Toscana
I senzatetto di Pisa riparano biciclette per tornare in pista
Quando un oggetto non funziona più, siamo abituati a buttarlo via, senza provare ad aggiustarlo. Invece nell’asilo notturno di via Conte Fazio, che ospita una ventina di senza dimora nella zona Porta a Mare a Pisa, ridare vita a qualcosa di rotto significa soprattutto far nascere nuovi rapporti, ma anche riscoprire un talento dimenticato o rispolverare una vecchia passione. Fino a creare, tutti insieme, qualcosa di unico. In questo caso delle biciclette uniche.
Alcuni ospiti dell’asilo notturno del Progetto Homeless, la "cabina di regia" dei servizi dedicati alla marginalità della Società della salute pisana, si sono improvvisati biciclettai grazie a "Ciclo e riciclo", un’attività di riparazione di biciclette pensata da Luca Gambini e Vieri Bottai, due operatori delle cooperative sociali (rispettivamente) "Il Simbolo" e "Arnera", che hanno trasformato una passione personale in un percorso educativo e di socializzazione tra persone che vivono ai margini della società.
Tutto è cominciato «lo scorso gennaio. Cercavamo un modo per far passare agli ospiti le interminabili giornate del periodo pandemico, durante il quale per motivi sanitari non potevano lasciare le strutture. Da allora ci incontriamo ogni venerdì pomeriggio», raccontano i due operatori che portano avanti questa attività come volontari. «L’impatto con i nostri assistiti è stato importante - sottolinea Gambini - perché ci riconoscono un impegno gratuito, un dono di tempo disinteressato». «Di solito - continua - noi operatori lavoriamo in coppia insieme agli ospiti sulla stessa bicicletta. Il fatto di condividere un lavoro pratico, di collaborare con una finalità tangibile, cambia il rapporto. Quello che avviene dopo è anche uno scambio di conoscenze».
Tra i sette ospiti che per ora hanno aderito alla proposta c’è infatti chi aveva già qualche esperienza in questa attività o chi invece è particolarmente bravo nei lavori manuali o con la meccanica. Quando arriva il venerdì pomeriggio, si portano all’esterno della struttura tutti gli attrezzi che occorrono, si stende un telo in terra per non perdere nulla e si comincia. Si tratta per lo più di lavori di manutenzione, rivolti soltanto ai mezzi a pedali degli ospiti della struttura e degli operatori che lavorano al suo interno: freni da riparare, catene da sostituire e così via.
A volte il lavoro sulle bici diventa un "tetris", tra pezzi da smontare e rimontare. E così, tra un telaio da disfare e una ruota da raddrizzare, si sono conosciuti per esempio Alì e Brisku. Il primo arriva dalla Tunisia, il secondo dall’Albania, anche se vivono in Italia da anni. Uno intento ad analizzare un copertone rotto, l’altro ad aggiustare i raggi. Perché alla fine le biciclette si riparano sul serio: già una decina quelle che sono state rimesse a posto in tredici pomeriggi di lavoro.
«Nei ritagli di tempo - spiega Gambini - stiamo portando avanti anche un’altra idea: con ciò che resta dei pezzi vorremmo costruire una bicicletta nuova, bella non solo dal punto di vista estetico ma anche funzionale. Il programma, ancora in lavorazione, è quello di provare a "vendere" questa bici unica, magari organizzando un’estrazione o un’asta, e con il ricavato finanziare ed allargare il progetto».
Ma questa occasione è prima di tutto «un momento conviviale e di svago, dove poter ritrovare un po’ di normalità», continua l’operatore. «Nel tempo le relazioni fra gli ospiti sono cresciute: persone che prima si parlavano a malapena adesso interagiscono fra loro non solo durante l’attività, ma anche nel resto della giornata. Uscire dalle dinamiche quotidiane, così come offrire aiuto per costruire qualcosa di vero, tangibile, può aprire nuovi canali di comunicazione. Poi c’è la sensazione di avere un ruolo e di aver speso il proprio tempo in modo costruttivo».
«Per ora "Ciclo e Riciclo" rimane un’attività interna con finalità prevalentemente di socializzazione e rivolta ai mezzi ai pedali dei nostri ospiti, ma è sicuro che abbiamo intenzione di svilupparla e farla crescere», sottolinea la presidente della SdS Pisana Gianna Gambaccini: «Da importante opportunità di socializzazione può diventare un’occasione d’integrazione sociale e, per qualcuno, magari pure lavorativa». --
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