Trasporti
Caso Serinper: «Quella è feccia». E il dem tace
Massa, così si esprimevano i gestori dell’accoglienza. L’intercettazione imbarazza Bugliani
MASSA CARRARA. L’11 febbraio 2019, alle 12 e 43, nella stanze della cooperativa sociale apuana Serinper – che ha come missione l’accoglienza di bambini e madri disagiate – si parla degli ospiti stranieri delle strutture e si dice che «facendo prendere la residenza a troppi» si riempirebbe di «feccia» la città. A quel tavolo, nell’ufficio di Carrara – secondo quanto è messo nero su bianco dai carabinieri nelle 27 pagine di intercettazioni sulla vicenda Serinper – è seduto anche il consigliere regionale del Pd Giacomo Bugliani. Che di fronte alle parole pronunciate da un esponente della coop non fa una piega. Anzi, si impegna a portare la questione in Regione. È questo uno dei passaggi chiave del mini dossier consegnato alla stampa dal dirigente provinciale di Forza Italia Gianni Musetti.
Un altro passaggio è datato 30 agosto 2019. Negli atti si parla di una telefonata fra Alessio Zoppi, presidente della Serinper, e lo stesso Bugliani. Al centro della conversazione un emendamento, necessario a “far passare” una struttura della Serinper da sociale a sanitaria (in grado di accogliere cioè anche persone affette da disabilità). «La questione è sotto controllo a Firenze», così il consigliere dem nella trascrizione della telefonata. Quell’emendamento in Regione non è mai passato, e questo spiegherebbe l’assenza del consigliere apuano dal registro degli indagati. Il consigliere regionale, interpellato dal Tirreno, non rilascia alcuna dichiarazione. Restano le parole, quelle dette e quelle non dette, come in quel tavolo in cui gli stranieri ospiti delle strutture sono state chiamati “feccia”.
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Sullo sfondo, una pagina poco edificante della recente storia massese, quella di una cooperativa, la Serinper, che – secondo la ricostruzione accusatoria – avrebbe lucrato con la gestione di strutture protette per minori e case di accoglienza per famiglie disagiate, presenti soprattutto in Lunigiana. Creando allo stesso tempo un «sistema corruttivo» che prevedeva «la metodica assunzione di parenti e amici di funzionari pubblici, tra cui quelli addetti al controllo del settore», per eludere le ispezioni. La procura di Massa Carrara l’ha denominata operazione “accoglienza” anche se di “accogliente” c’è davvero molto poco. Il prossimo 3 giugno l’udienza davanti al gup, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio per undici indagati eccellenti: ci sono i vertici della cooperativa, ma anche un sindaco, funzionari, assistenti sociali. E, ieri, arriva il dossier sul consigliere del Pd. Lo ha divulgato, mettendo insieme atti e intercettazioni, Musetti, 36 anni, una vita politica che lo ha annoverato anche fra i fondatori per partito trumpiano in Toscana. Oggi dichiara senza mezzi termini: «Le intercettazioni le ho avute da un avvocato, le tiro fuori oggi perché questa è una questione politica. I “miei” di Forza Italia sono stati massacrati da questa storia, un nostro sindaco (Filippo Bellesi) è finito ai domiciliari e il presidente del consiglio comunale di Massa, Stefano Benedetti, è stato inguaiato per una telefonata. Perché il consigliere del Pd non è stato indagato? Siamo pronti a rivolgerci al Consiglio superiore della magistratura. Lui, intanto, dovrebbe almeno dimettersi dalle commissioni di cui è presidente». —
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