Il Tirreno

Toscana

il dibattito

Rifiuti e tari, quando i conti non tornano

Fabio Del Nista*
L’inceneritore di Livorno
◗
L’inceneritore di Livorno

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L’interessante dibattito che si è registrato ultimamente sulle pagine del nostro quotidiano Il Tirreno, a proposito del termovalorizzatore di Livorno, mette in evidenza la correlazione esistente e imprescindibile tra le problematiche ambientaii e quelle tecnologiche ed economiche.

Legato all’aspetto economico c’è quello della organizzazione industriale, dalla quale dipende la dinamica impositiva/fiscale determinata dalle scelte di smaltimento dei rifiuti. A tal proposito risulta interessante rilevare che i dati del 2020, riferiti proprio allo smaltimento dei rifiuti, evidenziano in Italia (anche a seguito dell’emergenza Covid) un rallentamento significativo nella produzione di rifiuti. Ciononostante, in molti comuni italiani si è avuto un aumento della Tari (la relativa tassa), che nel 2020 ha complessivamente raggiunto i 10 miliardi, con un aumento dell’80% negli ultimi dieci anni.

Da ciò risulta disatteso il fondamentale principio di corrispondenza tra produzione di rifiuti e tariffa applicata. E resta anche sostanzialmente inapplicato il nuovo metodo tariffario stabilito dalla autorità nazionale di regolazione (Arera). L’80% dei Comuni capoluoghi non ha provveduto ad adottarlo e, tra quelli che l’hanno fatto, si è registrato un aumento della tariffa di circa il 4% nel 2020.

La cosa appare curiosa ove si consideri che sempre nel 2020 il calo della produzione rifiuti è stimato in oltre cinque milioni di tonnellate, quasi ci stessimo virtuosamente avviando verso il mitico traguardo dei rifiuti zero. La cosa interessante è che, a fronte di un calo complessivo dei rifiuti, si registra una differenziazione tipologica degli stessi, con incrementi significativi di carta, cartone, plastica e polistirolo dipendenti dalla crescita dell’e-commerce e connessi ai relativi imballaggi. Materiali, questi ultimi, ormai consolidati nella pratica del riciclo, recupero e riuso e pertanto valorizzabili in termini economici e in teoria meno impattanti sui costi finali dello smaltimento.

Ma se questa è la realtà, mal si concilia con l’aumento continuo della Tari negli ultimi dieci anni. Appare allora evidente la mancanza di una programmazione, almeno regionale, in termini di smaltimento rifiuti. Risulta allora auspicabile il ricorso a una politica industriale di settore che, utilizzando gli strumenti tecnologici a disposizione, risolva il conflitto tra un’opzione ambientale troppo spesso ammantata di ideologia e la necessità di fare del rifiuto una opportunità industriale ed economica.

In poche parole si segua la via che, garantendo efficienti servizi ambientali alla città, elimini la barbara trasmigrazione dei rifiuti verso i paesi più poveri o, per quanto riguarda quelli del Nord Europa, più pratici ed efficienti.

In conclusione si avvii anche in questo campo una politica di investimenti industriali adeguati per qualità ambientale e per risultato operativo e, nel tempo, si potrà avere una riduzione della Tari. --

*circolo culturale Il Centro - Livorno

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