Sicurezza
Servono più ispettori e più controlli: la piazza piange Luana e Sabri, 23 anni, morti lavorando
Cgil, Cisl e Uil con il sindaco Matteo Biffoni e il presidente Eugenio Giani chiedono maggiore attenzione. La madre di Sabi morto a Prato lo scorso 2 febbraio: "È una guerra, questa è una guerra”. Il ministro Orlando presiede la riunione in Prefettura: non bastano cordoglio e indignazione, servono i fatti
"Da noi a Prato l’azienda più grande ha 100 dipendenti. Qui sono migliaia le aziende come l’orditura “Luana” fatta di operai e degli stessi titolari. Ci vogliono controlli e sanzioni senza esitazione. Il Governo ci deve aiutare. Servono forze in campo e ispettori del lavoro”. Il sindaco di Prato Matteo Biffoni, si stringe al dolore per la morte sul lavoro, avvenuta lo scorso 4 maggio in una azienda tessile di Montemurlo, di Luana D’Orazio, 23 anni. Come il presidente della Regione Eugenio Giani anche lui presente alla manifestazione, Biffoni non ha voluto prendere la parola in piazza delle Carceri.
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“A Prato abbiamo bisogno delle Stato. Come Comune e Regione non riusciremo mai a contrastare certi fenomeni”, ripete il primo cittadino ai microfoni delle tv. Dietro di lui c’è una piazza commossa, gremita di bandiere di Cgil, Cisl e Uil, che sventolano in questa ennesima giornata che commemora il lutto sul lavoro. Tira vento in piazza delle Carceri. La morte della giovane Luana d’Orazio, dopo quella a febbraio di Sabri Jaballah, 22 anni, ha sconvolto la città. La piazza è piena di persone, vibra di emozione e dolore. Dalle scalinate del Castello di Federico II, il presidente della Regione guarda di sotto. “È un momento di grande commozione, se penso anche a quella creatura di 5 anni è qualcosa che mi tocca nel profondo”, dice il presidente della Regione e prosegue, “dobbiamo fare ancora di più sulla sicurezza sul lavoro, dobbiamo fare ancora di più”.
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“Dobbiamo fare ancora di più” è il mantra che si ripete in tutti gli interventi che riecheggiano nella piazza. “In questa giornata di lutto in cui si torna di nuovo su giovani vite spezzate, la colpa e la responsabilità è di tutti, tutta nostra. Del mondo politico prima di ogni altro”, Lorenzo Pancini, segretario generale Cgil di Prato, lancia l’atto d’accusa dai microfoni.
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Non ha peli sulla lingua. Rodolfo Zanieri della Uil pratese chiede “silenzio”, invece, quasi che questo potesse rifondere pensiero e riflessione. Per la segretaria generale della Uil Toscana Annalisa Nocentini l’attenzione al dopo-Covid dovrà essere altissima. “Temo che il mondo del lavoro peggiorerà e non lo nascondo. La corsa al profitto dopo una così grande crisi, potrebbe produrre uno sconquasso di coesione sociale che forse non immaginiamo. Qui la commozione è tanta, sì, ma poi passerà. Da anni come Uil lottiamo per la sicurezza sul lavoro”.
Erika Caparrini, segretaria Cisl Firenze-Prato, ha gli occhi lucidi. “Sono madre di due bambini, voglio che il futuro gli dia certezze non lutti. Quello che sta accadendo non è ammissibile”, dice. Al microfono ha preso la parola anche la madre di Sabri Jaballah, morto lo scorso 2 febbraio. Ha con sé la foto del figlio che mostra a tutti. “È una guerra, questa è una guerra”, dice con la voce strozzata. Dalle 15 il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, è a Prato. Sull’agenda dell’incontro urgente con sindaco, sindacati e prefetto c’è questo: cosa fare, le morti sul lavoro non sono più tollerabili.
Nel pomeriggio è arrivato a Prato il ministro del Lavoro Andrea Orlando, che ha presieduto in Prefettura un comitato sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Al termine dell'incontro, parlando coi giornalisti, ha detto che di fronte a tragedie come quella di Montemurlo non bastano il cordoglio e l'indignazione, "servono i fatti". Ma al di là di un generico impegno sul potenziamento dei controlli e della formazione, numeri non ne sono usciti. Il ministro ha detto che ci sarà un concorso nazionale per l'assunzione di 2.000 ispettori del lavoro e che Prato avrà la sua quota parte degli assunti.
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