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Scandalo concerie, quei solchi di terra nera e i timori per la salute

Marco Pagli
Scandalo concerie, quei solchi di terra nera e i timori per la salute

Dopo i carotaggi sulla 429 la paura dei veleni: agricoltori e residenti chiedono controlli

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Ci sono due solchi, scavati sotto la nuova regionale 429 all’altezza del cavalcavia ferroviario nella frazione di Brusciana, comune di Empoli, che da martedì scorso agitano le notti dei residenti della zona. Scendono dalle barriere di sicurezza poste ai lati di quella che qualcuno ha già ribattezzato la "Strada dei veleni" verso i campi. Due ferite nella terra - che sono state provvisoriamente coperte con un telone - che hanno un’intensa colorazione scura e che potrebbero essere la prima prova di quanto finora ipotizzato dai magistrati nell’ambito dell’inchiesta Keu. E cioè che per realizzare i rilevati del quinto lotto della strada regionale sarebbero effettivamente stati utilizzati gli scarti di lavorazione dei fanghi di concia.Ottomila tonnellate di sostanze tossiche, cancerogene a causa dell’alta concentrazione di cromo esavalente. Per esserne certi ci sarà bisogno dei risultati delle analisi. Ma intanto quella polvere nera alimenta le angosce di chi intorno all’area dei prelievi abita e coltiva. È il caso, ad esempio, di Simone Alderighi. La sua casa dista appena cento metri dal tratto sul quale la procura ha ordinato i primi carotaggi. Ci troviamo nella frazione empolese di Brusciana, duecento metri di strada tra la rotonda e il cavalcavia ferroviario. Poco più distante Simone ha un campo nel quale coltiva e due pozzi da cui attinge l’acqua per irrigare.

«Non stiamo bene - racconta - da quando è venuta fuori l’inchiesta siamo molto preoccupati e adesso che quella polvere nera è emersa dagli scavi si dorme ancora peggio. Il pensiero corre in continuazione a ciò che potrebbe esserci sotto la strada e all’impatto che potrebbe avere su questo territorio non solo nell’immediato, ma anche in prospettiva». Martedì mattina sul posto c’erano i tecnici dell’Arpat, i carabinieri forestali e quelli del nucleo operativo ecologico (Noe). In tutto i rilievi sono andati avanti per poche ore e presto interrotti a causa del maltempo. La stessa Arpat, a cui sono state chieste indicazioni circa la prosecuzione dei sopralluoghi e circa i tempi necessari ad avere i primi riscontri dalle analisi sui terreni, mantiene il massimo riserbo. Di sicuro ci vorrà più di quanto impiegato per i controlli sulle acque dei pozzi privati, dai quali finora sono arrivati tutti esiti negativi.Analizzare i terreni prevede una procedura più lunga.Sicuramente non meno di tre settimane. «Alcuni residenti e aziende agricole che coltivano in questa area - prosegue Alderighi - avevano già consultato geologi e tecnici nelle scorse settimane, ma l’esito dei carotaggi è decisivo perché solo da quelli si potrà capire se e come bonificare. E questa è l’altra preoccupazione che ci affligge: nel caso in cui venga accertato che le polveri nere emerse dagli scavi siano effettivamente tossiche come si interverrà? Sarà possibile rimuovere o contenere la contaminazione? Potremo continuare a coltivare qui e quali ripercussioni ci saranno per la salute?».Domande pesanti come macigni che aspettano risposte. E che non riguardano solo coloro che abitano a ridosso del tratto interessato dal sopralluogo.

«Evidentemente queste prime rivelazioni, anche se dovremo attendere i risultati, non fanno stare tranquilli - afferma Samuela Marconcini, portavoce dell’assemblea permanente "No Keu" che si batte per tutelare la salute dei residenti - tuttavia il problema non riguarda solo coloro che abitano a ridosso del tratto interessato dal sopralluogo. «Se davvero le sostanze inquinanti sono state utilizzate lì - aggiunge - come si può escludere che la stessa cosa non sia accaduta anche in altri punti... Per questo come assemblea continuiamo a chiedere che i carotaggi vengano estesi a tutto il tracciato della nuova strada e che siano reiterati nel tempo». --

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