La manifestazione
Se il politico è troppo amico delle lobby
Sulla stampa si sono lette due interpretazioni a proposito dell’anomala riconferma di Ledo Gori al vertice della Regione, ultimamente come capo di gabinetto di Giani dopo essere stato braccio destro e ombra di Enrico Rossi per vent’anni. La prima è che Gori sia stato confermato nel suo ruolo apicale, remunerato 100 mila euro l’anno, su esplicita richiesta dei conciatori sotto inchiesta e di altri gruppi di interesse, una "pressione" e un desiderio che Giani avrebbe assecondato di buon grado. A sostegno di questa interpretazione i giornali riportano le intercettazioni degli indagati. Starà alla magistratura confermare o smentire questa ipotesi.
La seconda interpretazione circolata sui giornali è che Ledo Gori sia stato "ricompensato" con questo ruolo per esser stato fra i principali promotori e ideatori di una nuova lista alle elezioni regionali, denominata Sinistra Civica Ecologista. L’obiettivo primario di Gori era togliere voti a Toscana a Sinistra, in modo da far fuori l’opposizione di sinistra in Consiglio regionale, convogliando i consensi verso Giani e la sua coalizione. Questo, aggiungo a mia volta, è stato possibile anche grazie alla "strategia del terrore" (l’espressione è dello stesso Giani) elaborata dal consulente della comunicazione di Renzi & Giani e basata sulla falsa notizia del testa a testa con la candidata leghista Susanna Ceccardi. I quotidiani hanno riportato frasi pronunciate in pubbliche occasioni da Gori che chiariva come l’intento fosse «drenare voti alla sinistra», perché votare per Toscana a Sinistra sarebbe stato "un errore".
Avendo avuto l’onore di essere il candidato presidente per Toscana a Sinistra sia nel 2015 sia nel 2020, il mio giudizio su tutta questa vicenda non è sufficientemente distaccato. Mi limito a dire che, per la verità, Gori era in buona compagnia: erano in molti ad aver interesse a tenere fuori dal Consiglio regionale i "puntigliosi" di Toscana a Sinistra, per riprendere l’espressione usata dal consigliere Pieroni (pure indagato) in una delle conversazioni intercettate. Fra questi anche tante lobby disposte a mettere a repentaglio la salute pubblica e l’ambiente per perseguire il proprio "particulare", con o senza collusioni con la criminalità organizzata.
Non so dire quale sia l’interpretazione giusta fra le due che ho riassunto, probabilmente ci sono elementi di verità in ciascuna, forse ci sono ulteriori motivi che hanno portato alla riconferma di Gori, come la sua profonda conoscenza della macchina regionale e la sua sterminata rete di relazioni. Si tratta di motivazioni che non necessariamente si escludono l’un l’altra e che anzi possono sommarsi.
Quel che è certo è che quando cambia il presidente di una Regione cambia sempre anche il suo capo di gabinetto. Ma stavolta non è accaduto. Ciò significa almeno due cose: la prima è che Gori, nel bene e nel male, è una figura chiave della politica toscana. Nell’ombra incarnava la continuità da Rossi a Giani. Lo stesso Marco Stella, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, da molti considerato un "gianiano", ha ringraziato pubblicamente Ledo Gori nell’ultima seduta consiliare (e Giani ha apprezzato: «Ha fatto bene Marco Stella a ringraziare Gori per il lavoro fatto in questi anni»).
La seconda è che in Italia servono urgentemente sia una legge per il controllo e la regolazione dell’attività di lobbying, sia una nuova normativa sulle nomine politiche degli alti funzionari. È incredibile che i sindaci o i presidenti di Regione abbiano un limite di due mandati mentre i politici "ombra" possono essere nominati e gestire la macchina istituzionale potenzialmente all’infinito.
«Perché non siamo stati capaci di impedire che uno come Ledo Gori abbia potuto restare per venti anni e passa alla guida della macchina della Regione Toscana?», ha giustamente commentato il direttore del Tirreno, «dovremmo cominciare a pensare che nessuno possa detenere un potere di gestione così a lungo. E che nessun sistema di aggiramento delle regole - come quello messo in piedi per le concerie - possa pensare di spingere per far restare dove è il Gori di turno, in un posto dove si pensa che possa essere una garanzia di favori e scorciatoie. Questo al di là delle reali responsabilità di Gori nel giro di favoritismi per lo smaltimento irregolare dei fanghi». --
*capogruppo Toscana a Sinistra
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