La manifestazione
Le analogie con la crisi di un secolo fa
Guardando a quello che è avvenuto nell’ultimo decennio nei mercati finanziari mondiali e in particolare a quello statunitense che tutti li domina, non pochi economisti si stanno domandando se non stia per arrivare una crisi analoga a quella che ebbe luogo un secolo fa proprio negli anni 20. Molto significativo al riguardo è un recente intervento del Premio Nobel Robert J. Schiller il quale, a differenza di molti suoi colleghi, che vedono solo le formule matematiche come possibili strumenti di analisi, ritiene, senza esplicitamente dirlo, che la storia è maestra della vita.
Cento anni fa, dal settembre 1919 allo stesso mese di 10 anni dopo, il rendimento dei titoli azionari, calcolando anche i dividendi distribuiti, fu mediamente del 20% annui. Questo, ovviamente, spingeva tutti, incluso chi disponeva di modesti risparmi ad acquistare azioni, anche se la Federal Reserve aveva ammonito sui possibili eccessi. Ovviamente l’orizzonte temporale entro il quale si assumevano le decisioni era molto breve. Le cronache dell’epoca raccontano che un noto cantante aveva ammonito il pubblico con una canzone in cui raccontava di aver avuto il consiglio di acquistare alcune azioni, di averlo fatto vendendo la sua camicia e i suoi calzini, ma che poco dopo il mercato era scoppiato. Uno scoppio molto consistente: tra il 1929 e il 1932 il crollo fu del 77%. La situazione attuale sembra meno esplosiva. Invece del menzionato rendimento del 20% annuo che faceva molto appetibili gli acquisti anche da parte dei non abbienti, nella decade precedente il marzo di questo 2021 il rendimento reale, cioè tenuto conto dell’inflazione, delle Borse americane è stato del 12% annuo.
Di sicuro molto attraente rispetto ad altri possibili impieghi, dalle obbligazioni ai conti correnti bancari, per chi guarda solo all’oggi e non si preoccupa di approfondire il futuro. Certo, molti analisti sono preoccupati e non lo nascondono. Secondo Shiller non vi è alcuna particolare ragione per prevedere un crollo simile a quello del 1929. Il governo e la Federal Reserve si sono mostrati molto migliori dei loro predecessori nell’evitare recessioni prolungate. Tuttavia a suo parere: «Non dobbiamo sorprenderci se le nostre poco confortevoli sensazioni nei riguardi dei mercati finanziari crescono tanto da condurci alla fine a un consistente declino dei mercati azionari». Schiller è notoriamente un economista progressista con poca fiducia nei mercati finanziari, ma questo non ci deve indurre a non prestare la dovuta attenzione ai suoi allarmi. Soprattutto è necessario fare scelte che prendano in considerazione il futuro non troppo vicino. Non è di sicuro facile sia perché è istintivo guardare all’immediato sia perché fare previsioni comporta conoscenze non comuni. È, invece, quello che è necessario. Sarebbe compito di una buona politica mettere incentivi e regole per gli intermediari finanziari che vadano in questa direzione. Le crisi finanziarie provocano danni così forti per tutta l’economia che è opportuno battere nuove strade. --
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