Il Tirreno

Toscana

l'intervento

Autostrada ci resta solo la rinuncia

Fabio Del Nista*
Il casello di Rosignano
◗
Il casello di Rosignano

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Dobbiamo un grazie sincero all’onorevole Andrea Romano del Pd per aver firmato assieme al collega grossetano Luca Sani un’interrogazione parlamentare relativa all’Autostrada Tirrenica. Il ringraziamento è dovuto perché si è fatta finalmente e forse definitivamente chiarezza sul destino di questa infrastruttura della quale, a nostro parere, la Toscana, l’Italia e perfino l’Europa dovranno rinviare sine die l’attesa.

Bene ha fatto il Tirreno a riproporre il 17 aprile scorso un articolo di Luigi Carletti che con realtà e amarezza ripercorreva i travagli della autostrada Livorno-Civitavecchia e i condizionamenti di carattere esclusivamente local-lobbistico che hanno ultimamente portato al riduttivo progetto di quella che lo stesso quotidiano ha definito un’"autostradina". Ebbene, a oggi e per molto tempo ancora anche per quest’ultima soluzione, riduttiva ma pur sempre necessaria, non si intravedono sbocchi. Il problema non è infatti la mancata taumaturgica nomina di un commissario ad acta: i problemi sono diversi e burocraticamente complessi, progettualmente non definiti e finanziariamente non computati. L’Anas, formalmente incaricata dell’opera, dovrà infatti precisare e risolvere, a detta del ministro Enrico Giovannini (Infrastrutture e mobilità sostenibili), la verifica degli atti progettuali sin qui eseguiti, la validità delle procedure di approvazione e inoltre individuare le risorse finanziarie utilizzabili. Da qui una riflessione si impone: che valore aveva approvare nel 2019 una legge per il trasferimento da Sat ad Anas della concessione dei lavori per la riqualificazione dell’Aurelia (a questo era ormai ridotta l’autostrada) tra Tarquinia e Cecina? Sorge il sospetto che questo trasferimento sia stato fatto proprio per eliminare ogni ipotesi di autostrada, che la presenza di Sat avrebbe implicato, e per imbonire i notabili maremmani contrari all’opera. È evidente che se non si fa l’autostrada, Sat non serve.

Il risultato scaturito è l’ennesimo disimpegno rispetto a un’infrastruttura che quasi tutti aspettano da anni, eccezion fatta per un sindaco di Suvereto che negli anni ’90 la pensava diversamente e per un pugno di notabili, influenti e potenti, che passano le vacanze in Maremma. Costoro se ne infischiano della pericolosità di quel tratto di Aurelia che interrompe un corridoio autostradale di 3.500 km, dalla Scozia alla Sicilia, e se ne infischiano anche dello sviluppo economico che il completamento dell’autostrada porterebbe alla Toscana tutta. Senza dimenticare le responsabilità della Regione Toscana il cui presidente arrivò al punto di minacciare di sdraiarsi sull’asfalto se non si fosse fatta l’autostrada e che ora, però, ci ha ripensato e dice che anche il raddoppio dell’Aurelia va più che bene, purché si faccia.

Infine non possiamo neppure sperare che i fondi del Recovery Fund possano essere utilizzati per la realizzazione di questa cosiddetta autostradina. Non è pessimismo, ma ragionevolezza ritenere che anche ci fosse la volontà politica, i tempi di riprogettazione e realizzazione dell’opera non sarebbero compatibili con l’utilizzo dei fondi Europei, che impongono il completamento delle opere entro il 2026. Forse dovremmo adeguarci, riporre i nostri sogni nel cassetto e sperare che i nostri figli e nipoti realizzino un’infrastruttura così essenziale. --

*circolo Il Centro - Livorno

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