Sicurezza
Gli ex di Lotta Continua senza vergogna
Mi ha molto colpito, ancor più che commosso, la testimonianza che Mario Calabresi ha reso sere addietro a "Piazza Pulita", il settimanale de La7 condotto da Corrado Formigli, a proposito dell’arresto in Francia dei terroristi italiani che da quaranta e passa anni godevano, in particolare a Parigi, di una complicità politica garantita dalla cosiddetta "dottrina Mitterand". Alcuni dei quali, a cominciare da Giorgio Pietrostefani, direttamente coinvolti nell’omicidio del padre Luigi, commissario di polizia in quei tragici primi anni Settanta passati alla storia come gli "anni di piombo" con un bilancio di 480 vittime. Una guerra.
Non è la prima volta che lo fa, lo ha scritto anche in un suo memorabile libro, "Spingendo la notte più in là", ma stavolta Mario Calabresi ha superato perfino se stesso in una straordinaria prova di umanità nei confronti di chi gli ha tolto a colpi di pistola sparati a bruciapelo l’affetto più caro. Ma anche di fermezza e di rigore nel desiderio di verità su quella tragica pagina di storia italiana che gli stessi terroristi non hanno mai restituito alla memoria collettiva. Neanche in interminabili trafile giudiziarie, di un garantismo mai visto applicato soprattutto nei confronti di Adriano Sofri.
Calabresi, per chi non lo ha ascoltato in diretta lo può fare con il video disponibile on line, ha risposto in modo magistrale all’arroganza, mai sopita, dello stesso Adriano Sofri che sul "Foglio" aveva così commentato l’arresto deciso da Emanuel Macron dei suoi "compagni" di quegli anni insanguinati: «Li hanno arrestati, ma ora cosa ve ne fate?». Ce ne facciamo, se e quando verranno davvero riconsegnati alla giustizia italiana, cosa alla quale Calabresi per primo non crede, che le loro parole di oggi possano, con la complicità del tempo trascorso, restituire ciascuno per la propria parte almeno un tassello di verità. Per formare, ha sottolineato il giornalista e scrittore, il mosaico incompiuto di quel mondo, sostanzialmente il mondo di "Lotta Continua", popolato di figure che dell’ambiguità hanno poi fatto negli anni a seguire occasione di carriere e fortune personali.
Tanti, infatti, sono gli ex militanti dell’epoca che hanno conquistato posti di grande potere, privilegio, e conseguente benessere, nella politica (Boato, Capanna, Manconi, Guelfi e molti altri), nella cultura accademica, Cacciari, Della Loggia, Erri De Luca e, soprattutto nel giornalismo. Tutto giornalismo di vertice, come nel caso di Liguori, Ferrara, Mughini, e tutti con carriere esaltate soprattutto nella stagione e nelle aziende di Berlusconi. O come Paolo Mieli, due volte direttore e ancora oggi, settantaduenne, editorialista di punta del "Corriere della Sera", autore di programmi Rai con quel che segue in immagine e soldi, tanti soldi. Di sicuro più appaganti degli espropri proletari. Significativa la coincidenza con Calabresi: entrambi hanno diretto "La Stampa" di Torino. Poi il figlio del commissario ucciso è approdato al vertice di "Repubblica" fino al 2019, quando l’allora editore De Benedetti decise di sostituirlo con Carlo Verdelli. Ecco, da due anni, uno dei migliori giornalisti italiani in circolazione, non so quanto per sua scelta personale, a 51 anni, ventuno meno di Mieli, non ha trovato più un posto degno del suo profilo professionale nel sistema mediatico nazionale. Infatti largamente compromesso.
Ma almeno Mieli, traballando visibilmente di imbarazzo di fronte alla gigantesca statura morale di Calabresi, nel riconoscere la sua esperienza di complicità politica e intellettuale con gli esponenti di quella "Lotta Continua", ha avuto il buon gusto di pronunciare la fatidica frase: «Mi vergogno».
Visto che tutti sono sostanzialmente concordi nell’individuare nel gesto di Macron un significato poco più che simbolico e che i terroristi arrestati, peraltro già liberati dopo appena 24 ore e rimessi ai soli domiciliari, forse non ritorneranno mai in Italia, sarà almeno interessante, anche se ben poco utile al "mosaico di verità" auspicato da Calabresi, vedere quanti di tutti quelli che, sulle ceneri peraltro calpestate di "Lotta Continua" hanno vinto il terno al lotto della vita, pronunceranno la stessa battuta di Mieli in diretta tv. Auspicabilmente prima che, fallita ancora una volta la giustizia degli uomini, arrivi quella di Dio. Peraltro già molto indulgente vista l’età media dei coinvolti nella storia. Ma tanto molti di loro neanche ci credono. O così dicono. --
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