tecnica che prende il sopravvento rispetto alla dimensione didattica. Non solo. Il registro elettronico rientra in un più ampio meccanismo di controllo dove contano solo le competenze mentre la persona e il suo mondo interiore sono messi da parte.
La vera realtà di un ragazzo è il suo approccio con gli altri, la relazione, vivere il rapporto col professore, non l’elemento burocratico. Con l’agenda elettronica vince invece l’elemento burocratico, vince la dimensione inautentica: quello che Heidegger definiva il mondo della chiacchiera diventa maggioritario a discapito del mondo della profondità. Per andare verso la profondità del ragazzo non serve controllarlo minuto per minuto, non serve la statistica, non serve il dato, ma serve costruire una relazione significativa e nutriente con lui che passa anche attraverso il far pesare le assenze, il mettere i voti, però in un rapporto di segno, di significato. Il filosofo Derrida diceva che ciò che permane è il segno, è il significato. Noi abbiamo smesso di lasciare segni, di lasciare i significati. La società è sempre più asettica, è sempre più chirurgica, sempre più organizzata, e sempre meno legata all’umano e alla relazione significativa. I ragazzi invece hanno bisogno di vivere l’esperienza della scuola per poi narrare questa esperienza da adulti. Faccio un esempio: il marinare la scuola. E’ un fatto che poi si racconta, è un fatto che deve avere quella dimensione di valenza eroica. Certo. Non deve essere incentivato dall’adulto, ma un ragazzo non può marinare la scuola sapendo che venti minuti dopo il padre e la madre in ufficio vedono che è assente da scuola.
Questo non vuol dire invitare il ragazzo alla bugia ma invitarlo a un elemento di dare significato all’azione che compie, ad avere un po’ di timore, di trovare un contrasto. Invece col registro elettronico si creano quei rapporti che rischiano di diventare orizzontali per cui il ragazzo che vuol fare assenza lo dice ai genitori prima, il genitore rischia di diventare l’amico del ragazzo, mentre bisogna assumere ruoli e situazioni diverse che il registro elettronico non favorisce. Ovviamente il problema non è il registro elettronico in sé, ma il sistema di cui fa parte. Il registro si va a inserire all’interno di un contesto dove conta sempre di più il dato, la statistica. Abbiamo messo nella scuola delle parole terribili come crediti e debiti per abituare i ragazzi all’economia, a evitare il debito, a tentare di riscuotere i crediti, alla dimensione del curriculum che la Consulta ha considerato tendenzialmente incostituzionale perché arrivano dei dati sensibili che possono provocare delle discriminazioni. E quindi c’è un rischio di non partire più dalla persona.
Noi i ragazzi non li conosciamo più, li stiamo perdendo. Tutti gli strumenti che prima ci permettevano di conoscerli erano: il tema, i rapporti relazionali. Tutte cose che abbiamo tolto per inserire elementi più oggettivi ma meno profondi e meno tesi a svelare la loro personalità. La mia non è una crociata contro il registro elettronico ma contro un sistema. I ragazzi hanno bisogno di dare significato ai passaggi della vita, hanno bisogno di vedere che si vive la situazione e non la si rende asettica e anestetizzata. Questo non vuol dire tornare al registro cartaceo. Si può fare anche un registro elettronico. L’importante è non diffondere immediatamente online i dati perché questa ottica della trasparenza e della chiarezza in realtà è una dimensione che mette davanti a tutto la rappresentazione e non la sostanza vera. --
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